Kafka in gita
al ponte Morandi

Il colloquio con il sindaco non preoccupava molto K., ed egli stesso se ne stupiva. I rapporti diretti con le autorità non erano poi così difficili, perché le autorità, per quanto ben organizzate, avevano sempre e solo da difendere, in nome di lontani, invisibili signori, cose altrettanto invisibili e lontane, mentre K. lottava per qualcosa di molto vivo e vicino, per se stesso. Nella stanza si fece silenzio, si poteva udire solo il fruscìo delle carte, forse il sindaco si era appisolato. Due leggeri colpi alla porta fecero voltare K. «Chi è?», chiese il sindaco svegliandosi di soprassalto. «Sono solo i miei aiutanti», disse K. «Ormai che siete qui», disse poi tanto per provare, «rimanete e aiutate la signora a cercare un incartamento con la parola “agrimensore” sottolineata in blu». Il sindaco non fece obiezioni. Quello che non era permesso a K. era permesso agli aiutanti; essi si gettarono subito sulle carte, ma più che cercare frugavano alla rinfusa nei mucchi, e mentre uno sillabava una scritta, l’altro gli strappava di mano il documento.

Il ponte Morandi di Genova, com’era…

«Gli aiutanti», disse il sindaco con un sorriso compiaciuto, come se tutto derivasse dalle sue disposizioni senza però che nessuno fosse in grado anche solo di supporlo. «Qui non si fa nulla senza riflettere», disse il sindaco. «Nulla», disse K., «e la mia nomina, allora?». «Anche la sua nomina è stata ben ponderata», disse il sindaco, «ma sono intervenute delle circostanze secondarie a complicare le cose, glielo proverò documenti alla mano». «I documenti non si troveranno», disse K. «Non si troveranno?», esclamò il sindaco. «A quel decreto di cui le dicevo noi rispondemmo, ringraziando, che di agrimensori non avevamo bisogno. Ma pare che la risposta non sia giunta alla sezione di provenienza, che chiamerò A, bensì, erroneamente, a un’altra sezione B. La sezione A rimase quindi senza risposta, ma purtroppo anche la sezione B non ricevette una risposta completa; vuoi che il contenuto del plico sia rimasto qui da noi, vuoi che sia andato smarrito per strada – non certo nell’ufficio della sezione, questo lo garantisco io -, sta di fatto che alla sezione B arrivò soltanto un plico con la semplice annotazione che il documento in esso contenuto, ma in realtà purtroppo mancante, concerneva la nomina di un agrimensore.

«Intanto la sezione A aspettava la nostra risposta; aveva, sì, preso nota della faccenda, ma come è comprensibile che spesso accada, e anche legittimo, tenuto conto della precisione di queste procedure, il relatore contava su una nostra risposta e sul fatto che lui poi avrebbe nominato l’agrimensore, oppure, se necessario, avrebbe continuato a corrispondere con noi in merito alla cosa. Di conseguenza, trascurò le sue note e finì per dimenticare tutto».

***

«Bene», disse K «il giorno stesso del mio arrivo ho avuto con questo Schwarzer una scena incresciosa. Si è poi informato per telefono da un sottocustode di nome Fritz e ha avuto la conferma della mia nomina ad agrimensore. Come se lo spiega, signor sindaco?».
«Semplicissimo», disse il sindaco, «è che lei non è mai entrato in contatto con la nostra amministrazione. Tutti questi contatti sono soltanto apparenti, ma lei li considera reali per la sua ignoranza della situazione. Quanto al telefono: vede, da me, che davvero ho abbastanza a che fare con l’amministrazione, non c’è telefono. Negli alberghi e altri luoghi simili il telefono può rendere buoni servizi, come una pianola, per esempio, ma niente di più. Lei ha già telefonato in questo paese, vero? Bene, allora forse mi capirà. Al castello il telefono funziona in modo perfetto, si sa; a quel che mi dicono, là si usa in continuazione il telefono, il che naturalmente sveltisce molto il lavoro. Queste telefonate incessanti noi le sentiamo nei telefoni del paese come un canto e un brusio, che anche lei avrà di certo udito. Ma quel brusio e quel canto sono l’unica cosa esatta e degna di fede che i nostri telefoni ci trasmettono, tutto il resto è menzogna.

«Non esiste un collegamento telefonico preciso con il castello, né un centralino che inoltri le nostre chiamate; se da qui si chiama qualcuno del castello, lassù squillano tutti i telefoni delle sezioni subalterne, o piuttosto squillerebbero, se non avessero disinserito, come so per certo, la soneria in quasi tutti gli apparecchi. Ma di tanto in tanto qualche funzionario, stremato dal lavoro, avverte il bisogno di distrarsi un poco, soprattutto di sera o di notte, e inserisce la soneria; allora noi otteniamo una risposta, ma questa risposta, per la verità, è soltanto una presa in giro. Del resto si capisce. Chi può pretendere che le sue piccole preoccupazioni private gli diano il diritto di far squillare un telefono nel bel mezzo di lavori importantissimi e d’interromperne il ritmo febbrile?».

(Franz Kafka, “Il castello”, 1922)