L’indecente violenza contro la capitana della Sea Watch

Mi sorge un dubbio…
Ma se la Capitana fosse stata il Capitano, avrebbe avuto il “privilegio” di ricevere gli stessi insulti? … Gli stessi apprezzamenti sui suoi gusti sessuali?… Sarebbe stato chiamato “zingaro”, “bastardo”?… Avrebbe sollecitato nella folla gli stessi anatemi su quello che accadrà alle donne italiane una volta sbarcati i “neri”?… Lo avrebbero minacciato che sarebbe stato stuprato?…

Il problema è che è una donna

sea watch, il salvataggioIl vero problema è che il capitano della Sea Watch è una donna, anzi, una femmina, giovane, intelligente, istruita, intraprendente e coraggiosa.
Se fosse possibile, in questa drammatica vicenda allo schifo si è aggiunto altro schifo. Ancora una volta è la donna a essere umiliata e mortificata, è a lei che le si manca di rispetto e le si sottrae la dignità.
E che non si venga poi a disquisire sulle cause del femminicidio, perché esse sono sotto gli occhi di tutti.

Comportamenti come quelli che abbiamo visto sulla banchina di Lampedusa diffusi tramite web, le chat ingiuriose che abbiamo letto sui social, la violenza imbarazzante con cui è stata accolta la Rackete – tra cui la vergognosa immagine, sia vera o un fotomontaggio, della foto segnalatica dopo l’arresto –  sono la rappresentabilità dell’odio inconscio verso una donna che si permette di vìolare le regole e perciò dev’essere a sua volta vìolata.

Queste sono le radici dell’odio, la cui deriva pone in essere, poco alla volta, comportamenti criminosi assolutamente ingiustificati ma che si stanno diffondendo seguendo il ritmo della rete, rapido, indolore, privo di patos, aberrante persino più di Black Mirror.

Invettive scriteriate e sessiste

Carola Rackete, capitana della Sea WatchCarola Rackete è stata violentata! E’ stata la donna Carola ad essere stuprata, del resto come promesso, non il Capitano Rackete. E’ avvenuto per davvero poiché le parole hanno un peso. Ma lo è stata, insieme a lei un’intera società aggredita dalle invettive scriteriate e sessiste, da messaggi che confondono e annullano la dignità dell’individuo, qualunque errore esso abbia potuto commettere.

Indipendentemente se Carola Rackete sia collusa con gli scafisti o sia una brava persona, se sia stata spinta da motivi politici o meramente umanitari, è evidente che questo paese civile che ha appena festeggiato danzando per le strade il pride, i diritti di tutti, oggi non perde l’occasione di vomitare misoginia.
Allora, non facciamo finta di essere evoluti! Diciamoci la verità, che a dare fastidio, oltre ai fattori politici ed economici che stanno dietro la vicenda della Sea Watch, è che una donna, una “sbruffoncella”, si è arrogata il diritto di decidere, di opporsi, di dissentire.
E’ verosimile che il comportamento di rottura di Carola Rackete di forzare il blocco rievochi la medesima indipendenza di Eva che “forzò” la legge di dio? Che la donna, ancora, continui a fare i conti per la famigerata disobbedienza a causa della quale le fu addebitata, in toto, la responsabilità del peccato originale? Che si ripeta l’attualità del mito di una giovinetta di nome Antigone verso un uomo di nome Creonte e che il coraggio, l’indipendenza, e non ultima l’intelligenza, infastidisca al punto tale da essere condannata?…. Donne d’iniziativa, donne coraggiose, donne di polso… ”Sbruffoncelle” anche loro?

Il palo dell’ignoranza

la Sea WatchE’ possibile che la donna della contemporaneità sia ancora inconsciamente punita e perseguitata per la liberalità, l’originalità, la creatività insita nel femminino, e per l’invidia – più o meno inconscia – che suscita nell’uomo e, a volte, purtroppo anche nella stessa donna verso altre donne.
E’ intollerabile che una donna giovane e neanche troppo brutta possa “avere le palle”, piuttosto dev’essere appellata “troia”! Qualsiasi altro termine, qualsiasi altro insulto tra quelli che ha ricevuto Carola, avrebbe fatto la differenza; non certo per lei, che sa chi è, ma per la nostra miserabile cultura ferma ancora al palo dell’ignoranza.

Donatella Lisciotto (Messina)
Psicologa, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI-IPA)