Alzare il livello culturale, investire in innovazione. Così si crea prosperità

L’Italia, fra i 28 Paesi dell’Unione Europea, è al 12° posto per il prodotto pro capite – al 19° per l’innovazione (circa metà della Svezia = 70% della media europea) – e ha l’11,1% di disoccupati.
Dobbiamo cambiare molte cose. Occorre innalzare i livelli culturali. Alcuni politici ne parlano, ma in termini astratti (meritocrazia, qualità). Parlano anche di creare posti di lavoro (di che tipo?) e aumentare produttività. I paesi in cui si inventa di più godono di un maggiore benessere economico e civile. È opportuno, allora, analizzare e meditare i documenti della Commissione Europea: Eurobarometer e Innovation Union Scoreboard (vedi Nota in fondo all’articolo), che determina per ogni Paese un indice standard di innovazione. Da questi documenti ho estratto i dati (2016) di variabili correlate con generazione di valore aggiunto e, quindi, prosperità e ho aggiunto PIL pro capite e tasso di disoccupazione:

  • Investimenti privati in ricerca e sviluppo (come % del PIL)
  • Investimenti pubblici in ricerca e sviluppo (come % del PIL)
  • % della popolazione fra i 25 e i 64 anni di età con educazione terziaria [1]
  • ‰ della popolazione fra i 25 e i 34 anni di età che consegue nuovo dottorato

Ho riportato nelle 2 tabelle seguenti i dati per i 10 Paesi EU col PIL pro capite più alto e ai 7 Paesi col più basso (fra cui l’Italia). La prima riga contiene i rapporti fra gli investimenti privati e pubblici in ricerca e sviluppo (R&).

roberto Vacca innovazione

La favola dei troppi laureati

Il PIL pro capite per i paesi più prosperi è in media di 51.900 $; per i secondi la media è di 20.800 $. La disoccupazione è in media del 6,1 % per i primi e del 10,7 % per i secondi. Il numero annuo di nuovi dottorati è di 2,51 per mille per i primi e di 1,66 per mille per i secondi.
Nei paesi più ricchi gli investimenti privati in ricerca e sviluppo sono circa il doppio di quelli pubblici. Nei meno ricchi le 2 voci hanno circa lo stesso valore.
La percentuale media della popolazione che ha un’istruzione terziaria è del 44,6 % per i paesi ricchi; per i meno ricchi è in media del 33,7 % — ma solo del 25,6 % per l’Italia.
Non è vero che “produciamo troppi laureati”. Per l’istruzione superiore siamo penultimi (appena 1% più della Romania)  ma questo dato non viene nemmeno menzionato dai media. Nessun presidente del consiglio sembra rendersi conto di questa disastrosa situazione. Troppi politici discutono, invece, sui sacchetti di plastica a 2 centesimi nei supermercati e sui canoni Tv. Taluno ha proposto di azzerare le tasse universitarie: misura populista e probabilmente inefficace. Sarebbe opportuno, invece, che candidati e partiti inserissero nei loro programmi il miglioramento e la diffusione dell’istruzione superiore e che il prossimo parlamento, e il governo che esprimerà, realizzassero questi propositi.

Un ambiente culturalmente povero

In Italia l’enorme ricchezza della Rete (WorldWide Web) è appena sfiorata dalle scuole. La grande maggioranza della popolazione la ignora o la usa per scopi banali. L’innovazione, fonte di prosperità, non si può sviluppare in un ambiente culturalmente povero.
In Italia gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono lo 0,56 del PIL (0,78 della media europea) e quelli privati sono lo 0,74 del PIL (0,56 della media europea). Sono divari eccessivi e diminuiscono troppo lentamente. Non è solo questione di investimenti, ma di cultura media.
I legislatori nei Paesi elencati in Tabella 2 e anche in Italia hanno offerto alle aziende incentivi fiscali equivalenti a una frazione dei loro investimenti in ricerca e sviluppo. Questa riduzione delle imposte rende disponibili risorse aggiuntive da investire in ricerca e sviluppo. Sono state misure utili, ma inadeguate come dimostrano i valori che appaiono nella prima riga di Tabella 2. Gli imprenditori non sono indotti a innovare da leggi e incentivi. Dovrebbe bastare come incentivo la riflessione che se non fanno ricerca, sviluppo e innovazione, le loro aziende declinano e vanno in rovina. Anche in Italia abbiamo esempi di aziende avanzate che investono oltre il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo. Vanno seguiti e pubblicizzati.

Perché no? Un grande movimento

innovazione, investimenti sulla culturaSarebbe necessario un grande movimento. Vanno create alleanze e task force che arruolino accademia, parlamento, aziende di ogni dimensione perché usino i media per offrire al pubblico strumenti per un continuo miglioramento culturale. Così sorgerebbe un’opinione pubblica che favorirebbe leggi e tendenze nuove. Così crescerebbero non solo domanda e profitti per industrie hitech, ma anche il valore aggiunto dalle attività umane a ogni risorsa. La prosperità cresce nelle società in cui la ricerca di conoscenza è un valore accettato – e finanziato.
Questa impresa dovrebbe coinvolgere tutti i media: giornali, TV, radio, riviste, editoria elettronica. Lo stesso concetto di intrattenimento dovrebbe essere ridefinito. I nuovi contenuti non saranno volatili, ma edificanti. L’arte di comunicare dovrebbe essere insegnata e messa al servizio della cultura.

Come dicevo sopra, disseminare cultura dovrebbe essere compito delle scuole, ma le loro funzioni dovrebbero essere integrate per stimolare l’emulazione. Le scuole sono lente a innovare. Occorrono imprese culturali fuori dalle scuole. Nessuna azienda ha risorse tali da poter finanziare un programma così vasto. Si dovrebbe creare un consorzio internazionale di aziende, editori, produttori di tecnologia dell’informazione e della comunicazione, società di ingegneria, pubblicitari, esperti – uniti per promuovere una rivoluzione culturale. La cultura non può essere surrogata da spot televisivi, mostre e spettacoli, slogan e banalità. Programmi preparati da esperti, dovrebbero essere presentati a sponsor – impresa impegnativa e ardua.

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  • NOTAL’ “Innovation Union Scoreboard” è un quadro analitico dei parametri che definiscono i livelli di innovazione raggiunti dai 28 Paesi Membri, dei processi di crescita o declino e delle tendenze onde definire un indice standard di innovazione funzione di 27 parametri. Fra questi anche: i numeri di pubblicazioni scientifiche, brevetti, dottorandi extra-comunitari, disponibilità di banda larga, esportazioni di prodotti hitech e servizi ad alta intensità di conoscenza, etc.