Ius soli secondo
Weidel e Trump

Ottenere la cittadinanza è come essere ammessi ad un elenco automobilistico. L’aspirante presenta la sua domanda, si indaga, la domanda viene accettata e un bel giorno gli si rende noto con una missiva che è divenuto cittadino dello Stato. E l’annuncio gli è dato in forma comica: a colui che finora è stato uno Zulù si rende noto che “è diventato tedesco”.
Questo miracolo viene fatto da un comune funzionario. In pochissimo tempo questo funzionario fa ciò che neanche il Cielo potrebbe fare. Un segno di penna e un Mongolo diviene un vero “Tedesco”. Non soltanto non ci si preoccupa della razza di quel nuovo cittadino, ma neanche della sua integrità fisica. Egli può essere anche ammalato di sifilide, tuttavia è bene accetto come cittadino dallo Stato attuale purché non costituisca né un peso finanziario né un rischio politico. Così ogni anno quell’essere orribile, cosiddetto Stato, accetta elementi venefici che non può più allontanare.
C’è oggi uno Stato in cui si notano le premesse di un’idea superiore: e non è la nostra meravigliosa repubblica tedesca, ma l’Unione Americana, dove si cerca di ragionare. L’Unione Americana non accetta gli individui cattivi dell’immigrazione, e rifiuta comunemente ad alcune razze la concessione della cittadinanza; e con ciò presagisce i principi ancora fragili d’una idea che è tipica della concezione nazionale di Stato.
(Adolf Hitler, “Mein Kampf-La mia battaglia”, 1925)