Il virus manderà in pensione le auto
I sindaci puntano su bici e mezzi elettrici

La pandemia di Covid-19, secondo i sindaci delle maggiori città del mondo, sancirà per sempre la fine dell’auto, un generale azzeramento della mobilità urbana con mezzi a combustibili fossili. Finirà anche la mobilità individuale come l’abbiamo finora praticata.

Se il virus ucciderà l’automobile

Lo ha annunciato la Global Mayors Covid-19 Task Force, il gruppo di azione dei sindaci coordinato dai primi cittadini delle più importanti quaranta città del mondo, incaricato di consegnare alla fine della fase 2 un piano di ricostruzione urbana. I progetti, da realizzarsi entro due anni, utilizzeranno gli enormi finanziamenti stanziati dalle agenzie e dalle istituzioni mondiali per arrivare a una nuova normalità. Questa dovrà essere un taglio netto con l’economia urbana del passato. C40 Cities ha la partnership di Bloomberg Philanthropies e di altri grandi donatori che mettono a disposizione mezzi da affiancare agli interventi pubblici, senza condizionarli.

Entro il 2023 le metropoli, da Londra a Parigi, da Milano a Bogotà, da Manchester a Barcellona, avranno reso completamente ciclabili tutti i percorsi urbani, periferie comprese. La pandemia e le misure che hanno ridotto o fermato anche le attività umane nocive hanno avuto effetti strabilianti sulla diminuzione di sostanze tossiche da traffico. Le emissioni di carbonio e di ossidi di azoto 2020 ad oggi sono diminuite nel pianeta del 5,5% rispetto al maggio 2019. Da metà gennaio a metà febbraio gli inquinanti hanno avuto una caduta del 25% in Cina, del 75% a Nuova Delhi, una della città con la maggiore quantità di veleni dell’aria al mondo, del 50% a Londra, del 40% a Milano.

Quale rapporto tra inquinamento e diffusione del virus?

Tre ricerche indipendenti hanno dimostrato che gli inquinanti non solo ci uccidono un po’ alla volta, ma che nel caso del Covid-19 queste emissioni sono, al di là di ogni dubbio, una cappa che fa stazionare e prosperare gli agenti patogeni. Non una causa di per sé, ma una sicura concausa della pandemia. La professoressa Francesca Dominici, italiana, dell’università di Harvard, si augura che questo metta un alt al peggioramento della qualità dell’aria, evitando che le autorità cerchino di allentare le regole contro l’inquinamento. Un altro studio, dell’università di Siena e della Aarhus University, in Danimarca, (Conticini et al.), pubblicato dalla rivista scientifica Enviromental Pollution, risponde affermativamente al quesito della ricerca: “L’inquinamento atmosferico è una concausa dei livelli estremamente alti di mortalità da Covid-19 nell’Italia del Nord?”. Il professor Dario Caro, coautore della ricerca, docente all’università di Aarhus, sottolinea come Lombardia ed Emilia Romagna abbiano avuto una mortalità del 12%, mentre il resto d’Italia del 4,5%. La cappa di inquinanti prodotti dalle emissioni di ossido di carbonio, anidride carbonica, prodotti volatili, ossido di azoto, anidride solforosa, particolato (PM10 e PM2.5), idrocarburi incombusti e benzene che hanno favorito la cattura e la persistenza di agenti patogeni inalati dai cittadini. Su strisciarossa Walter Ganapini (leggi qui il suo articolo) ha illustrato uno studio che rafforza la tesi di un rapporto diretto tra inquinamento e diffusione del virus.

Nel futuro biciclette e auto elettriche

I sindaci di C40 pensano che solo la totale chiusura dei centri cittadini e delle periferie al traffico automobilistico possa risolvere il problema. Le piste ciclabili, finanziate da una grande massa di fondi, saranno concluse entro tre anni. Le nuove vie innerveranno i centri e le periferie. I mezzi pubblici elettrici e le auto elettriche intelligenti, per chi ha una mobilità più limitata, integreranno il sistema. Secondo le simulazioni i tempi di percorrenza saranno di meno della metà, e i costi complessivi (salute, incidentalità, manutenzioni) verranno abbattuti del 30%. Non va messo in conto il prezzo del carburante, che è ormai imploso: i produttori pagano gli acquirenti perché li liberino da questo prodotto nel timore che la capacità di stoccaggio finisca a maggio.

Milano ha già iniziato a costruire il 29 aprile scorso i nuovi trentacinque chilometri di piste ciclabili che saranno terminati il prossimo settembre. Si parte con l’itinerario San Babila-Sesto Marelli fino ai bastioni di Porta Venezia (percorribile a metà maggio), poi entro metà giugno Corso Buenos Aires-viale Monza-Sesto.
Non sarà da meno Parigi, dove la sindaca Anne Hidalgo, col Progetto Velo, rimuoverà il 72% dei posti parcheggio per far passare le piste iclabili e i piccoli mezzi elettrici dedicati a chi ha maggiori difficoltà a muoversi. A Londra, il sindaco Sadiq Khan ha detto che le misure di restrizione al traffico durante lock-down resteranno in vigore per “sradicare per sempre l’inquinamento da traffico”. Porterà a termine il progetto già iniziato due anni fa per le biciclette e i pedoni in tutta la città. Una viabilità modificata sopra e sotto terra attraverso la metropoli inglese. Sarà possibile anche percorrere tutti i tunnel in disuso della subway, con un bel decoro urbano e punti vendita lungo il percorso.
Non sarà immediata la scomparsa dell’auto, ma la pandemia ci ha fatto aprire gli occhi su come il mondo potrebbe essere se lo vogliamo.