Migranti: sei domande
ai leader europei

Il 28 e il 29 giugno si giocherà a Bruxelles una partita davvero decisiva per l’Unione europea. I capi di stato e di governo saranno chiamati a decidere, insieme ad altre importanti questioni, come affrontare il dossier dell’immigrazione. Le opinioni sulla strada da seguire sono drammaticamente divise, non solo tra i diversi stati dell’Unione ma anche all’interno dei Paesi. In Germania, l’iniziativa del ministro dell’Interno Horst Seehofer, capo della CSU, rischia addirittura di far precipitare una crisi di governo. Seehofer chiede, nei fatti, il ripristino dei controlli alle frontiere interne tra i paesi dell’Unione, in pratica l’abolizione degli accordi di Schengen. La cancelliera Merkel ha confermato di non essere affatto disponibile a un’involuzione del genere, ma lo scontro è durissimo e il leader bavarese trova alleati in Austria, nei paesi del blocco di Visegrad e nel ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. Per quanto riguarda l’Italia, il recente incontro del presidente del Consiglio con il presidente francese Macron non ha permesso di chiarire quale sia la posizione del governo di Roma, che per ora pare ancorata solo al frenetico e illiberale attivismo sulla linea dura della chiusura dei porti propugnata da Salvini.

Di fronte a questa situazione, il Movimento Europeo, preoccupato per la possibile involuzione che il fallimento dell’Unione sul problema delle migrazioni potrebbe innescare, a cominciare dalla distruzione della libertà di circolazione all’interno dell’Unione, ha deciso di porre sei domande fondamentali ai capi di stato e di governo e le ha fatte precedere da una dura denuncia degli egoismi e della insensibilità che l’Europa mostra nei confronti dei “nuovi schiavi africani”.

Strisciarossa raccoglie la denuncia e fa proprie le domande rivolte ai leader europei. Sarebbe molto utile se tutta la sinistra italiana e tutte le forze democratiche facessero altrettanto.

Ecco la denuncia del Movimento europeo:

“A partire dal diciassettesimo secolo gli europei sfruttarono l’Africa con le colonie. Nacquero così i “flussi migratori” con la tratta degli schiavi che attraversavano l’Atlantico. Poi furono milioni di europei fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo che attraversarono l’Atlantico cercando e trovando spesso solidarietà.

Negli Stati Uniti non c’era un problema di paesi di prima accoglienza e di ricollocazione perché le frontiere erano controllate dalle autorità federali e gli immigrati europei rappresentavano una forza lavoro essenziale per un continente con problemi demografici.

Nel ventunesimo secolo sono tornati i nuovi schiavi africani: la tratta è diversa ma il disprezzo della dignità umana è lo stesso. Per far fronte all’ennesimo fenomeno epocale delle migrazioni umane l’Europa deve fare come gli Stati Uniti: affidare il governo dei flussi migratori (economicamente, socialmente e culturalmente essenziale per un continente depresso demograficamente e con una media crescente di anziani) ad una autorità federale.

Se non si affronta con urgenza questa sfida esistenziale ogni dibattito sulla sovranità europea rischia di essere cancellato dalla fine del progetto europeo fondato sui valori della pace, della solidarietà, dell’inclusione e del rispetto dello stato di diritto”.

 

Ed ecco le domande per i leader europei, precedute da un giudizio sulla proposta, che è stata discussa a Parigi da Conte e Macron, sugli hotspot da creare nei paesi di origine e nei paesi di transito per accogliere e selezionare i richiedenti asilo. Questa proposta – fa notare il presidente del Movimento Virgilio Dastoli – richiede risposte a sette fondamentali domande che non sono state evidenziate nell’incontro dell’Eliseo e che dovrebbero essere messe sul tavolo del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno:

1) I governi dei 27 o una parte di loro con una cooperazione rafforzata/strutturata sono disposti ad accettare il principio secondo cui la gestione dei flussi migratori deve diventare di competenza europea e non più nazionale?

2) i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti ad attribuire la responsabilità dell’esame delle domande di asilo nei paesi di origine e di transito alle delegazioni dell’Unione europea?

3) i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti ad accettare una revisione del regolamento di Dublino che preveda un’equa distribuzione dei flussi migratori fra tutti i paesi membri e che tenga conto delle esigenze di ricongiungimento familiare, della sicurezza dei minori non accompagnati e di inclusione anche attraverso attività di formazione?

4) i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti a contribuire alla creazione di corridoi umanitari gestiti con un partenariato pubblico/privato?

5) i governi dei 27 o una parte di essi sono disposti ad accettare il principio secondo cui chi fugge da paesi dove si muore di fame e di disastri ambientali ha diritto di asilo come chi fugge dalle guerre?

6) i governi dei 27 sono disposti a investire una parte molto più importante delle risorse finanziare del bilancio 2021-2025 in un piano di aiuto per l’Africa rispettando così gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile?