Immigrazione,
se il centrosinistra insegue la destra

I campi di sterminio nazisti sono esistiti perché in Europa c’erano troppi ebrei. A parte qualche neonazista irriducibile nessuno, almeno in pubblico, oserebbe mai sostenere una tesi simile. Perché, allora, dovremmo accettare gli argomenti di chi va sostenendo che l’atto terroristico di Macerata è avvenuto perché in Italia ci sono troppi stranieri? Eppure è proprio quello che ci vanno raccontando, ormai da giorni, sui giornali e nelle televisioni. Il “folle” razzista che ha sparato agli africani è colpevole, certo, ma non avrebbe compiuto quel gesto se nella sua città, e nel paese intero, non ci fossero stati tanti immigrati. Ergo: la colpa è loro. E – va da sé – di chi li ha fatti arrivare. È un rovesciamento dei fatti che ha la stessa stupidità logica dell’esempio dei campi nazisti, ma ha effetti politici, e soprattutto culturali, devastanti.

Il problema è che questo rovesciamento non lo hanno compiuto solo Matteo Salvini, Giorgia Meloni e la corte variopinta di partiti e movimenti neofascisti che ormai popola stabilmente l’ala più destra della politica italiana. E neppure solo il loro alleato-rivale Silvio Berlusconi, cui non è parso vero di tornare alle sfrenatezze demagogiche d’antan e ha subito rilanciato: sono 600 mila? Cacciamoli tutti.

No. Gli stessi argomenti li abbiamo letti sui giornali e sentiti alla televisione da parte di esponenti di quasi tutto lo schieramento politico, con qualche, lodevole ma flebile, eccezione. Non solo dai grillini, che l’arte di rovesciare tutte le frittate dalla parte della demagogia la vanno affinando sempre più, ma anche da esponenti della sinistra, o sedicente tale. E questo è un problema, un problema grosso. Testimonia una tragica perdita di egemonia.

Sui problemi dell’immigrazione e dell’integrazione, il PD da mesi e mesi va al rimorchio della propaganda e delle iniziative della destra. La rinuncia ad approvare la legge sullo ius soli (o ius culturae, come s’era già concesso) perché “gli elettori non ci capirebbero” è stata solo la manifestazione più clamorosa di questa mancanza di egemonia. I Democratici, ma non solo loro a sinistra, hanno permesso che divenisse luogo comune l’idea che sia in atto una “invasione” quando i numeri dicono che, anche nei momenti di massimo afflusso, gli arrivi sono sempre stati statisticamente irrilevanti; hanno titillato le pulsioni di “sicurezza” quando i reati in realtà diminuivano (quasi ogni giorno arriva la notizia d’un sindaco pd che in nome della “sicurezza” dei cittadini fa le barricate contro le quote di rifugiati assegnate al suo comune);  hanno fatto propria, con il loro massimo esponente, la falsa buona coscienza dell’”aiutiamoli a casa loro”. Soprattutto, hanno accettato di fare a tal punto degli arrivi sulle nostre coste il “solo” problema in fatto di immigrazione da impedire di fatto i soccorsi in mare da parte delle ONG e, che è ancora peggio, di consegnare la sorte dei profughi alle violenze delle bande libiche.

Ora, il ministro dell’Interno Minniti sarà senz’altro sincero quando dice che ci si sta occupando, finalmente, della vergogna dei lager in Libia; né si deve dimenticare che c’è stata una stagione in cui la Marina Militare italiana ha dato grandi prove nella campagna umanitaria lanciata dal governo Letta. E certo nessuno può sottovalutare le difficoltà organizzative e amministrative della sistemazione degli stranieri in strutture che rendano possibile la convivenza pacifica e l’integrazione. E però è difficile sfuggire alla sensazione che da molti mesi a questa parte l’immigrazione in Italia sia stata il campo di un gigantesco carosello di disinformazioni, di bugìe, di esagerazioni che nel campo democratico hanno trovato quasi mai un argine e troppo spesso una sponda.

La mancanza di egemonia della sinistra ha avuto un riscontro anche nel modo in cui l’informazione ha trattato e tratta la propaganda della destra sull’immigrazione. L’altra sera, in una trasmissione con Giletti, Salvini ha ripetuto la sua “denuncia” sul “tentativo in atto di sostituire gli italiani con gli immigrati”. Possibile che nessuno dei suoi intervistatori trovi mai il modo di chiedergli se si rende conto dell’assurdità di quello che dice?  Quanti stranieri dovrebbero arrivare per prendere il posto di 60 milioni di italiani? Il leader della Lega in realtà non ha inventato nulla: la teoria della “sostituzione etnica” (“grand remplacement”) fu formulata una quindicina di anni fa dallo scrittore francese Renaud Camus per descrivere il fenomeno delle massicce migrazioni di maghrebini nelle banlieues parigine. Ora, è vero che quelle migrazioni hanno creato enormi problemi e tensioni, ma neppure nei quartieri periferici di Parigi la teoria ha trovato un minimo riscontro. Il concetto però è rimasto nelle orecchie di una parte degli elettori. Il remplacement ha avuto un suo ruolo nella propaganda di Marine Le Pen e del Front National. La sua paradossale versione italiana troverà lo stesso successo? Le affermazioni del candidato leghista alla Regione Lombardia sulla “razza bianca” che rischia la scomparsa gli hanno attirato – assicura lui stesso – molti voti…

Di fronte all’aggressività propagandistica della destra in materia di immigrazione, questa debolezza dell’informazione, che ha anch’essa ovviamente le sue lodevoli eccezioni, è l’altra faccia della mancanza di egemonia del pensiero democratico. Non crediamo che sarà facile rovesciarla. Però dovrebbe essere chiaro, almeno, da dove partire. Rimettendo sui piedi la realtà dei fatti: gli spari di Macerata sono stati un atto di terrorismo fascista e razzista che nulla ha a che vedere con il numero degli africani che si vedono per strada; la “sostituzione etnica” è una solenne imbecillità, peraltro scopiazzata male dall’imbecillità di un altro; non c’è alcuna “invasione”. Queste, e altre simili, dovrebbero essere le parole d’ordine della manifestazione contro il fascismo e il razzismo convocata per il 10 febbraio a Macerata. Semplici, vere.