La battaglia contro
il Recovery Fund
e i falsi patrioti

Martedì scorso alla riunione dei ministri delle Finanze dei paesi dell’euro (Ecofin), l’opposizione al Recovery fund (Next Generation Eu) di Ursula von der Leyen si è articolata. Olanda, Austria, Danimarca, Svezia vorrebbero che nel Nge ci fossero più prestiti e meno fondi perduti restituibili in meno anni. Sulla stessa lunghezza d’onda la Finlandia. Il ministro ungherese Mihaily Varga ha detto che il piano è ingiusto “perché in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud”. E tra questi, com’è noto, c’è l’Italia.

Lo scontro tra due idee di Europa

Siamo solo all’inizio dello scontro fra questi paesi e il resto d’Europa. In ballo, oltre ai soldi, c’è una visione confederale e gretta dell’Europa contro una potenzialmente federalista e solidaristica e, per ciò che riguarda Orbàn, democratica e liberale.

Fra gli Stati critici se non ostili al Recovery fund, in tutto o in parte, ce ne sono di governati dal centrosinistra (Svezia e Finlandia) e altri dal centro o dal centrodestra (Olanda, Austria) accomunati dalla preoccupazione che i soldi dati anche da loro vadano a paesi (l’Italia) non in grado di impiegarli come si deve. E’ la sindrome, si potrebbe dire, del night club: ti do i soldi ma tu invece di utilizzarli mettendo ordine a casa e in famiglia, a cominciare dall’evasione fiscale, te li vai a spendere in sciantose e champagne.

La “sindrome del night club”

Anche all’interno di questi paesi, però, ci sono i sostenitori del Recovery fund o anche solo dei non propensi a opporsi alla Germania come il ministro delle finanze dell’Olanda Hoekstra. Qualche giorno fa la stessa premier danese, quindi di un paese cosiddetto “frugale”, la socialdemocratica Mette Frederiksen, pur contraria alle sovvenzioni e pur ribadendo che “devono essere stabilite alcune condizioni” per ottenerle, ha però aggiunto: “Il nostro compito non è mettere il veto, ma trovare una soluzione”. “Il governo – ha aggiunto – è a favore del fondo per aiutare i Paesi più colpiti”. Nei paesi a guida socialdemocratica, inoltre, i partiti aderenti al Pse devono fare i conti con la risoluzione votata dall’europarlamento il 15 maggio, promossa anche dal gruppo socialista, che chiedeva un impegno di ben 2.000 miliardi. Insomma la situazione è in movimento.

Per evitare la sindrome del night, la proposta von der Leyen prevede che prestiti e aiuti a fondo perduto siano dati dall’Ue in ambiti precisi, a rate e in conformità di progetti e riforme fissati presentati dai paesi richiedenti. Su questo sono tutti d’accordo. Anche i paesi che beneficeranno del Recovery fund. Altri paesi ancora, come Ungheria, Polonia, Slovacchia e Cekia (gruppo di Visegrad), osteggiano la proposta von der Leyen – ma anche la volontà dell’Europarlamento – perché hanno paura di perdere il vantaggio avuto finora di ricevere dall’Ue, in termini di fondi strutturali, più di quanto hanno dato al Bilancio comune. Per il paese di Orbàn come per quello di Kaczyński, vale il principio sovranista e confederalista del “prendi i soldi e scappa”. Scappa da ogni impegno di solidarietà e dai valori liberal democratici europei.

Vedremo gli sviluppi di questa battaglia in Europa che non è solo economica.

Salvini e Meloni coccolano Orbàn

Una cosa è certa: l’Italia dovrà procedere rapidamente sul terreno di riforme, questa volta vere perché progressiste, amministrative e sociali. L’armatura piena di buchi e inadeguata con cui ha affrontato la pandemia dovrà essere rapidamente riparata: riforma fiscale nel segno della progressività e dell’abbattimento dell’evasione; sburocratizzazione nel segno dell’efficienza; giustizia penale e civile rapida; investimenti nell’innovazione tecnologica e ambientale (Green deal) e in opere pubbliche, quelle necessarie, nei trasporti, nelle strade, nelle scuole, nella sistemazione idrogeologica del territorio; nel lavoro e nel rafforzamento dei diritti dei lavoratori; nella sanità. Su tutto ciò la discussione e la lotta politica interna ed esterna al governo è già in corso. Gli interessi contro sono già mobilitati (Confindustria) e l’opposizione del centro destra, come il solito, gioca allo sfascio e alla propaganda strumentale.

Intanto va annotato, per l’ennesima volta, che l’autocrate magiaro in fieri, Orbàn, è contro l’Italia. Siccome è tanto ammirato, riverito e coccolato da Salvini e Meloni ne consegue, per la proprietà transitiva, che anche costoro tanto “patrioti” non sono.
Ma questo era già acclarato.