Ius soli, parliamone
non in politichese

Perchè chiediamo che la legge detta “Ius Soli” sia approvata adesso, subito? Perchè in tanti crediamo nella grande importanza di questa legge benchè sia meno radicale, diretta e immediata di come avremmo voluto?
Nei giorni scorsi un gruppo di cui facevo parte, con Ginevra Bompiani, Luciana Castellina, Luigi Manconi ha incontrato il presidente del Senato per chiedere il suo sostegno all’approvazione rapida di questa legge. Il presidente Grasso non ha esitato a dirci di si, ma ci ha fatto notare qualcosa che purtroppo noi, nel nostro lavoro (e mi riferisco anche a quando lo facevamo insieme ad alcuni di voi, che ora hanno dato vita a “Strisciarossa”) sappiamo e sapevamo bene: i giornali non ne parlano.
Non tanto, non sempre, non abbastanza.
Al massimo come cronaca parlamentare per dare notizia della carnivora giungla politica in cui la legge che da diritto di cittadinanza ai bambini immigrati rischia ogni volta di finire sbranata.

Nella visita al presidente del senato era con noi il maestro elementare Lorenzoni, autore di un
testo che ancora una volta fa onore alla tradizione di impegno e passione delle maestre e dei maestri elementari italiani. In quel testo, che merita di essere pubblicato e diffuso, l’insegnante ci parla del suo imbarazzo, quando si trova di fronte ai suoi scolari, e a oltre metà di essi deve parlare di un’Italia che non è, e potrebbe non essere mai, la loro patria.
Per quei bambini è l’età in cui ci si lega con passione a una squadra di calcio, a un atleta, a un eroe dei fumetti o delle storie avventurose, l’età in cui il bisogno di un legame di lealtà, di ammirazione, di affetto, è molto forte e, se nasce, è per sempre. Invece se la solitudine e l’abbandono crescono, il danno potrà essere irreversibile.

Si può essere così ciechi da volere che quei bambini siano centinaia di migliaia di nuovi stranieri, invece di farne, con accoglienza, affetto, e la legge giusta, centinaia di migliaia di nuovi italiani?