In tempi di populismo, no al razzismo vecchio o nuovo

Facciamo un esempio capace di non indurre qualcuno a pensare che ce la stiamo prendendo con il solito nazionalpopulismo in salsa razzista, molto trendy ultimamente in Italia.

Dunque, il fatto che alcuni (se non la maggior parte) degli assassini arruolati dall’Isis nei nostri Paesi siamo classificabili come pazzi scatenati è un dato di fatto, ma non è un’attenuante per i mandanti.

Da sempre il fanatismo politico arruola squilibrati che, in tempi “normali”, sarebbero “semplici” sadici, violenti o serial killer. Si pensi ai diligenti carnefici hitleriani, mussoliniani o stalinisti. Tuttavia confondere la follia del singolo con la presunta pazzia di un progetto politico sarebbe sbagliato.

Il sedicente Stato islamico usa anche i malati di mente, ma non nasce da qualche neurone fulminato. L’alibi della follia (per gli addetti ai lavori, l’interpretazione psicopatologica della storia) è entrata nel senso comune della gente già per giudicare i nazisti: fa comodo e offre qualche sollievo intendere il nazismo come fenomeno anomalo, frutto del pensiero e dell’azione di un genio del male tragicamente grottesco, che aveva arruolato una corposa banda di fanatici stragisti.

Tuttavia il nazismo non è stato pazzia, semmai è stato politica; una politica lucida e dettagliata, legata alle esperienze, anche culturali, passate; e pure premessa di politiche in voga oggi. E agì con l’appoggio del cosiddetto “cittadino medio” e “per bene”: un complice (a volte poco consapevole o vigliacco o menefreghista), di certo non un folle.

È questo il motivo per cui anche i cittadini musulmani per bene, in Europa e altrove, devono mobilitarsi davvero, ogni giorno. Contro chi? Contro la minaccia rappresentata da un piano politico che vuole trasformarli tutti in nemici, con la complicità dei leader nazionalpopulisti nostrani, sempre in cerca di viscere da far contorcere più che di cervelli da stimolare.

A sua volta chi dalle nostre parti è ancora immune all’ipnosi xenofoba (o, peggio, razzista), deve reagire (civilmente) sempre, quando sente puzza di “Manifesto della razza”, vecchio (il 14 luglio ricorreva l’80esimo compleanno di quello fascista) o nuovo.

Bisogna reagire: dal web al bar, dal social al tram, dal parco giochi al luogo di lavoro, dall’asilo all’università. Prima che sia troppo tardi. Perché la strategia delle viscere contorte è universale e apolide: funziona in Siria come in Italia.

Tanto che a Roma un premier si vanta di essere “espressione del populismo”, cioè del frullamento di budella, nonostante sul dizionario si legga: “Populismo: atteggiamento ideologico che… esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi” (Treccani). Il significato di “demagogico” e “velleitario” sarà l’argomento delle prossime due lezioni. Meglio non affaticare il premier… Di certo nel frattempo resistere a certi pessimi andazzi, serve, ora e sempre.