Il virus della povertà
squassa l’America

Sherrena decise di sfrattare Arleen. Troppo il suo debito: 870 dollari. Sherrena capì che era ora di “chiudere e passare all’inquilino successivo” All’inizio del mese aveva presentato la domanda e il tribunale aveva fissato l’udienza il 23 dicembre: sarebbe stata l’ultima udienza dedicata agli sfratti prima del Natale di quell’anno. Molti genitori tentavano la sorte coi padroni di casa anziché affrontare a mani vuote i loro bambini la mattina di Natale. Una nuova inquilina aveva già chiesto a Sherrena se poteva restituirle una parte del suo affitto per comperare i regali. Sherrena le aveva risposto: “Devi avere una casa per metterci i regali e l’albero di Natale… Sono undici mesi che sai che arriverà Natale”.

La sera prima dell’udienza in tribunale di Sherrena e Arleen cominciò a nevicare. Quando Milwaukee si risvegliò la mattina seguente, si trovò sepolta dalla neve. Le ciminiere della città gettavano nuvole di fumo denso come bambagia nel cielo pallido. Le decorazioni natalizie punteggiavano la North Side: un presepe nero, un omino di neve sorridente in un lotto di terreno abbandonato. Sherrena arrivò al tribunale della contea di Milwaukee. Il tribunale era stato costruito nel 1931, ma l’avevano fatto in modo che sembrava ci fosse da sempre. Colonne corinzie, più alte e più grosse di tronchi di quercia, circondavano l’edificio, sostenendo un tetto che incombeva sulla città. L’edificio era enorme, con un’imponente facciata di pietra su cui gli architetti avevano scolpito a lettere cubitali: VOX POPULI VOX DEI. La voce del popolo è la voce di Dio.

Superati i controlli Sherrena andò alla sala 400, il tribunale per le cause minori, il più affollato dello stato. I suoi passi risuonavano sul pavimento di marmo e riecheggiavano sul soffitto a volta. Superò avvocati in trench, che parlavano al cellulare guardando per terra, e giovani genitori con i loro bambini, che spalancavano la bocca come turisti. Donne e uomini erano stipati su lunghe panche di legno e in piedi lungo le pareti. I loro corpi scaldavano l’ambiente. Sherrena cercò da sedere, salutando con la mano i padroni di casa che conosceva.

Nella parte davanti della sala, in uno spazio riservato con tavoli e molte sedie vuote, sedevano gli avvocati in gessato e cravatta. Erano stati assunti dai padroni di casa. Alcuni erano seduti con delle cartellette chiuse davanti e leggevano il giornale o facevano le parole crociate. Altri scherzavano con l’ufficiale giudiziario, che ogni tanto interrompeva la conversazione per ordinare a un inquilino di togliersi il cappello o di abbassare la voce. Tutti, nello spazio riservato, avvocati e ufficiale giudiziario, erano bianchi.

Davanti agli avvocati, una grande scrivania di legno fronteggiava la folla. Due donne erano sedute ai lati della scrivania e chiamavano le cause del giorno facendo l’appello. La maggior parte dei nomi che gridavano restava senza risposta. Circa il 70 per cento degli inquilini convocati dal tribunale di Milwaukee per gli sfratti non si presentavano. Lo stesso accadeva in altre grandi città. In alcuni tribunali si presentava solo un inquilino su dieci. Alcuni non potevano assentarsi dal lavoro, non riuscivano a trovare chi badasse ai bambini o non capivano il procedimento nel suo complesso o non erano interessati o preferivano evitare l’umiliazione. Quando gli inquilini non si presentavano, mentre il padrone di casa o un suo rappresentante lo faceva, la scrivana apponeva velocemente alla pratica tre timbri – il che voleva dire che l’inquilino aveva ricevuto una sentenza di sfratto standard  – e la metteva in cima a un mucchio che diventava sempre più alto. Il rumore della sala era un dolce ronzio formato dai sospiri di decine di persone, dai loro colpi di tosse, mormorii e sussurri ai bambini, interrotto dalla chiamata di un nome, una pausa e tre forti colpi di timbro.

I Dieci Comandamenti

Dietro alla scrivania, incorniciato da due grandi colonne di legno, c’era un grosso quadro di Mosé che scendeva dal monte Sinai con i Dieci Comandamenti non ancora spezzati. Guardava dall’alto gli israeliti nel deserto che danzavano intorno al vitello d’oro*. Delle porte ai due lati della scrivania conducevano agli uffici dei commissari, dove si svolgevano le udienze vere e proprie. Quando venivano chiamati, i padroni di casa e gli inquilini superavano una delle porte laterali e di solito ne riemergevano pochi minuti dopo.

Una donna nera la cui udienza si era appena conclusa tornò nella sala, tenendo per mano il suo bambino. Aveva la testa bendata e non si era tolto il pesante cappotto invernale. Continuò a percorrere la corsia centrale della Sala 400, superando un bianco anemico con dei rozzi tatuaggi, una donna bianca in carrozzina che indossava dei pantaloni del pigiama e delle Crocs, un nero cieco con il cappello floscio in grembo, un ispanico con stivali da lavoro e una maglietta con la scritta PREGA PER NOI – tutti in attesa della loro udienza. Gli inquilini nel tribunale degli sfratti erano generalmente poveri e quasi tutti (il 92 per cento) avevano mancato di pagare l’affitto. La maggioranza di loro spendeva almeno metà del proprio reddito per l’affitto. Un terzo vi dedicava almeno l’80 per cento**. Tra gli inquilini che andavano in tribunale e venivano sfrattati, solo 1 su 6 sapeva dove trasferirsi a vivere: in un rifugio o in un appartamento di amici o parenti. Alcuni erano rassegnati a finire per strada. Per lo più non sapevano dove recarsi.

La donna con il cappotto blu incrociò lo sguardo di un’altra donna nera seduta in fondo alla panca. Mentre passava, si chinò e sussurrò: “Non si preoccupi. Dura solo un minuto, cara”. Come sempre, il tribunale era pieno di donne nere. In media, 3 persone su 4 nel tribunale degli sfratti di Milwaukee erano nere. Di queste, 3 su 4 erano donne. Il numero complessivo delle donne nere nel tribunale degli sfratti superava quello di tutti gli altri gruppi messi insieme. Bambini di tutte le età circondavano queste donne. Una ragazzina con una confezione intera di mollette fra i capelli sedeva silenziosa, facendo oscillare le gambe sotto alla panca. Un ragazzino dalla pelle scura, con una camicia di due misure troppo grande, stava seduto eretto con l’espressione dura. Sua sorella, accanto a lui, tentava di dormire, tenendosi un braccio davanti agli occhi e stringendo con l’altro un cane di pezza.

I miseri quartieri di Milwaukee

Nei quartieri più poveri di Milwaukee, gli sfratti erano diventati comuni, soprattutto per le donne. In quei quartieri, 1 inquilina su 17 veniva sfrattata dal tribunale ogni anno, il doppio degli uomini degli stessi quartieri e nove volte le donne delle aree bianche più povere della città. Le donne dei quartieri neri costituivano il 9 per cento della popolazione di Milwaukee e il 30 per cento degli affittuari sfrattati.

Se il carcere era arrivato a caratterizzare la vita degli uomini dei quartieri neri poveri, lo sfratto stava modellando la vita delle donne. I neri poveri venivano sbattuti dentro. Le donne nere povere venivano sbattute fuori***.

(Matthew Desmond, “Sfrattati. Miseria e profitti nelle città americane”, 2016)

* Bibbia, Esodo. Mosè, dopo la promulgazione del Decalogo, trascorse 40 giorni sul Monte Sinai per ricevere le Tavole della Legge, che ruppe immediatamente quando vide gli ebrei – appunto – danzare attorno al vitello d’oro (NdR).

** Secondo l’American Housing Survey del 2013, il 71 per cento delle famiglie povere in affitto che dichiaravano di aver ricevuto un avviso di sfratto negli ultimi tre mesi lo doveva al mancato pagamento dell’affitto (NdA).

*** Nelle comunità nere povere, le donne avevano maggiore probabilità di lavorare nell’economia formale rispetto agli uomini, molti dei quali erano bollati da precedenti penali e da alti tassi di disoccupazione. Molti padroni non approvavano le domande di affitto da parte di persone disoccupate o con precedenti penali. Nei quartieri popolari, le donne avevano maggiori probabilità di fornire la necessaria documentazione relativa al reddito quando stipulavano un contratto, o grazie a un sussidio di disoccupazione o all’assistenza sociale. A Milwaukee, metà dei neri in età lavorativa era senza lavoro e metà dei trentenni aveva passato del tempo in carcere – tendenze non senza rapporto tra loro (NdA).