Guarire leggendo Harry Potter,
se la biblioteca diventa terapia

La biblioterapia è una tecnica terapeutica integrata in psicoterapia, praticata attraverso la lettura scelta e guidata di libri di diverso genere, che ha, pertanto, obiettivi curativi, educativi e formativi. Nata negli Stati Uniti d’America agli inizi del ‘900, è stata introdotta in Italia da Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta dall’esperienza consolidata.

Siamo sempre stati convinti che un buon libro sia “un compagno di viaggio per tutta la vita” ma che potesse essere considerato tale anche in ambito medico-scientifico è stata una piacevole sorpresa. Può essere davvero un valido supporto in psicoterapia? Rosa Mininno parla piuttosto di intervento psicologico. La biblioterapia è una tecnica integrata in psicologia e in psicoterapia. “Quando alcuni miei pazienti dicono: mi prende l’ansia, io li correggo; l’ansia non è qualcosa di esterno, una nube tossica che invade lo spazio vitale della persona; l’ansia è una risposta comportamentale ed emotiva che la persona mette in atto drammatizzando una situazione della quale sopravvaluta la pericolosità; significa che il paziente può recuperare la capacità di intervenire sui propri comportamenti, sulle proprie cognizioni, convinzioni ed emozioni, mantenere, cioè, un ruolo attivo”. La salute, infatti, ci spiega Rosa Mininno, è un equilibrio dinamico tra aspetti psichici, fisici, sociali. Non è semplicemente l’assenza di una malattia, fisica o psichica.

Un libro per tutti

In 40 anni di attività Rosa ha conosciuto la realtà dura della psichiatria, dopo essere entrata nel mondo della professione agli inizi degli anni ’80, durante il rivoluzionario e delicato passaggio dai manicomi ai servizi territoriali. “La Legge Basaglia e la sua applicazione – racconta Rosa Mininno – hanno rappresentato un bel momento storico, oltre che un approccio diverso alla malattia psichica. All’epoca eravamo circa 300 psicologi a Roma e provincia. Io lavoravo nella provincia romana, nel Centro di Salute Mentale di Tivoli in ambulatorio ed ero a capo dell’equipe prevenzione”. Significava lavorare sul territorio anche con le famiglie dei pazienti, fare visite domiciliari per capire il contesto, vigilare sulla tenuta della famiglia stessa. Una bella sfida per una giovane psicologa, che continuava nel frattempo a studiare e a specializzarsi, frequentando un corso di Ian Falloon, psichiatra neozelandese, che aveva scritto molti libri di psicoeducazione e che le chiarì ulteriormente l’importanza della cura domiciliare e la riduzione dell’ospedalizzazione, grazie anche al coinvolgimento dei familiari.

Rosa Mininno

Proprio con Falloon la biblioterapia si rivelò una utile tecnica d’intervento, si apriva a Rosa un mondo; i casi analizzati dimostravano che funzionava, e non solo come cura della depressione. Il passo successivo fu quello di “sdoganarla” anche in Italia, creando il primo sito dedicato e iniziando ad applicarla in vari ambiti, anche quelli educativi e formativi.

“In Italia non se ne parlava ancora. – ci spiega -. Avevo trovato un paio di articoli, dei quali uno era di Umberto Eco, ma niente di più. Nei Paesi anglosassoni, in America, era già molto conosciuta e diffusa, oggi se ne parla di più anche in Italia. Io personalmente la uso sia con i miei pazienti che nella formazione degli operatori e in ambito educativo, come ad esempio, nei casi di bullismo. Ho così potuto sperimentare come la lettura di Harry Potter riesca a sviluppare l’empatia e a formare adolescenti più aperti e accoglienti”.

La cura della creatività

La nuova frontiera della biblioterapia sono i pazienti oncologici, e non solo. Rosa Mininno è anche l’ideatrice del progetto Cento libri in movimento. Ha avuto in donazione 600 libri. Una parte andrà in Sicilia per i malati di Alzheimer, altri sono andati al day hospital oncologico di Tivoli, altri saranno inviati in altre regioni, se sarà possibile. Con questo tipo di malati i risultati sono stati sorprendenti. Si scelgono i testi a seconda della patologia del paziente o del gruppo, possono essere saggi, romanzi, teatro, poesia, autobiografie, diari; dopo la lettura, avviene l’elaborazione critica dei contenuti; si fanno emergere le emozioni, i pensieri, le analogie o i contrasti con la storia personale e si fa seguire una fase creativa, che può consistere nella scrittura, nel disegno o nella musica. “Alla fine – dice la psicologa – è la creatività che aiuta ad uscire da situazioni difficili. E, anche quando non se ne esce definitivamente, può essere efficace nella stabilizzazione dei sintomi”. Noi, come lettori, lo avevamo intuito.