La battaglia degli indigeni dell’Artico
per difendere la loro pesca dei salmoni

Si legge nel vocabolario della lingua italiana Treccani: indìgeno agg. [dal lat. indigĕna, comp. di ĭndu (= in-) e -gena (v. -geno)]. – Che è nativo e originario del luogo. Comunem. si dice di popolazione (o dei singoli individui che la compongono) che, a quanto è noto, risulta essere sempre esistita in un dato territorio e non immigrata: quindi sinon. di aborigeno, autoctono, nativo. Il termine è stato usato spec. con riferimento alla colonizzazione europea, per indicare i nativi dei luoghi occupati, in opposizione ai colonizzatori e conquistatori europei.
I popoli indigeni hanno molti tipi di problemi specifici dell’essere indigeni. Molti dei problemi sono stati creati agli indigeni dai colonizzatori, ovviamente. È uno dei motivi per i quali le Nazioni Unite hanno creato il 28 luglio 2000 un Forum permanente per i problemi delle popolazioni indigene. Ne è attualmente presidente dal 22 aprile 2019 Anne Nuorgam, donna politico finlandese Sámi membro del parlamento Sámi della Finlandia dal 2000. La popolazione Sámi vive in parte anche in Lapponia e arriva dal Circolo polare artico svedese alla Norvegia, dalla Finlandia alla Russia. I Sámi sono una delle popolazioni indigene rimaste al mondo con lingua, cultura e costumi diversi dalle società in cui vivono. Il nome “lapponi” è stato dato a questo popolo dai coloni svedesi, quindi i Sámi stessi preferiscono essere chiamati con il loro proprio nome. Un film del 2016 “Sámi Blood” della regista Sámi Amanda Kernell ha raccontato la lotta per cercare di far sopravvivere la propria lingua e le proprie tradizioni nel XX secolo, quando i Sami erano misurati e catalogati come indigeni estranei alla loro propria terra.
Anne Nuorgan era presente al primo incontro dedicato alle conoscenze tradizionali e tecniche di pesca indigene nella regione artica. Incontro che si è svolto a Roma, alla FAO, focalizzando sui cambiamenti climatici, la gestione delle risorse naturali e la sostenibilità, in particolare i metodi tradizionali di alimentazione. Erano presenti Sámi dalla Russia, Norvegia, Finlandia, Svezia, Inuit (eschimesi) dal Canada e dalla Groenlandia (ancora parte della Danimarca, malgrado le mire di Trump). Vi erano esperti dei vari settori compresi i rappresentanti dei pescatori e dei cacciatori Erapresente anche il Chief Gary Harrison capo del Chicklook Village Traditional Council, in Alaska, (abitanti 310 nel 2010) delle etnie indigene Ahtna e Dena’inaAthabaskan e Tonnes “kaka” Berthelsenm della associazione di pescatori e cacciator della Groenlandia.
Alcuni dei temi trattati: come le esperienze indigene e i metodi tradizionali possono rappresentare una soluzione ai problemi di sostenibilità per la caccia e la pesca, garantendo l’accesso al cibo alle popolazioni locali. Il problema drammatico del cambio climatico: un grado di cambiamento di media sulla terra significa un aumento reale di 4 gradi al circolo polare. Le previsioni che dicono di un aumento di 2 gradi in media, porteranno ad un disastro l’ambiente artico e le popolazioni che ci vivono ed i problemi sono già cominciati. Un grande problema sono i salmoni allevati in enormi recinti nell’oceano. Solo l’ultimo anno ne sono fuggiti 500.000. Si calcola che siano milioni i salmoni allevati fuggiti negli ultimi anni. Con rischio di inquinamento dato che molti allevamenti utilizzano antibiotici. Inoltre alcune delle razze allevate sono predatrici e possono distruggere come in parte sta avvenendo i salmoni indigeni. Stanno verificandosi già fenomeni di risalita dei fiumi da parte di salmoni non indigeni allevati.
Alcuni paesi hanno sottoscritto accordi con le popolazioni indigene inserendo nella loro costituzione le lingue e le tradizioni autoctone considerandole parte integrante del patrimonio non solo culturale ma anche economico del paese, per esempio il Canada. Ovviamente sono segnali che l’incontro a Roma servirà a diffondere per partecipare alla difesa di piccole popolazioni che abitano in sterminati territori e sono abituate ad avere uno sviluppo sostenibile delle loro attività. Come è stato detto alla conferenza, sono 7.000 anni che i Sami cacciano salmoni nei fiumi dell’artico. Hanno una grande esperienza. Ed hanno sviluppato delle tecniche per tenere sotto controllo i predatori selvatici dei salmoni (non avevano pensato a quelli che sarebbero stati allevati!). Solo che alcuni paesi hanno deciso di considerare non solo illegali queste pratiche ma anche criminali. La presidente Sami del Forum dei popoli indigeni Anne Nuorgam ha raccontato dell’ultimo caso di contenzioso tra le popolazioni Sámied il governo nazionale della Finlandia.
Il governo ha deciso di introdurre una licenza di pesca per i salmoni, e la richiesta andava fatta in rete. Risultato:migliaia di licenze acquistate da stranieri, molti Russi. I Sámi si sono rifiutatati di partecipare a questa operazione e sono andati a pescare nei loro fiume senza licenza per provocare l’intervento dei giudici. Il primo tribunale ha dato ragione ai Sámi, i giudici hanno affermato chiaramente che nella costituzione Finlandese si afferma che i popoli indigeni hanno il loro pieno diritti di portare avanti le loro tradizione, tra le quali la pesca al salmone e non devono chiedere alcuna licenza.
Il governo aveva proposto di assegnare delle licenze gratuite ma i Sami si sono detti contrari. La battaglia sarà lunga, prima che si trovi una soluzione che tenga pienamente conto delle tradizioni dei Sami e salvaguardi il loro modo di vivere e di salvaguardare la natura. Non sono loro che allevano salmoni.
Come si vede, la vita degli indigeni continua a creare problemi, e non stiamo parlando di Bolsonaro.