Svezia, il più grande esperimento monetario

È stato il più grande esperimento di politica monetaria dei tempi moderni. Ha diviso economisti, banchieri e politici. Ora la Svezia ha concluso cinque anni di test estremo per vedere fino a che punto tassi di interesse molto negativi incoraggino famiglie e aziende a chiedere denaro in prestito dovendo restituire meno di ciò che hanno avuto dalla banca. Intanto è un fatto che si sono quasi azzerate le insolvenze sui mutui e sui finanziamenti, ed è anche un fatto che alcuni mercati, come quello immobiliare, in Svezia si sono rivitalizzati.

L’altra faccia dell’esperimento è che i grossi correntisti e investitori hanno dovuto pagare una certa quota sui loro depositi o portafogli di azioni, anziché ricavarne una rendita, come accadeva tradizionalmente. C’è tuttavia un meccanismo di compensazione: in un periodo di volatilità, questi clienti hanno blindato il loro patrimonio, ricevendo tali garanzie da parte della svedese Riksbank, la più antica banca centrale del mondo, da poter eliminare ogni stress legato ai loro asset.

La Svezia ha accentuato la politica di tassi di interesse negativi in vigore da tempo in altri Paesi del Nord, dalla Danimarca fino alla Svizzera. A Oriente il Giappone da anni ha imboccato questa strada.

L’esperimento di Stoccolma era partito nel 2015, per combattere la deflazione, un calo dei prezzi che corrisponde a una scarsa domanda di beni e servizi, quindi un freno della spesa e un indebolimento della posizione economica e lavorativa delle famiglie con poche risorse. Il test svedese si è concluso esattamente a dicembre scorso, come previsto, e si è tornati al tasso di interesse zero, quindi il danaro in prestito non costa, ma per chiedere linee di credito non vi sono più gli incentivi del quinquennio di prova.

Stefan Ingves

Gli economisti e i banchieri hanno seguito con interesse il fascino di questa decisa novità, alcuni con forti perplessità, altri con molto ottimismo. Fra due mesi avremo i risultati in dettaglio. Jacob Carlsson, direttore dell’assicurazione svedese sulla vita LansforsaKringar Liv non è convinto che questo mondo creditizio alla rovescia incoraggi l’economia facendola diventare più frizzante. Secondo il manager si crea un indebolimento di assicurazioni e fondi pensionistici “che non ricaveranno nulla dai loro depositi in termini di interessi, anzi dovranno pagare”. Stefan Ingves, governatore della banca centrale Riksbank, respinge le accuse fatte alla Svezia di aver condotto un esperimento artificioso e ideologico. Non ha invece dubbi sul successo prodotto nell’economia dai tassi di interesse negativi, anche se ammette che alla lunga potrebbe crearsi un effetto sfavorevole.

È una strada nuova che, da un po’, l’Europa ha imboccato, con alcuni governi pronti a cambiare le regole se questo servisse a rivitalizzare l’economia, a restituire alle banche la loro identità di custodi del risparmio, del lavoro e promotori di benessere, contenendo i loro smodati appetiti. Dopo il 2008 le banche hanno realizzato enormi guadagni grazie ai grandi patrimoni finanziari. L’operazione svedese puntava anche a responsabilizzare gli istituti di credito, rendendoli meno spericolati e più solidi, tali da scendere a patti con l’economia reale, prodotta dal lavoro, allontanandosi dalla speculazione.

Stoccolma

Da questo punto di vista, il gruppo di studio europeo Bruegel, con sede a Bruxelles, osserva come la Banca Centrale Europea, la Federal Reserve e l’intero sistema creditizio mondiale abbiano seguito l’esperimento svedese in modo costante, come uno spunto empirico che potrà diventare un riferimento per altri, precisa Guntram Wolff,economista del think tank. La vera domanda, adesso, è se un ritorno in Svezia dei tassi d’interesse da negativi a zero, cosa che sta avvenendo di nuovo da gennaio, avrà un impatto sull’inflazione e sulla crescita economica. In questi cinque anni in Svezia le banche commerciali hanno visto andare a gambe all’aria i principi classici della finanza. Tutti gli istituti di credito sono obbligati a depositare nelle rispettive banche centrali una parte del loro capitale, ma questo accantonamento nella “casa madre” adesso costa, ed è un “parcheggio” molto salato. In questo modo le banche sono stimolate a muovere il denaro, concedendolo in forma di prestiti, senza metterlo in gran parte sotto “il materasso”.

Anche i proprietari di consistenti capitali hanno pagato in Svezia per depositare il loro danaro in banca, sia pure a fronte di garanzie che in passato non venivano date. In Danimarca, dove ormai il sistema ha abbracciato la linea dei tassi di interesse negativi, chi ha comprato casa e ha chiesto un mutuo,nel tempo si è visto tornare in tasca apprezzabili sommette, un incoraggiamento a muoversi nell’immobiliare.

È un clima economico, ma anche una scelta che ha ricadute sociali: la Banca Centrale Europea l’anno scorso ha tagliato il tasso sui depositi a meno 0,5 per cento. Mario Draghi ha lasciato in eredità a Christine Lagarde, l’attuale presidente, una consistente piattaforma di stimoli. Di fronte al quinquennio sperimentale svedese Lagarde ha invitato “a non trarre conclusioni affrettate di fronte a questa inversione”. La BCE ricorda che senza un orientamento flessibile “l’eurozona sarebbe più piccola di almeno il 3 per cento e avrebbe due milioni in meno di lavoratori occupati”. L’effetto macroeconomico complessivo di misure espansive come quelle intraprese dalla Svezia e altri Paesi del Nord è nel complesso positivo secondo Olli Rehn, presidente della banca centrale finlandese. E rilancia: “Se necessario taglieremo ulteriormente i tassi”.

Di fronte a un’Europa che cresce poco o pochissimo, i Paesi nordici hanno avuto il coraggio di esprimere una vitale reattività alla crisi, riassegnando alle banche il loro ruolo di responsabilità sociale.