Io, Gastone e Petrolini
tutto quello che Wikipedia non sa

Volete smentire Marshall McLuhan? Arrivate fino in fondo a questa storia e avrete una chance. Il medium è il messaggio? Solo quello che va in tv è vero? Così dicono, ma ultimamente la frontiera è più avanzata: è vero solo ciò che vive in Rete. Chi insegna nelle università lo sa bene: guai a sbagliare le date riportate da Wikipedia! Lo studente modello sta sempre lì con il telefonino acceso a controllare se l’informazione del professore è giusta o no. Legittimo: il sapere globale è quello certificato da Wikipedia. E, se non sei d’accordo, cambialo tu, basta un click! Mah.

Ebbene, a me è capitata questa faccenda. L’altra sera, per caso, sono caduto sulla pagina Wikipedia che spiega le meraviglia di una commedia («musicale», dice l’enciclopedia partecipata) di Ettore Petrolini: Gastone. Poiché conosco bene l’argomento (tra l’altro, ho curato per Einaudi l’edizione del Teatro di varietà di Petrolini), ho letto con gusto la trama e la declinazione dei personaggi riportati dall’enciclopedia aperta. Scrive Wikipedia: «Gastone, attore di varietà d’avanspettacolo, in declino ma convinto di essere ancora una stella, scopre in una ingenua e bella ragazza del popolo, Lucia, un notevole talento musicale, e decide di farne la protagonista di uno spettacolo. Con l’aiuto del produttore Vito Boschetti riesce ad allestire una sgangherata compagnia, e a debuttare infine in un teatro di Bitonto. Nello spettacolo la esordiente Lucia riesce, grazie all’impresario Boschetti, a farsi notare e ad essere scritturata da una prestigiosa compagnia, abbandonando così Gastone, mandandone in fumo i progetti di amore e di gloria». Ecco, non è vero.

Non è vero che questa sia la trama di Gastone di Ettore Petrolini. Se non vi fidate di me, andate a leggervi il testo pubblicato dall’editore Cappelli nel 1932 (sulle bancarelle romane talvolta si trova ancora) e ripubblicato nel 1977 dalle Edizioni del Ruzante. La commedia Gastone, rielaborata da Petrolini nel 1924 dalla sua celebre macchietta omonima, è un copione un po’ noioso e moralista che racconta di un divo del cinema, Gastone Durville, il quale prova a far innamorare di sé Lucia Sabbatini (sperando di mettere le mani sui denari della di lei famiglia), promettendole ogni meraviglia cinematografica. La cosa gli riesce solo a metà perché Lucia, onesta rappresentante del popolo romano, annusa l’imbroglio e denuncia Gastone alle autorità. Gastone finirà in galera e Lucia sarà salva dalla sua illusione cinematografica. Niente a che vedere con l’avanspettacolo, nessun debutto a Bitonto, nessun impresario Boschetti, nessuno spettacolo, nessun successo per Lucia. Gastone è una commedia amara sul divismo cinematografico scritta da un teatrante geniale invidioso del successo dei suoi colleghi che restavano muti davanti alla macchina da presa; una piccola commedia zeppa di cocaina e prostitute. L’ho detto: un testo noioso e moralista. Petrolini ha scritto anche di meglio, ve l’assicuro!

E com’è possibile che Wikipedia racconti una bugia così stellare? Ve lo spiego. Nel 2006 ho curato un adattamento (firmato da me senza possibilità di equivoco) della commedia di Petrolini per l’allestimento di Massimo Venturiello che recitava il ruolo di Gastone accanto a Tosca. La trama raccontata da Wikipedia è quella della mia commedia che dell’originale manteneva i nomi di Gastone e Lucia. Era una commedia musicale, per altro, grazie all’apporto del compositore Germano Mazzocchetti con il quale abbiamo inventato numeri comici e canzoni “in stile” petroliniano, e non una commedia tout court qual è Gastone di Petrolini.

Onestamente, è stato uno spettacolo di buon successo: è andato in giro tre anni. Lavorando sull’originale di Petrolini, ho inserito dei riferimenti a uno splendido film di Fellini e Lattuada (Luci del Varietà) nel quale un consumato comico d’avanspettacolo (Peppino De Filippo) lancia in arte una improbabile soubrettina (Carla del Poggio) la quale a un certo punto lo molla e se ne va per la sua strada di star, lasciandolo solo e senza più successo. Sì, la trama attribuita da Wikipedia a Petrolini non solo è mia, ma deve molto a Federico Fellini. E poi, tra i personaggi citati da Wikipedia come frutto del genio di Petrolini, ci sono l’impresario Nino Boschetti e il vanitoso attore Sauro Borrelli. Naturalmente si tratta di due personaggi inventati da me: Boschetti è il nome di un vero impresario con il quale avevo lavorato a lungo in precedenza. Sauro Borelli (avevo aggiunto una erre per evitare querele) è nome di un collega un po’ vanitoso, celebre critico cinematografico de l’Unità che – sono certo – non ha mai saputo di essere stato messo alla berlina nella mia commedia. E comunque gli chiedo ora qui perdono. Infine, se proprio devo confessarlo, per il debutto della “mia” compagnia di Gastone avevo scelto Bitonto perché è la città d’origine della famiglia di mio padre: una questione privata, insomma; suppongo che Petrolini non ne sapesse nemmeno l’esistenza. Ma ditelo un po’ a Wikipedia!

Qualche giorno fa sono stato a Perugia, alla Casa-Museo di Palazzo Sorbello, nella cui biblioteca campeggia una bellissima copia originale della memorabile Encyclopédie di Diderot e d’Alembert: incappando nel ridicolo di questa vicenda di Wikipedia ho subito ripensato alla meravigliosa, irragionevole pretesa degli illuministi di rifondare il sapere globale filtrandolo attraverso la loro sensibilità e il rigore assoluto dei loro studi. Quanto è penosa, in confronto, la pretesa fintamente democratica di Wikipedia di fondare un inattendibile e indiscutibile sapere aperto! Aperto a qualunque imprecisione, qualunque idiozia, qualunque manipolazione, qualunque bugia mascherata da verità. Foss’anche una verità da correggere. «Onestà, onestà!» dove ho già sentito questo slogan? Non è, in verità, che manipolazione e inganno sono consustanziali alla Rete? Il medium è il messaggio ma anche il suo contrario: il medium è la negazione del messaggio.

In conclusione, qualcuno sa come modificare la voce “Gastone di Ettore Petrolini” di Wikipedia? Prima di scrivere queste righe, ci ho provato, ma un’entità che non so mi ha negato l’autorizzazione.