Ilva: tensione a Taranto e Genova
E il governo annulla l’incontro

 

Taranto e Genova in subbuglio. Tornano a scioperare i lavoratori dell’Ilva, il complesso siderurgico stremato da una lunghissima crisi, da polemiche infinite tra chi difendeva il lavoro e chi metteva al primo posto la salute. Ora c’è una nuova proprietà, al posto della famiglia Riva. E’ la cordata Mittal-Marcegaglia. Che ha presentato un piano che fa rabbrividire le organizzazioni sindacali e non soddisfa le associazioni ambientaliste. Cosicché oggi, lunedì, si sciopera e si manifesta. Mentre a Roma era annunciato un incontro, una trattativa.  Con un guizzo di sensibilità, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nella tarda mattinata lo ha fatto saltare. Motivo? “Non possiamo accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni”.

I toni sono veementi.  A Genova è in corso un grande corteo ed è stata occupata la fabbrica. A Taranto (vedi il resoconto di  Nazareno Dinoi)  il segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò aveva annunciato: “Ci attrezzeremo per fare dei presidi permanenti e martedì mattina, come sanno le Rsu e i lavoratori, rifaremo un Consiglio di fabbrica e lì decideremo, sulla scorta di quanto succederà oggi che cosa fare in termini di manifestazioni o mobilitazioni. Sappiano che noi non rimarremo con le mani in mano”. C’è anche chi diffonde minacciosi messaggi audio, riportati dal “Corriere del Mezzogiorno”: “Buona sera a tutti in famiglia. Quello che vi sto per dire non è uno scherzo, non crediate che sia uno scherzo. Cercate di mettere più roba dentro casa per i bambini: latte, pane, pasta, quello che sia, perché dalla settimana prossima, intorno a mercoledì-giovedì, Taranto sarà paralizzata. Non arriverà più nulla, sciopero ad oltranza. Licenziamenti Ilva Taranto, licenziamenti Ilva Genova. Non sto scherzando”. Insomma c’è chi pesca nel torbido. Ha detto la sua anche l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro: “Bisogna evitare gli esuberi. Questo numero annunciato di quattromila (gli esuberi,ndr) è veramente impressionante perché è proprio il contrario di quanto era stato assicurato”.

La tensione appare alta anche a Genova. Oggi si é svolto  lo sciopero di 24 ore con un corteo da Cornigliano al centro città, con l’adesione anche dei portuali e dei vigili del fuoco. Un documento di solidarietà è stato sottoscritto dai poliziotti del Silp. E anche nel capoluogo Ligure la chiesa si è fatta sentire con la voce dell’arcivescovo cardinal Bagnasco: “È necessario continuare allo strenuo la via del dialogo e della mediazione. Tutti devono cercare di non chiudere le vie della comunicazione e continuare il dialogo, cercando di trovare, se esistono, vie alternative almeno provvisorie, in attesa che l’azienda possa riprendere un ritmo tale da ampliare nuovamente l’organico”.
Eppure, il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, nel giugno scorso era stato rassicurante: “Nessun lavoratore sarà licenziato”. E il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti aveva annunciato l’altro giorno “Non ci sarà alcun licenziamento perché tutti quelli che non saranno assorbiti dalla società del nuovo investitore resteranno dipendenti dell’Ilva in amministrazione straordinaria e saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale nelle zone attorno il perimetro aziendale”. Parole simili erano state pronunciate dalla vice ministra allo sviluppo economico, Teresa Bellanova: “Al termine del confronto nessun lavoratore rimarrà senza tutele reddituali e occupazionali. Mi auguro che lunedì si avvii una trattativa che porti a un’intesa soddisfacente in tempi rapidi”.

Il piano però, continuano a sottolineare i sindacati, prevede più di 4mila esuberi in tutta Italia su 14mila dipendenti. Mentre i lavoratori riassorbiti dalla cordata perderanno tutte le tutele e subiranno gli effetti del Jobs Act (compresa l’assenza dell’articolo 18 contro i licenziamenti facili). Per i 10mila lavoratori non vi sarà “continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”. Non solo: i lavoratori selezionati per l’assunzione dovranno firmare “verbali di conciliazione”, rinunciando espressamente “a ogni pretesa connessa a qualsiasi titolo ai precedenti rapporti di lavoro intrattenuti con la società”. Una clausola capestro. L’incidenza è sui diritti, sul salario, sulle pensioni. Con le riassunzioni verrebbero cancellati anche i contenziosi in corso. Secondo alcuni calcoli sindacali, applicando i minimi tabellari e abolendo il premio di produzione e quello di risultato, il taglio sarebbe pari a sette mila euro all’anno, quasi un terzo della retribuzione annua.

Ecco perché le dichiarazioni dei segretari dei metalmeccanici sono durissime. Dicono insieme Francesca Re David, segretaria generale Fiom e Rosario Rappa, responsabile siderurgia: “Quanto acquisito la scorsa settimana dalla riunione di Parigi di IndustriAll Global Union riguardo la totale inaffidabilità, arroganza e non rispetto degli impegni assunti da parte della multinazionale Arcelor Mittal viene confermato dalla comunicazione di avvio della procedura ex art. 47 legge 428/1990 in cui si dichiara che assumerà ex novo 10mila lavoratori che selezionerà previa accettazione delle condizioni imposte dall’azienda, con sottoscrizione di verbale di conciliazione tombale. Si parla quindi di 4.000 esuberi, distribuiti in tutti i siti; per gli assunti ci sarà un nuovo contratto di lavoro, rinunciando quindi all’anzianità di servizio e all’integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile. Inoltre, l’azienda arriva ad ipotizzare anche l’assunzione in aziende esternalizzate controllate. Se questo è l’atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell’indotto. Per la Fiom, sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. L’unica risposta possibile a tale provocazione è una forte azione conflittuale di tutte le lavoratrici e i lavoratori. …Ci presenteremo all’incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico unicamente per conoscere cosa vorrà fare il governo di fronte a questa inaccettabile posizione assunta da Arcelor Mittal”.

Lo stesso segretario generale della Uilm, Rocco Palombella giudica “inaccettabili” le condizioni poste. “Non possiamo accettare il passaggio parziale dei lavoratori e il drastico peggioramento delle loro condizioni economiche e normative. O Am Investco e i commissari indicati dal Governo cambiano posizione o il sindacato non farà sconti alla controparte aziendale in questa delicata vertenza. Siamo pronti ad un confronto duro”. Mentre Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl afferma: “Ci si prospettano presupposti ancora più arretrati rispetto a quanto concordato tra l’acquirente e la gestione commissariale. Se tale approccio sarà confermato nell’incontro di lunedì è chiaro che il ricorso alla mobilitazione generale diventerà inevitabile”. Sono le premesse a per uno scontro sociale assai impegnativo. La posta in gioco, in uno dei pochi gangli industriali rimasti, è assai alta. Chiama in causa governo e forze politiche interessate ai destini del lavoro.

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