La grande dormita mondiale all’addiaccio. Per aiutare i senzatetto

La grande dormita mondiale all’aperto per aiutare gli homeless,  The world’s big sleep out, si terrà in Europa sabato 7 dicembre dalle 17 e, subito dopo il tramonto, nel resto del mondo. In cinquanta città, da Londra a Los Angeles, da Madrid a Nuova Delhi, i partecipanti proveranno, almeno in minima parte, cosa significhi trascorrere una notte all’addiaccio nei principali parchi delle città, solo con cartoni e una coperta per proteggersi.

L’ispiratore è  Josh Littlejohn, co-fondatore di Social Bite, morso sociale, che ha aperto a Edimburgo un negozio di sandwich dove lavorano persone che prima erano senzatetto. Littlejohn è stato nominato baronetto dalla Regina e “Orgoglio della Gran Bretagna” dal pubblico che sceglie ogni anno una persona che ha agito con coraggio in circostanze difficili. Oggi Social Bite è punto di riferimento per gli homeless scozzesi: c’è anche un piccolo quartiere con prefabbricati per il periodo di inserimento sociale. Social Bite ha lanciato nel mondo il “pay it forward”, il pasto o il panino “sospeso”, già pagato per chi non ha soldi, formula che anche in Italia centinaia di gestori e clienti hanno adottato.

Dormire su un cartone

Nella capitale scozzese si erano tenuta la prima dormita fuori, sotto una pioggia battente, con una folla di sostenitori. Ora The big sleep diventa mondiale. È un’iniziativa che parte da Londra, con un appello del quotidiano  The Independent   dedicato a sostenere The Homeless Fund nel Regno Unito. Per due anni il quotidiano britannico si impegna a combattere con ogni mezzo, dall’informazione alla raccolta di fondi, il problema di chi non ha un posto dove andare. Al netto dei costi e di ogni spesa si prevede quest’anno di raccogliere quaranta milioni di sterline destinati ai senza tetto del Regno Unito.

Gli obiettivi sono due: avvicinarsi a comprendere, per quanto possibile, questo stato di estrema esclusione sociale e raccogliere mezzi per associazioni che si dicono ormai disperate di fronte alle richieste di aiuto.

Il sostegno degli artisti

Parteciperanno a questa notte molti artisti e alcuni di loro, prima del lungo silenzio in attesa dell’alba, offriranno la loro arte senza alcun compenso, spesso aprendo personali liste di raccolta fondi per le loro città. Gli attori Will Smith ed Helen Mirren leggeranno ai partecipanti una loro selezione di storie della buona notte rispettivamente a Times Square a New York e a Trafalgar Square a Londra.

Sempre a Londra, nei luoghi scelti per la grande dormita all’addiaccio, terranno concerti i cantautori britannici Tom Walker, Rag’n’Bone Man e Jake Bugg, assieme al gruppo rock scozzese Trevis. La notte del 7 dicembre vi saranno i recital musicali di Ellie Goulding (la prima a dare di tasca propria in una raccolta per gli homeless degli Stati Uniti) e di Ziggy Marley a Elysian Park, zona della rutilante Los Angeles dove vivono in estrema povertà duemila e seicento persone.

150 milioni di senzatetto

L’università di  Yale ha stimato che nel mondo vi sono cento e cinquanta milioni di senzatetto. Nel calcolo degli homeless Yale si è limitata a persone nelle seguenti condizioni: vivono nelle strade o in spazi pubblici senza un rifugio che possa essere definito uno spazio vivibile, non hanno una residenza, ma si muovono da una sistemazione d’emergenza all’altra e, infine, trascorrono spesso la notte nei dormitori per i senzatetto.

L’Organizzazione per la cooperazione lo sviluppo economico, lOcse, sottolinea come, a causa delle crescenti disparità economiche, il numero di homeless sia aumentato negli ultimi dieci anni. Oggi sono seicentomila negli Stati Uniti, secondo Housing and Urban Development. Il rapporto annuale di  Feantsa, la Federazione europea degli organismi che lavorano con gli homeless, parla di “almeno settecentomila senza tetto in Europa, un aumento del 70% dal 2009… In Italia l’Istat segnala un aumento del 6% tra il 2011 e il 2014, con oltre cinquantamila persone che richiedono assistenza vitale, come cibo, un letto, una doccia”.

Un aumento dei costi dell’abitazione, un lavoro sottopagato o la perdita del lavoro, la malattia mentale, la violenza domestica, la discriminazione per le ragioni più varie e la mancanza di autostima, un periodo trascorso in carcere, la povertà e i tagli improvvisi al sociale sono le cause di questo deragliamento esistenziale.

Damien Egan

Tornare sul binario della vita è possibile, ma non da soli. Lo dice il laburista  Damien Egan, sindaco della storica municipalità di Lewisham, trecentomila abitanti, uno dei Comuni della metropoli Grande Londra. “All’età di 14 anni sono diventato con mia madre e mia sorella un homeless – racconta – Fummo fortunati, perché a un certo punto trovammo un appartamento del Comune”. Egan, 37 anni, si trasferì a Lewisham da ragazzo, dopo la laurea alla Saint Mary University di Twickenham. Ha lavorato a lungo in ONG contro lo sfruttamento e la tratta di lavoratori. A maggio 2018 è stato eletto sindaco. Sta consegnando  mille appartamenti sociali.