«Mille ostacoli
per la mia pelle»

«Mi sono scoperta straniera, extracomunitaria, in quarta liceo quando con la mia classe dovevamo partire per il Belgio per uno scambio interculturale. Noi, studenti di Reggio Emilia, eravamo tutti eccitati e felici di fare quella gita scolastica, quando all’improvviso al controllo passaporti io, e soltanto io, sono stata divisa dai miei compagni e insegnanti accompagnatori». Marwa, egiziana di Alessandria d’Egitto, aveva 2 anni quando con i suoi genitori e il suo fratellino più piccolo arrivò in Italia. Oggi ha 33 anni e domani pomeriggio sarà sotto Montecitorio, insieme a tanti altri della società civile per chiedere l’approvazione dello Ius Soli e dello Ius Culturae entro questa legislatura. L’appuntamento è alle 16.30. Il provvedimento di legge fu approvato alla Camera alla fine del 2015 ed è fermo al Senato. Sotto il palazzo della politica ci saranno anche il movimento #Italianisenzacittadinanza e i promotori di L’Italia sono anch’io, con l’Arci in testa. Sarà presente anche la Rete degli Insegnanti Senza Cittadinanza che dal 3 ottobre scorso promuove iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e anche il digiuno a staffetta.

Marwa

Marwa si è poi laureata in Lingue e letterature straniere e attualmente è responsabile dell’educazione interculturale presso la Fondazione «Mondinsieme» del Comune di Reggio Emilia, prima terra di approdo sul suolo italiano. Eppure, ha ottenuto la cittadinanza solo quando ha compiuto 22 anni. Marwa ha dovuto attendere quattro lunghissimi anni dal giorno del suo 18° compleanno quel pezzo di carta per avere uguali diritti e doveri come tutti i cittadini del Belpaese.

Marwa a una manifestazionei

«Che agonia, che periodo delicato ho vissuto», riprende il suo racconto Marwa. È stato allora che ho visto in faccia la mia identità: ero l’unica studentessa di origine straniera. Non c’è proprio coerenza con quello che ti viene insegnato a scuola. I valori costituzionali dell’art.3 della Costituzione a me sono stati subito negati. E crescendo, anche dopo i 18 anni, sono stata discriminata più volte. Qualche esempio? Non ho potuto partecipare ai concorsi pubblici perché non avevo la cittadinanza e per lo stesso motivo mi è stato negato anche l’accesso al Servizio Civile Nazionale. Chi nasce o cresce in Italia si ritrova di fronte a tutti questi ostacoli: è di fatto rigettato dallo Stato ospitante. E quando diventi grande e magari ti iscrivi all’Università, come ho fatto io, ti scopri ancora più diversa per via dei documenti. E fa male, molto male. Lo ricordo ancora come fosse oggi. All’Università studiavo Dante e Pirandello e andavo benissimo, eppure dovevo mettermi in fila davanti alla questura per rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di studio. Lo ricordo ancora come fosse oggi – sottolinea Marwa -. Avevo finito il ciclo di studi principale – dalla materna al liceo, ndr – ed ero una studentessa universitaria ormai, eppure venivo trattata con uno status giuridico diverso: dovevo sostenere un tot di esami all’Ateneo in cui mi ero iscritta per poter rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di studio. Per fortuna che sono sempre stata in regola! Ma non mi sono mai data pace per questa condizione di vita: mille ostacoli per la mia pelle!».

Marwa sottolinea poi il suo dolore per non essere stata riconosciuta subito italiana a pieno titolo. «Quando ero adolescente e frequentavo il liceo non venivo trattata come i miei coetanei perché non ero italiana – sottolinea. Alla fine, però, a quel viaggio d’istruzione in Belgio ho partecipato anch’io, ma non ho avuto il diritto all’assistenza medico-sanitaria come tutti gli altri miei compagni e amici. Io, soltanto io – precisa – ho dovuto fare una fila diversa, separata. Allo sportello dell’aeroporto sopra la mia testa c’era scritto “extracomunitari”. Ecco, questa fu la mia prima tutela negata, poi negli anni ne seguirono molte altre. Ma per fortuna alla gita in Belgio ci andai lo stesso: grazie alla grinta dei miei genitori. E fu fantastico, bellissimo. Anche se soltanto io dovevo stare attenta a non ammalarmi: non ero coperta dal punto di vista sanitario».