Ilva: i lavoratori
in piazza chiedono
una risposta vera

 

Al termine della manifestazione nazionale di CGIL, CISL e UIL che si è tenuta ieri a piazza Santi Apostoli a Roma nell’ambito della settimana di mobilitazione per il lavoro, Luigi Agostini, già segretario nazionale della FIOM, ha affrontato la questione del futuro industriale dell’Ilva. Ecco il suo intervento.

Ilva: non basta dire Pubblico. L’acciaio non è un panettone. La presenza pubblica non può essere concepita e realizzata come una presenza di garanzia, tutto sommato indiretta, attraverso la solita Cassa Depositi e Prestiti.

Proprio perché l’acciaio è una produzione strategica per tante ragioni, la presenza pubblica deve essere all’altezza di tale compito. Occorre, allora, una presenza, quindi una presenza di direzione, di conduzione, dopo il fallimento dei privati e la conclusione della fase puramente speculativa del capitalismo privato.

Questo significa manager pubblici; non commissari/avvocati. E significa che va riaperta la scuola della grande managerialità dell’Iri, la cui chiusura è stata un vero e proprio delitto industriale.

Questo significa resuscitare una Banca di Investimenti pubblica, proprio per finanziare con capitali adeguati gli investimenti necessari ai progetti di sviluppo, di riconversione ambientale e di rilancio del Sud.

La manifestazione nazionale dei lavoratori dell’Ilva ha posto con forza il tema di questa necessità strategica nazionale, una dimensione che il capitalismo privato non è in grado di raggiungere.

Il governo è chiamato a dare una risposta all’altezza del problema che la manifestazione dei lavoratori pone rivendicando i passi necessari. Come avviene sempre nei momenti difficili, la lungimiranza strategica del mondo del lavoro si rivela come la forza più affidabile cui affidare le scelte strategiche del Paese. Con fiducia.