Olanda, l’informazione crea mobilitazione

Una fulminea azione del giovane collettivo femminista olandese De Bovengrondse (che significa “Sul terreno”, con l’aggiunta dello sbarazzino motto “Più donne per strada”, Meer vrouw op straat) ha reagito con i fatti a un articolo pubblicato da De Correspondent, fenomenale caso di giornalismo online e di disintermediazione delle notizie. Una redazione nata ad Amsterdam nel 2013. Le femministe sono per strada, in queste settimane: stanno rinominando, con perfette targhe segnaletiche, vie, piazze e ponti intitolandoli a donne che, per varie ragioni, sono state fonte di ispirazione.

Amsterdam, Utrecht, Arnhem, Ede, Nijmegen, Delft, L’Aia, Goes, Tilburg e Leiden sono il teatro di questa risposta a una ricerca pubblicata da De Correspondent. L’articolo raccontava che in Olanda solo il 12% dei luoghi sono dedicati a donne. Rob Wijnberg, 34 anni, ed Ernst-Jan Pfauth, 31 anni, fondatori di De Correspondent, definiscono la pubblicazione“l’antidoto alla barba delle notizie quotidiane”.

Lo scopo è creare una comunità, non una platea di lettori, far crescere movimenti di cittadinanza, non consumatori di notizie mescolate a pubblicità. A cinque anni dalla fondazione di De Correspondent, il risultato è sotto gli occhi di tutti, con continue mobilitazioni sociali per varie cause. Ora le giovani di De Bovengrondse stanno dedicando centinaia di luoghi a donne eroine della Resistenza, matematiche, scrittrici, musiciste. Il gruppo ha scritto che “i nomi delle strade sono un compendio di ciò che una società decide di onorare, ed ecco perché vogliamo cambiare le cose. Che ne direste di sentirvi a casa con il nome di una donna forte?”.

Le prime dodici donne che il gruppo ha voluto ricordare dedicando loro una strada sono Ada Lovelace, la matematica britannica che ha formulato il primo algoritmo, Marie Anne Tellegen, partigiana olandese, e Beyoncé. Le Bovengrondse definiscono la cantante un’artista che “ha reso il femminismo e le posizioni degli afro-americani un esplicito tema della propria produzione”. Il gruppo mette le nuove targhe sotto quelle esistenti, per enfatizzare che lo scopo non è quello di dimenticare gli uomini illustri, ma di incoraggiare le municipalità a considerare nomi di donne per dare un nome ai nuovi siti.

Movimenti come questo hanno tratto beneficio e forza dalla collaborazione con De Correspondent, che ha sparigliato le carte del giornalismo tradizionale anche sul web, mettendosi accanto ai cittadini per raccontare cosa succede e far succedere le cose. Lo staff permanente è di quarantacinque persone, ventuno giornalisti assieme a grafici, disegnatori, programmatori e amministrativi, tutti pagati in linea con il mercato editoriale. Non c’è pubblicità perché, spiega Wijnberg, vogliamo restare concentrati sulla comunità che legge e ci dà contributi; gli inserzionisti inducono a fare un giornalismo sensazionalista, per vendere di più. Nel 2013, prima ancora di pubblicare sul web, Rob Wijnberg e Ernst-Jan Pfauth, avevano già raccolto, in poche settimane, il milione e mezzo di euro necessario per partire. Poi, in poco tempo, sono arrivati a oltre 56.000 membri (su una popolazione di 17 milioni di persone) che pagano 70 euro all’anno per far parte della comunità, accedere ai contenuti e contribuire con le loro proposte.

Fiducia, contatto, buon giornalismo sono gli obiettivi quotidiani. I redattori, spiega il direttore, coprono gli argomenti che vogliono, sviluppando una maggiore esperienza in uno specifico campo e ampliando la collaborazione con i lettori. Ora De Correpondent sbarca a New York: l’edizione in inglese amplificherà questa voce, già orientata su temi internazionali. Un’iniziativa editoriale olandese che, in altri due Paesi del Nord Europa, è stata interpretata in modi originali.

Kit, in Svezia, è stata lanciata tre anni fa sul web dalla società di investimento Bonnier Growth Media, capitale iniziale poco meno di 5 milioni. Il co-fondatore è Robert Brännström. Per migliorare il proprio stile giornalistico Kit ha sviluppato un “motore di storie”. E’ un sistema di gestione dei contenuti che classifica le notizie e il loro modellarsi in narrazioni sempre più ampie ed accurate grazie ai contributi dei lettori, misurando infine i livelli di condivisione. Story Engine, il motore delle storie, è molto sofisticato, con analisi linguistiche quantitative e qualitative attente al tono, all’intento editoriale, alle dimensioni della storia, con tutte le possibili estensioni. Il sistema può generare, in base a diversi contributi dei lettori, varie edizioni della stessa notizia o inchiesta, cambiamenti di grafica e foto, fino a 43 bilioni di diverse combinazioni di dati.

In Danimarca Koncentrat è nato nel febbraio scorso dopo l’uccisione di diciassette ragazzi in una scuola superiore in Florida. Il giornalista di Copenhagen Sole Møller ha seguito tutta la mobilitazione contro l’uso delle armi. Poteva pubblicare l’ottimo materiale, ma non è accaduto. Dopo qualche settimana i ragazzi di quindici scuole danesi leggevano le sue storie e discutevano durante le ore di studi sociali. E’ così che è nata Koncentrat, una start up educativa rivolta agli adolescenti per promuovere, spiega Sune Gudmundsson, il direttore esecutivo, l’interesse e la partecipazione democratica fornendo alle classi materiale sempre aggiornato per tenersi al corrente e studiare. Il governo ha dato un finanziamento di 411.000 euro. Quando anche solo il 10% delle 2400 scuole pubbliche e private danesi si abboneranno (6 euro all’anno a studente) il giornale online si reggerà sulle proprie gambe. “Non vogliamo deprimere i ragazzi- spiega Gudmundsson assieme al co-fondatore Sven Johannsen – Pensiamo che il racconto del mondo, poiché questo è in fondo il giornalismo, possa aiutare a migliore il mondo stesso, dopo essersi fatti un’onesta opinione”.