La Brexit (o no?)
sarà sotto
l’albero di Natale

I giornali britannici l’hanno subito chiamato Brexmas, un Natale dominato dalle elezioni politiche anticipate del 12 dicembre, fissate con una legge approvata con 438 voti contro 20. È la prima volta nella storia che una votazione nazionale si tiene nell’ultimo mese dell’anno e in Rete si sprecano le vignette in cui l’elaborata preparazione del pudding deve essere sospesa perché la famiglia deve andare a votare. Un meme, con un contenuto che ha monopolizzato l’ironia sul web, preconizza che, dovessero vincere i conservatori, i film di James Bond dureranno venti minuti di più perché “esotici e risentiti ufficiali dell’Unione europea” se la prenderanno comoda a controllargli documenti e valigia.

Sondaggio a sorpresa della BBC

Per il professor John Curtice, docente di scienze politiche all’università di Strathclyde, membro della Royal Society di Edimburgo, le elezioni lasceranno il Regno Unito nell’Unione Europea o stabiliranno in ogni caso una solida relazione con Bruxelles. Insomma, parrebbe che, per quanto volatili siano i sondaggi, si sia interrotta la spirale dei nulla di fatto e, se necessario, un referendum sarà l’ulteriore passo successivo per fare chiarezza. A sorpresa, la Bbc pubblica la ricerca di Ipsos, che delinea una netta maggioranza di remainers in caso di pubblico quesito, 50 per cento contro il 41 per cento, con un margine non alto di astensione.

In definitiva, al di là delle proprie intenzioni, almeno in apparenza, Boris Johnson ha spezzato l’incantesimo che legava il Regno Unito a un litigioso limbo tanto in patria che nell’Unione Europea, con spinte e umori sempre diversi.

Le posizioni dei partiti

Va detto che alle cinque settimane di campagna elettorale i partiti erano pronti da tempo, con slogan e video che stanno già circolando. Le posizioni sono consolidate. Per i conservatori “fare la Brexit” è la parola d’ordine, le elezioni sono raccontate come un “match cittadini contro Parlamento”. Molti membri del partito, tuttavia, sono nervosi sulla scommessa natalizia di Johnson, che potrebbe subire perdite non da poco a favore dei Lib-Dem o, all’altro estremo, del partito di Farage.

I laburisti sono per una relazione stretta con gli altri ventisette membri dell’UE, un trattato di uscita morbido da sottoporre ai cittadini con un referendum. Il Labour è l’incontestato vincitore della prima offensiva mediatica: sulle note di Invincible del rapper statunitense Jonezen, il video del team Corbyn ha avuto finora un milione e duecentomila visualizzazioni. Per ora i sondaggi danno il partito parecchio indietro rispetto ai conservatori, ma può accadere di tutto, secondo tutte le agenzie specializzate.

Il piccolo ma influente Partito nazionale scozzese, di orientamento socialdemocratico, è per restare in Europa e annuncia un nuovo referendum per lasciare il Regno Unito se vi dovesse essere un’uscita, in qualunque forma, dall’Unione europea.

I liberal-democratici, dati dai sondaggi in costante ascesa, sono a loro volta per restare in Europa e per l’immediato ritiro della richiesta di abbandono (l’articolo 50). Sostengono da sempre un secondo referendum sulla Brexit, considerando il primo “un’opaca e mendace operazione politica per dare un colpo al nostro Paese”, insomma quasi un colpo di Stato non riuscito grazie alla testarda resistenza del Parlamento.  La leader Jo Swinson ha confermato che ritiene sia Boris Johnson che Jeremy Corbyn inadeguati e si augura di negoziare con altri leader la formazione del nuovo governo.

Il Brexit Party di Nigel Farage spera di scippare voti ai Laburisti nelle roccaforti rosse in Inghilterra settentrionale, nella costa del Kent e nelle Midlands, ma i suoi strateghi lavorano anche per erodere voti conservatori.

I costi della campagna elettorale

Le campagne elettorali costano molto: i Tories, che si preparano alle elezioni fin dall’estate, hanno raccolto cinque milioni di sterline in tre mesi. Nello stesso periodo, i laburisti hanno ricevuto due milioni, ma dal 2017 i sindacati hanno sempre rimpinguato le casse del partito. I lib-dem sono meno ricchi, con quattro milioni e duecentomila sterline raccolti in un anno, ma contano su un’organizzazione che mobilita i consensi in modo capillare e in ogni strato sociale.

Tutti i partiti promettono che parleranno anche delle emergenze sociali ed economiche, e non solo di Brexit, ma tutto sembra subordinato alla grande questione della posizione del Regno Unito in Europa.

Cosa dicono i media del Nord? Il tedesco Die Welt afferma “che tutti i sondaggi danno avanti i conservatori, mentre Jeremy Corbyn offre solo incertezze…Sono gli estremisti della Brexit che potranno dar filo da torcere a Johnson: i lib-dem, remainer a oltranza, oppure Farage, del tutto contrario all’Unione Europea”. In Svezia, il quotidiano Svenska Dagbladet osserva come il primo ministro “rischi tutto in uno storico voto d’inverno. I conservatori conducono i sondaggi, esattamente come nel 2017, quando persero alla grande”. Nei Paesi Bassi il Volskrant si dice certo che sarà “la campagna elettorale più dura, più sporca e divisiva della storia moderna britannica”. Nessuno spirito natalizio in questo duello finale.