“Io, operatrice dell’accoglienza smantellata”

Metti una ragazza giovane e brillante. Laureata e con due specializzazioni. Alle spalle già svariati corsi di formazione. Un inglese perfetto e tanta passione per il suo lavoro. Lo status ideale, direte voi. Neanche per sogno perché Camilla Donzelli è una nostra contemporanea. Ed occuparsi degli ultimi, dei migranti in particolare, nell’Italia 2019 dominata da Matteo Salvini è la peggiore sventura che può capitarti. Perché tra un selfie e un panino con la Nutella, il ministro degli Interni ha passato il suo primo anno al Viminale con un’unica idea fissa: smantellare il modello di accoglienza diffusa. Un modello che ha permesso fino a oggi di assistere e integrare decine di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e miseria, contenendo allo stesso tempo l’impatto sulle comunità locali. A farne le spese non saranno solo i migranti e richiedenti asilo, che si vedranno negati servizi essenziali per il loro processo di integrazione, ma anche migliaia di giovani lavoratori. Educatori, operatori legali, mediatori culturali, insegnanti di italiano, psicologi si ritroveranno infatti senza occupazione o dequalificati, con un costo sociale ed economico altissimo per il nostro Paese: secondo le stime, potenzialmente oltre 200 milioni di euro in ammortizzatori sociali.

Camilla, una tra i 20 mila

Camilla, 26 anni, è una di loro, dei ventimila a rischio. Da due anni lavora come operatrice legale nei Centri di accoglienza straordinaria, che fanno parte del circuito cosiddetto “di prima accoglienza” gestito dalle prefetture. Attualmente opera a Firenze. E l’idea che tutto questo sia ai titoli di coda la fa stare male. “La mia mansione consiste nell’orientare e supportare i richiedenti asilo nell’arco di tutto l’iter burocratico. Il mio è un lavoro delicato e complesso – spiega – che comporta un’inevitabile condivisione di vissuto umano con ciascun richiedente ed un conseguente carico emotivo non da poco. Per gestire al meglio un ruolo di questo tipo, servono chiaramente delle competenze specifiche. Inutile dire che, nonostante le difficoltà e le fatiche, amo moltissimo il mio lavoro e non riesco, non posso immaginarmi a fare altro”.

La ragione per cui Camilla ha sentito il bisogno di uscire allo scoperto raccontando pubblicamente la sua storia è racchiusa in sei parole: “Fra due mesi tutto questo finirà”. Perché? “Perché è stata dichiarata guerra ‘all’invasore nero’ e il sistema di accoglienza è di fatto stato smantellato a suon di slogan e decreti sicurezza di dubbia costituzionalità”. Slogan e decreti accompagnati da pericolose sforbiciate alle risorse, come quelli ai fondi destinati all’accoglienza, che hanno inevitabili conseguenze. “Qualche giorno fa, i coordinatori della cooperativa per cui lavoro ci hanno comunicato la volontà di non partecipare al nuovo bando pubblicato dalla Prefettura”.

 

Il taglio imposto dal Viminale

Questo nuovo bando, interamente elaborato dal Viminale ed imposto a tutte le Prefetture, prevede un taglio drastico dei fondi, che passano da 35 a 18 euro pro capite pro die. Questi 18 euro, secondo il Ministero, dovrebbero andare a coprire il canone di affitto degli appartamenti, i costi delle utenze, la spesa settimanale al supermercato e il pagamento del personale impiegato nei servizi. Conti alla mano, una vera e propria presa in giro e un palese tentativo di boicottare una gestione intelligente ed efficace dell’accoglienza. Tanto che in molte province i bandi stanno andando deserti. Cooperative ed associazioni si sono accordate per non presentarsi, in modo da mandare un messaggio chiaro al governo: accettare condizioni economiche simili significherebbe compromettere gravemente la qualità dei servizi, con pesantissime ripercussioni sulle già pessime condizioni igienico-sanitarie, servizi di supporto scarsi o assenti, che sui lavoratori, tutti rigorosamente sottopagati, nella migliore delle ipotesi; licenziati nella peggiore.

 

La meglio gioventù diventa la peggio

La condizione occupazionale è delicatissima. Per anni, denuncia ancora Camilla, “siamo stati usati per gestire quella che veniva spacciata come un’emergenza, usati per arginare un fenomeno sociale senza che mai si pensasse ad interventi seri e strutturali, usati e sottopagati per mediare e sopperire alle carenze di istituzioni impreparate e incompetenti, usati all’occorrenza per strumentalizzazioni varie ed eventuali. E ora gettati via come se nulla fosse”. Le stime parlano di quasi 20 mila lavoratori, perlopiù giovani. Persone qualificate, competenti, che credono in quello che fanno e lo fanno bene, nonostante lo scarso ritorno economico in busta paga. La meglio gioventù diventata di colpo “la peggio” grazie a questo governo

Stefano Milani, radio articolo1

Qui l’intervista a Camilla Donzelli