Inceneritori, così Salvini mina la mission fondativa dell’alleato

Di nuovo, tutto parte da un rogo. A Torre del Greco. E da una parola: inceneritore. Due azioni concomitanti che vanno a infilarsi come una lama incandescente in quella che è stata la madre di tutte le battaglie grilline, la lotta allo smaltimento illegale dei rifiuti in Campania. Il problema dei problemi. E che ha trovato l’attuale ministro dell’Ambiente Costa impegnato in prima linea contro le mappe degli interramenti di rifiuti tossici da parte della criminalità organizzata.

L’inceneritore di Acerra

Una battaglia che parte da molto lontano e che ha visto nella localizzazione e nella costruzione dell’inceneritore di Acerra uno dei suoi momenti più complicati. Perché già allora, siamo al 2013, la contrapposizione tra l’area ambientalista, insieme alle popolazioni locali e ai 5 Stelle campani che promuovevano gli “spazza tour” contro il duo Berlusconi/Bertolaso, quello del “miracolo dell’inceneritore”, fu cruenta e senza quartiere. Con una Lega Nord sempre concava o convessa “alla bisogna” secondo le opportunità elettoralistiche e di consenso politico. Ed eccoli, di nuovo, ma vecchi nel sistema, i leghisti più autentici venir fuori ad annunciare la necessità di nuovi inceneritori, uno per provincia, nella già martoriata Regione Campania. Un affronto, un calcolo, una presa di posizione tesa ad inseguire il ruolo egemone della Lega anche nel cuore del meridione d’Italia. Esaurito (in termini di consenso nei sondaggi) lo spauracchio degli immigrati ecco un nuovo fronte di destabilizzazione e paura: l’allarme rifiuti in Campania, per incassare, a danno di chi faticosamente e rischiosamente continua a combattere la battaglia dell’uscita dall’emergenza ambientale che cova sotto la cenere di ogni rogo tossico. Lo dico a voce alta: un atto impuro. Soprattutto un colpo di ruspa sulla pelle degli abitanti di quei luoghi che oggi si rivedono, come in un film, proiettati nuovamente nelle prime pagine dell’Italia mediatica, non per il coraggio con cui resistono e lottano, ma per essere merce di scambio di una contesa politica che sta altrove.

Perché solo se andiamo a fare un bilancio dei primi anni dell’inceneritore di Acerra ci rendiamo conto di come non abbia risolto, ma anzi aggravato, i problemi di inquinamento ambientale e di come non sia quella la strada per migliorare le condizioni di tutela della salute dei cittadini e contemporaneamente aggredire la questione dei rifiuti in quei territori, sconfiggendo il traffico illegale e lo sversamento dei rifiuti speciali in mano ai clan camorristici. L’inceneritore, e non il termovalorizzatore come “furbescamente” lo chiama Salvini per dargli una connotazione più positiva, non è la soluzione, perché non risolve il problema dello smaltimento e produce un beneficio che è di gran lunga minore delle conseguenze in termini di ceneri prodotte e di polveri (nano-particelle generate dalla combustione) altamente tossiche per la salute delle persone.
Ed inoltre, è assolutamente incompatibile con le leggi europee che obbligano gli Stati membri a raggiungere livelli di differenziata di almeno il 55% entro il 2025 e il 65% entro il 2035 e che porterebbe all’eliminazione di materiale da bruciare.

Ma siamo certi che si voglia parlare di questo? Che si voglia riaprire una questione di merito sulla necessità di continuare sulla strada dell’incenerimento anziché imboccare speditamente la via maestra del riciclo e dell’economia circolare? Oppure più miseramente Salvini sta minando alla radice, la mission fondativa dell’alleato e su quello voglia incamerare altri consensi nel territorio, cuore del Movimento?