La bocciatura di Milano
e un sorteggio ridicolo

Anch’io sono rimasto colpito dalla bocciatura di Milano. L’Europa non ha scelto Milano, al contrario di alcune persone, i ritratti delle quali sono diventati manifesti dispersi un po’ ovunque nelle vie del centro, che recitano orgogliosamente la loro convinta fedeltà: “Ho scelto Milano”. Persone celebri immagino che purtroppo non conosco, fatta eccezione per l’ex caporedattore dell’Unità ai tempi di Veltroni ed ora direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, risalito al Nord dalla nativa Ciociaria. “Ho scelto Milano” nel lapidario slogan sa di coraggiosa rivendicazione delle qualità milanesi.
Non so quali, anche se Milano qualità ne possiede. Il manifesto non aggiunge però altro, laconico, oltre che, alla luce dei fatti, iettatorio, perché chi conta davvero ha scelto Amsterdam, bella città dei canali che si può vantare d’avere ospitato fino alla morte Rembrandt, celebre anche non troppi anni fa per la sua liberalità in fatto di commercio d’erbe particolari (che indubbiamente di qualche rapporto con i “farmaci” possono godere).

Io non ho scelto Milano. Mi ci sono ritrovato un po’ per caso. Mi potrei definire un immigrato di seconda generazione, dal momento che i miei venivano dal Friuli, ai loro tempi una tra le regioni più povere d’Italia. Altri hanno scelto Milano: filippini, cinesi, egiziani, cingalesi, peruviani… I residenti stranieri a Milano, alla fine del 2015, erano quasi 260mila, il diciannove per cento della popolazione cittadina. Bisogna aggiungere gli altri, richiedenti asilo, clandestini, regolari cittadini dell’Unione europea senza una dimora, accampati in tendopoli… Si supera il venti per cento. Mi risulta che vivano a Milano anche quattrocento olandesi e persino un cittadino di Saint Kitts e Nevis, isolette delle Antille, immagino paradisi fiscali.
Credo che nessuno, italiano o immigrato, sappia che cosa faccia l’Agenzia del farmaco. Abbiamo letto che con l’Agenzia del farmaco sarebbero arrivati a Milano ottocento dipendenti e famiglie, un miliardo e mezzo di euro sotto varie voci di indotto, prestigio e gloria internazionale, ristoranti strapieni, affitti alle stelle, uffici, auto, eccetera eccetera.
L’Europa non ha scelto Milano. Per essere precisi un bussolotto non ha scelto Milano. L’Agenzia se la sarebbero potuta giocare ai dadi Sala e il sindaco di Amsterdam. O a bocce. O a scherma: sciabola, fioretto, spada, a preferenza.
Credo che l’Europa non abbia soprattutto scelto se stessa. Giocarsi una carta di natura economica in quel modo mi pare trascini nel ridicolo un’istituzione, un gigante istituzionale, al quale non mancano risorse e competenze per studiare un “caso” e decidere secondo parametri certi. Neppure una partita di calcio si risolve per sorteggio, anche la “lotteria dei calci di rigore” non è segnata dalla cattiva o dalla buona sorte, ma dalla abilità, dall’intelligenza, dal temperamento, cioè dai piedi buoni e dalla classe. Nell’Europa, terra madre del razionalismo, ci si affida al fato, al volo dei corvi o delle colombe come si usava nell’antica Grecia di Omero.

C’è il rischio di sentirsi antieuropei alla Salvini. Permettetemi almeno di esprimermi contro una ricchissima burocrazia maneggiona e trafficona e contro una politica che non sa esprimere con trasparenza un orientamento e vota in segreto. Qualcuno ha spiegato che per Milano non sarà comunque la fine del mondo e che un miliardo e mezzo di euro in fondo è poca cosa rispetto ai duemila miliardi del prodotto interno lordo (1834 miliardi di previsione per il 2018). Potremmo aggiungere che l’Italia, malgrado la faccia di successo della sua ex capitale morale (Milano appunto), dopo l’Expo e con i suoi grattacieli, non offre poi tante garanzie di solidità, di rigore, di stabilità, con un governo moribondo e una prospettiva elettorale che mette paura, che la Spagna ci ha tradito, che chissà quali macchinazioni hanno pesato contro di noi, che la fortuna ci ha voltato le spalle (la seconda volta dopo l’eliminazione dai mondiali con la Svezia).

Da milanese, ipercritico nei confronti della sua città, mi sento deluso: mi sarebbe piaciuto vedere Milano alla prova dell’Ema. Ma di più mi ha deluso l’Europa, per via di quella soluzione, per via di quanto ha condotto al colpo finale. Mi sono ritrovato ancora in serie B, sapendo che un’Europa sta in alto, al nord, e un’altra sta quaggiù, affacciata alle sponde del Mediterraneo, il mare che ogni giorno e ogni mese centinaia di migranti cercano di attraversare, illudendosi anche loro che un mondo giudicato civile, democratico, libero, laico, opulento, li possa aiutare.