Immigrazione, ennesima figuraccia dell’Italia a Bruxelles. Il caso Diciotti è stato risolto dal Vaticano

E adesso, caro Di Maio? La riunione di Bruxelles, quella che doveva “affrontare il problema della nave Diciotti e della redistribuzione dei profughi” sennò lui in persona, Luigi Di Maio, avrebbe tagliato i 20 miliardi che l’Italia versa all’Unione europea, c’è stata e ovviamente non ha affrontato il problema della nave Diciotti e della redistribuzione dei profughi. Non solo non lo ha fatto, ma, hanno spiegato i portavoce della Commissione e del Consiglio UE, non era mai stato previsto che lo facesse.

La vicenda della Diciotti si è risolta grazie all’intervento della Cei: Un centinaio di richiedenti asilo sarà accolto dalle parrocchie italiane, una ventina andrà in Albania,  altrettanti in Irlanda.

A questo punto ci aspettiamo che il coraggioso Gigino metta in atto la sua tremenda rappresaglia e blocchi i trasferimenti finanziari dall’Italia all’Unione. Come?

L’unico membro del governo che pare aver sale in zucca, il titolare degli Esteri Moavero, ha cercato di spiegargli che anche volendo non sarebbe legalmente e tecnicamente possibile. Il caso di un paese che interrompa i suoi versamenti non è previsto, non dal buon senso ma neppure dai Trattati che l’Italia ha firmato. Al massimo si può ottenere una rinegoziazione delle somme dovute, come negli anni ’80 chiese Margaret Thatcher al grido di “I want my money back”. Per smettere di pagare l’Italia dovrebbe uscire unilateralmente dall’Unione, con tutte le conseguenze del caso (non ultima quella di restituire tutti i trasferimenti che viaggiano in senso contrario, come dovrà fare la Gran Bretagna, e si tratta di somme enormi). Dovrebbe anche rivoluzionare il proprio assetto fiscale, giacché gran parte dei contributi alla UE vengono prelevati automaticamente dall’Iva, dai dazi che ancora esistono e da altre entrate. Il ministro Tria cominci a studiare. Oppure telefoni al suo collega vicepresidente del Consiglio e gli dica due paroline. Intanto, però, l’ennesima figura da cialtroni in Europa questo governo l’ha fatta e la nostra discesa agli inferi in fatto di credibilità pone un serissimo problema politico che certo deve preoccupare molto il Quirinale.

Siamo seri. Se Luigi Di Maio non è pazzo o completamente sprovveduto (la seconda ipotesi non è da escludere a priori), la sua uscita va giudicata come le tante altre sconcertanti sparate senza costrutto cui gli esponenti di questo governo ci hanno abituato: chiacchiere, fuffa, flatus vocis, “ammuina” pura, bassa propaganda, demagogia da accattoni. Come quella con cui l’ineffabile Conte cercò di spacciare come una “vittoria dell’Italia” la decisione presa nel vertice di fine giugno di adottare il criterio della “base volontaria” sulla quale i paesi si dovranno muovere in fatto di quote di accoglienza. Oltretutto, che la riunione di Bruxelles sarebbe andata com’è andata era assolutamente prevedibile. Per il motivo, semplicissimo ma per misteriose ragioni incomprensibile ai geni che ci governano, che la materia dell’accoglienza e della ripartizione dei migranti “su base volontaria” non è competenza delle istituzioni di Bruxelles ma dei governi nazionali, i quali che se la tengono gelosamente stretta.

L’unica cosa che si può fare è cercare di convincere i partner, cosa che Moavero ha cercato di fare cominciando, chissà perché, dall’interlocutore più ostico, il suo collega ungherese Peter Szijjarto, il quale, nonostante la corrispondenza di amorosi sensi che lega il suo Victor Orbán a Matteo Salvini, lo ha mandato educatamente a quel paese. L’Ungheria non si prende nemmeno un profugo e a tambur battente hanno ribadito la stessa cosa gli altri del gruppo di Visegrad, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il ministro belga competente per l’immigrazione Theo Francken, mentre un portavoce del governo di Madrid faceva notare che da parecchie settimane la Spagna ha superato, e di molto, l’Italia in fatto di sbarchi sulle proprie coste. L’unico, vaghissimo, cenno di disponibilità è venuto da uno dei portavoce della cancelleria di Berlino, il quale ha ripetuto la formuletta che Frau Merkel recita da qualche tempo sulla necessità di “comprendere” le ragioni dell’Italia.

Ragioni che sarebbero ben più comprensibili se non si desse il caso che l’Italia, così insistente perché altri paesi si prendano i “suoi” profughi non sarebbe affatto solerte nell’ottemperare agli impegni presi nei confronti dei partner: come ha denunciato in un concitato intervento su La 7  l’ambasciatrice di Malta, il Viminale non avrebbe ancora accolto i migranti approdati sull’isola che avrebbe dovuto “prendersi” in base agli accordi concordati all’epoca.

Tutto questo discutere di “prendere” e “dare” esseri umani è davvero sconcio, è una delle tante vergogne cui siamo costretti ad assistere in questi giorni tristi. La più grave, davvero insopportabile, è quella che è andata in scena nel porto di Catania: la magistratura indaga e tra le ipotesi di reato su cui stanno lavorando le Procure per Matteo Salvini è stata evocata quella di abuso d’ufficio. Gli atti verranno inviati al Tribunale dei Ministri. Si vedrà.

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