L’Ilva continuerà a produrre
La vittoria è degli operai e dei sindacati
delusione dei social grillini

L’accordo finalmente raggiunto per il grande complesso siderurgico dell’Ilva di Taranto e di Genova è un fatto di straordinaria importanza. Con le sue luci e le sue ombre. Quel che più rattrista è la disputa che si è aperta tra le forze politiche (con qualche meritoria eccezione) di governo e di opposizione, intente a disputarsi i meriti dell’intesa. Come in una campagna elettorale infinita. Mentre sarebbe il caso di riconoscere che il merito principale va a quella grande forza composta da oltre diecimila tra operai, impiegati e tecnici che in questi mesi ha vissuto, con i loro sindacati, un calvario che pareva senza fine. E che poteva anche sfociare in rivolte disperate. Con sulla testa una contrapposizione tremenda tra lo spettro della perdita di lavoro e l’altrettanto spettro di una produzione inquinante foriera di morti a catena. 

Quel che si è ottenuto dovrebbe poter rappresentare una risposta a entrambe le questioni. Sarà però necessaria una grande attenzione e vigilanza, quando l’annunciato referendum tra i lavoratori pronuncerà il suo verdetto, e se sarà positivo, affinché le misure concordate siano pienamente realizzate. Non alludo solo a quelle relative ai mantenuti livelli di occupazione “senza penalizzazione sul salario e sui diritti, compreso l’articolo 18”, come hanno sottolineato Francesca Re David (Fiom) e Maurizio Landini (Cgil). Mi riferisco altresì ai miglioramenti annunciati al piano ambientale. E che dovrebbero portare “all’accelerazione delle coperture dei parchi e a porre un limite fortissimo alle emissioni inquinanti”. Operando altresì “tutte le rilevazioni necessarie alla valutazione del danno sanitario a tutela della salute dei cittadini di Taranto”.

Sarebbe comunque ipocrita pensare che questo approdo nella trattativa nasca nel nulla e non abbia avuto una lunga preparazione, anche attraverso l’operato del precedente governo guidato dal Pd. Così come sarebbe ipocrita negare che i 5 stelle di Di Maio abbiano sostenuto nel passato opinioni che portavano alla chiusura del centro siderurgico. Lo testimoniano i commenti delusi apparsi sui social. Leggiamo messaggi di chi annuncia manifestazioni di protesta a Taranto. Oppure usano parole come queste “voi non capite che Ilva è un cancro. Qui ci avete condannato da anni e per anni al cancro. Abbiamo sperato nei 5S ma siete vecchi e legati e privi di coraggio.  Mi dispiace.  con Tap e Ilva avete dimostrato che non meritate il nostro voto”. E ancora: “L’Italia ha ceduto per sempre allo straniero Ilva, la più grande forza produttiva siderurgica europea. Agli indiani andranno i profitti; agli italiani gli inquinamenti, i tumori e la morte”.

I commenti da parte del Pd sono tutti tesi a considerare l’intesa come un successo appunto del Pd, e uno scacco per l’attuale governo. Più misurato il commento dell’ex ministro Carlo Calenda: “Una grande giornata per #ILVA,per l’industria italiana e per Taranto. Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a @luigidimaio che ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta”. 

Un complimento a Di Maio è venuto anche da parte della segretaria della Fiom Re David che gli ha riconosciuto “un ruolo importante”  nella trattativa. Quest’ultima affermazione, questo riconoscimento, per qualcuno è sembrato avere un collegamento con una discussione aperta anche nel sindacato. Con la posizione di chi a suo tempo sosteneva la necessità di un confronto, a livello delle forze politiche di Centrosinistra, con i 5 stelle per impedire il formarsi del male peggiore (l’alleanza 5 stelle-Lega) e chi sosteneva “meglio che governino insieme e dimostrino la loro incapacità, fino a schiantarsi”. Cosicché oggi c’è chi non ammette distinzioni e fa di ogni erba un fascio e chi vorrebbe giocare nelle contraddizioni della compagine giallo verde per ricavarne risultati positivi.