In un mondo cattivo e impaurito
bisogna essere ribelli con gentilezza

In una lunga lettera alle sue figlie, Caterina e Margherita, dove si racconta senza altri filtri se non quello della scrittura, Saverio Tommasi con simpatia, arguzia e dolcezza, affronta una serie di tematiche attuali (bullismo, immigrazione, razzismo, social network, omofobia). Quelle che riguardano tutti ma che in particolare riguardano le minoranze, poiché, come dice lui, la maggioranza non conta nulla se ci si dimentica che non è altro che un agglomerato di minoranze.

Tommasi è nato nel 1979 a Firenze, dove vive tuttora. Diplomato all’accademia d’arte drammatica dell’Antoniano di Bologna, all’inizio della sua carriera ha lavorato in teatro per circa dieci anni: tra le sue produzioni ricordiamo infatti La mafia (non) è uno spettacolo, scritta con l’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna. Oggi è reporter di fanpage.it, il seguitissimo giornale online con cui collabora dal 2012 e per il quale ha realizzato numerose inchieste che hanno fin da subito catturato l’attenzione del pubblico. Con Siate ribelli, praticate gentilezza, pubblicato da Sperling & Kupfer, ci regala invece il suo esordio come scrittore conservando la sua originalità di reporter.

Saverio Tommasi per mestiere racconta storie e questa volta non utilizza la videocamera, la sua arma in battaglia, ma la tastiera di un computer, davanti al quale si siede in mansarda e, mentre in casa risuona il vociare delle bambine, egli scrive. È un racconto in presa diretta, che si compie nel momento stesso della scrittura e che sembra prender vita nel momento della lettura, di pari passo vanno dunque autore e lettore.
Non è facile per lui scrivere, poiché è un po’ come “sfruculiare l’anima”: in questo Saverio richiama, ovviamente in modo involontario perché è un paragone che non ha senso e che lui non farebbe mai, i migliori scrittori. Anche Hemingway infatti diceva che per realizzare un testo bisognava “soltanto” sedersi davanti alla macchina da scrivere e sanguinare.

Saverio Tommasi, però, grazie ad uno stile scorrevole, colloquiale, mai astruso o contorto, riesce a dialogare con il lettore pur essendo il libro sostanzialmente un monologo. E pur scrivendo dal suo punto di vista (da narratore e da protagonista) il racconto della sua vita e di tutto ciò che essa comprende, grazie alla sua empatia le sue pagine riescono a riflettere innumerevoli punti di vista, come se tutti potessimo essere coprotagonisti nelle sue storie. E ciò è possibile grazie all’occhio attento del giornalista, il cuore tenero del “babbo medio”, come lui ama definirsi, dimostrando nella scrittura il coraggio del video-reporter e il sarcasmo di un guizzante fiorentino.
Gli insegnamenti che cerca di dare alle sue bambine sono un monito per tutti, per prima cosa poiché non si smette mai di imparare, inoltre perché, così come Saverio con il suo esempio si pone come modello per la sua famiglia e per tutti quelli che lo seguono con costanza, allo stesso modo noi tutti siamo chiamati nel nostro piccolo a dare il buon esempio, a contribuire al progresso umanitario di una società che spesso lascia naufragare gli ideali di uguaglianza, accoglienza, tolleranza. Da questi molteplici spunti riflessivi nasce Siate ribelli praticate gentilezza perché, se si può scegliere tra avere ragione ed essere gentili, allora bisogna scegliere di essere gentili, e perché raccontare è un’intima necessità di chi, come Saverio Tommasi, ha capito che le storie da narrare e ricordare non finiranno mai.

In occasione della presentazione del suo libro al Centro di assistenza Stella del sud di Pignataro Maggiore (CE), l’autore ha avuto modo di riflettere, insieme ai numerosi presenti all’evento, sulle numerose problematiche che il testo solleva e, con serenità ed ottimismo, ha ribadito ad esempio, che il razzismo è un’invenzione degli adulti, che l’uso dei social media è un dato di fatto della realtà contemporanea che non va giudicato con nostalgico sospetto, ed infine che l’utopia, pur spostando sempre in avanti l’irraggiungibile traguardo, insegna la pazienza del percorrere serenamente la vita inseguendo un ideale di amore e antifascismo (e, nel dire ciò, si scusa della ripetizione).