Dall’immondizia ai trasporti, Roma nel disastro a 5 stelle

Un ragazzo di 17 anni, promessa del basket, studente del Righi, è la vittima più recente, ha perso la vita su un attraversamento pedonale della via Nomentana, il vice prefetto Giorgio De Francesco è stato falciato da un pullman turistico nella centralissima via Cavour, dove milioni di romani e di turisti passano ogni giorno. Il professor Christopher Humphris non ha avuto scampo, investito in pieno e travolto mentre, dal Circo Massimo, attraversava verso il Lungotevere: altro posto frequentato da milioni di pedoni ogni giorno, per la vicinanza ai monumenti, ai siti archeologici, alle manifestazioni commerciali come quella della Coldiretti da cui stava tornando il povero professore, domenica sera. Tre pedoni morti in 48 ore, 126 nel 2018.

Roma, “che non si può governare” secondo il parere dei politici in difficoltà, non sembra essere mai stata così sgovernata come in questo periodo segnato da Virginia Raggi. Complici, uno dopo l’altro, i bandi per l’affidamento dei servizi che cadono uno dopo l’altro, ultimo in ordine di tempo quello per la rimozione delle auto in seconda fila, cassato per errore materiale. Senza controlli, senza sanzioni, senza rimozioni, il traffico di Roma è impazzito. I pullman turistici che assediano, oscurano il centro storico, che corrono lungo le arterie a intenso traffico anche pedonale. A luglio, in corso Vittorio Emanuele, investita da un pullman è morta una studentessa di 22 anni, Cristina Pangrazi, anche lei attraversava sulle strisce pedonali in una via centrale di Roma. E il caos su quattro ruote si mescola con quello della manutenzione del verde urbano. Rami, alberi che cadono e paralizzano il traffico circostante. A chi scrive è accaduto di passare in auto intorno alle 18 da piazzale delle Belle Arti e di trovarsi imbottigliata a causa di un ramo caduto. Alle 21, sulla via del ritorno, il ramo era sempre lì e il traffico bloccato.

Il rapporto annuale dell’Agenzia che fa il monitoraggio dei servizi pubblici della Capitale registra alla voce viabilità delle auto la valutazione di “peggioramento” nel giudizio di quasi il 60% dei romani che si accompagna al 63 per cento degli scontenti per il peggioramento degli interventi sul decoro urbano.

C’è da dire che la fotografia del rapporto annuale dell’Agenzia non offre una rappresentazione dinamica della valutazione dei cittadini, più efficaci, da questo punto di vista erano le indagini trimestrali sull’andamento dei singoli servizi che si facevano nei primi anni di istituzione del monitoraggio e che misuravano miglioramenti e peggioramenti a breve.

Tuttavia, c’è una scheda intitolata “giudizio sul recente andamento di alcuni servizi, aspetti della vita a Roma e prospettive personali”, nel report della Agenzia per il controllo della qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, che probabilmente riesce a raccontarci come campano i romani meglio di altri aspetti dell’indagine. Due domande sono sganciate dal tema dei servizi pubblici locali (il cuore della ricerca). La prima riguarda le opportunità di lavoro: “Pensa che miglioreranno nel prossimo futuro?”, la seconda è relativa alle aspettative personali nei prossimi 5 anni: “miglioreranno, resteranno uguali o peggioreranno?”. Quasi il 60 per cento (56,7) degli intervistati risponde che le opportunità peggioreranno, quasi il 40 (39,1) che resteranno uguali, pochissimi quelli che vedono rosa nel futuro lavorativo. Migliore ma non troppo l’aspettativa sulla propria personale situazione, con un 50 per cento di persone che non vede nel prossimo futuro cambiamenti in meglio, mentre il 20 per cento si aspetta il peggio e il 30 un qualche miglioramento.

È la fotografia di una metropoli immobile, che si accontenta, che non vede di fronte a sé né sfide né speranze, ripiegata su se stessa e sulla dimensione del quartiere dove si vive, di cui si conoscono pregi e difetti e dove non ci si aspettano sorprese. La triste insufficienza complessiva, che colloca Roma al 5  contro il 7 del livello di soddisfazione nel paese e nel Lazio, è leggermente più alta quando agli abitanti è chiesto un giudizio sulla propria zona: la qualità della vita a Roma è, infatti, a 5,3 contro il voto di 5,6 nel quartiere. Forse anche una città che continua a riservare ai cinque stelle una residua benevolenza aggrappata alla promessa del reddito di cittadinanza. Come si spiegherebbe altrimenti quel differenziale di 10 punti fra la sfiducia nelle opportunità di lavoro e la prospettiva di cambiamenti in meglio nei prossimi 5 anni?

Una residua speranza politica, non certo suffragata dal giudizio sulla prova di governo locale della giunta di Virginia Raggi, bocciata con quel voto intorno al 5 che fa media fra le pessime performance su rifiuti e trasporti e il giudizio positivo su alcune istituzioni culturali.

Il malcontento dei romani è abbastanza uniforme in tutti i municipi e si concentra sulle due questioni urbane di maggiore rilevanza, il ciclo dei rifiuti e i trasporti. Il voto sulla pulizia stradale è 3,5; 3,8 quello sulla raccolta dei rifiuti; 4,4 il giudizio su autobus e tram. Se è vero che nel nostro tempo è la qualità dei sistemi urbani a fare la differenza, Roma è il fanalino di coda delle grandi metropoli europee.

Nel 2013 Ignazio Marino chiuse Malagrotta, la discarica più grande d’Europa che lavorava in proroga da un decennio. Sono trascorsi 5 anni e una soluzione industriale al problema non è stata trovata. Nel resto d’Europa i rifiuti differenziati sono ormai considerati una ricchezza, per il riuso e per il potere calorico. Roma paga per portarli fuori e conferirli a impianti che ci guadagnano due volte, con le tariffe e con il calore che producono. La situazione non promette di migliorare, è andato deserto un bando da 188 milioni di euro. Si intravede in quel deserto il possibile ricatto di imprese che vedono l’opportunità di un guadagno ancora maggiore. A dicembre, una serie di ponti fra l’Immacolata e la Befana, quando i camion non viaggiano e gli impianti lavorano a scartamento ridotto utilizzando le festività per far consumare le ferie arretrate, rischiano di far saltare quel che resta di un fragilissimo equilibrio già ampiamente compromesso. Il Campidoglio lo sa? Si sta lavorando a scongiurare la probabile crisi natalizia?

Il governo giallo-verde ha intimato alla sindaca Raggi di trovare i siti per i nuovi impianti. Intanto i cittadini che subiscono gli effluvi insopportabilmente maleodoranti del TMB di via Salaria manifestano chiedendone la chiusura. Quello è un impianto obsoleto e sovraccarico. Ma con la storia che abbiamo alle spalle, come si farà a conquistare la fiducia degli abitanti, assicurando che i nuovi impianti saranno puliti e efficienti? Piuttosto Raggi preferisce aspettare che sia la crisi a dettare le regole, prende tempo chiedendo al governo nazionale di toglierle le castagne dal fuoco.

Racconta Walter Tocci che, in quella stagione in cui a Roma si fecero scelte di cui ancora oggi sentiamo gli effetti positivi, i trasporti di superficie erano immaginati come una rete che serviva di collegamento con il trasporto su ferro. Questo disegno di rete negli anni si è perso e si fa presto a spostarsi con la metropolitana ma poi si aspettano gli autobus per tempi infiniti e incerti. Sulla carta, con la realizzazione della TAV, ci sarebbe la possibilità di incrementare il trasporto su ferro per la città metropolitana, per i pendolari. Ma la sindaca Raggi condivide con il suo movimento l’assenza di progettualità, uno vale uno e tutti insieme valiamo zero. Quel tristissimo 4 al trasporto pubblico (su cui pende il referendum di Atac) è accompagnato da un altro numero sconvolgente: il 53 per cento non utilizza mai o di rado autobus e tram. Ma nulla sappiamo più sulla qualità dell’aria cittadina.

I servizi culturali, le biblioteche, Palaexpo, Auditorium sono uno dei pochi settori sopra la media del sei, c’è da dire però che, nella cultura, la programmazione ha di necessità tempi più lunghi, difficile dalla fotografia dell’Agenzia per la qualità capire cosa dobbiamo al prima e cosa al dopo.

C’è un altro voto, un tondo 6, che suscita un grido di dolore. Il 6 è dato ai parchi storici di Roma, in forte discesa rispetto al passato recente. Se si pensa alla bellezza delle ville romane, quel 6 grida vendetta.