Il virus dei nostri incubi,
due o tre cose
che sappiamo di lui

Sono passati cinque mesi, ormai, dalle prime evidenze pubbliche in Cina di una nuova malattia (sarà chiamata COVID-19) causata da un nuovo coronavirus (battezzato SARS-Cov-2). Non sono molti, ma neppure pochissimi. Cosa abbiamo imparato in questo tempo, in termini scientifici?

C’è stata una grande mobilitazione internazionale della comunità scientifica, spesso in contrasto con la politica. Due casi per tutti: il medico cinese Li Wenliang che è stato perseguitato per aver denunciata la presenza a Wuhan di una nuova, strana malattia; il grande immunologo americano Anthony Fauci che non ha avuto paura di schierarsi contro le posizioni più improvvide del presidente Donald Trump ed è stato perseguitato dai leoni della tastiera ultraconservatori. Sono due esempi da ricordare, quando si parla del rapporto tra scienza e politica.

Ma a cosa ha portato questa grande mobilitazione internazionale della comunità scientifica? Diciamo subito che le domande cui si è risposto in maniera sufficientemente certa sono poche, mentre quelle ancora aperte sono tante. È inevitabile: questo virus non è solo nuovo, ma è subdolo.

Anthony Fauci

Dagli animali all’uomo

Cominciamo dall’inizio. Perché questa nuova “malattia emergente”? Qui la risposta è certa, anche se mancano alcuni dettagli importanti. Questo virus ha eseguito un “salto di specie”: è passato dai pipistrelli all’uomo. Non sappiamo se direttamente o attraverso un vettore intermedio: il pangolino. La mancanza di conoscenza di questo dettaglio non è poca cosa e necessita di essere ancora indagata. Noi abbiamo necessità di conoscere i dettagli della trasmissione di un virus da specie a specie. Una cosa è certa: la comunità scientifica internazionale, compresa quella americana, è concorde nel sostenere che SARS-CoV-2 non è stato “costruito” in laboratorio né è uscito inavvertitamente da qualche laboratorio. COVID-19 è un esempio classico di zoonosi: di trasmissione di una malattia dagli altri animali all’uomo.

Li Wenliang

Dove e quando è avvenuto questo passaggio? Questa è una delle domande più aperte. Semplicemente non lo sappiamo. Ci sono molti indizi che fanno sospettare che il virus circolasse tra gli umani prima di dicembre, forse già a novembre o addirittura nell’agosto 2019. Probabilmente il “salto di specie” è avvenuto in Cina. Ma non è detto che sia avvenuto una sola volta: da uno specifico pipistrello (o pangolino) a uno specifico umano. Potrebbe essere avvenuto più volte in maniera indipendente, da più pipistrelli (o pangolini) a più umani.

Ci sono molti indizi che questo virus circolasse anche in Italia e, dunque, in Europa molto prima di quel 21 febbraio 2020 quando a Codogno fu diagnosticata la malattia al Paziente 1. Uno studio ha dimostrato che SARS-CoV-2 era presente in Italia già a inizio gennaio. Ma non è da escludere che il virus abbia iniziato a circolare qualche mese prima. Sono state infatti denunciate molte “polmoniti anomale” negli ultimi mesi del 2019.

La circolazione delle informazioni all’interno della comunità scientifica internazionale ha consentito di avere una conoscenza molecolare di questo “virus a RNA” molto precisa fin dall’inizio. Sappiamo quasi tutto di com’è fatto. Il che è un bell’aiuto per chi è alla ricerca di farmaci e vaccini. Questa conoscenza molecolare ci dice che, finora, il virus non è mutato.

Il che spalanca ad altre domande. I virologi ci dicono che SARS-CoV-2 è sempre lo stesso, ma molti medici clinici assicurano che chi viene contagiato più raramente si aggrava, come se l’aggressività del virus fosse diminuita. Questa percezione non ha, però, solide basi scientifiche. Potrebbe essere una falsa percezione. Ma sono molti e autorevoli i medici che si dicono convinti del fatto che il virus sembra essere meno aggressivo. È così? E se sì, perché? Non lo sappiamo.

Non solo i polmoni

Intanto stiamo solo adesso iniziando a capire come agisce. Se, infatti, all’inizio si pensava che SARS-CoV-2 attaccasse solo le vie respiratorie degli umani, ora sappiamo che è capace di intrufolarsi in molte parti dell’organismo (non sappiamo però come) e di attaccare diversi organi. Sappiamo che è molto più aggressive in persone in età più avanzata e molto meno nei bambini: ma non sappiamo esattamente perché. Sappiamo che è più aggressivo nei riguardi delle persone di sesso maschile e meno nei confronti delle donne, ma ancora una volta non sappiamo bene perché.

In questi cinque mesi i luoghi di diffusione del virus sono cambiati: prima la Cina e alcuni paesi dell’Asia orientale; poi l’Italia, la Spagna e l’Europa; poi nell’America del Nord ora il focolaio più dinamico sembra spostarsi verso il Sud America. Questa circolazione del virus sembra essere spiegabile. Ma, per fortuna, finora non c’è stata una diffusione esponenziale in Africa. E questo non sappiamo spiegarlo. Non in termini rigorosi, almeno.

Alcuni esperti sostengono che dovremo attenderci una “seconda ondata”. Altri ritengono che potrebbe non esserci. Altri ancora assicurano che non ci sarà, perché con l’estate il virus sparirà e non ritornerà, come è successo ad altri. La diversità delle posizioni dimostra che non sappiamo ancora quale sarà il futuro del coronavirus. D’altra parte non sappiamo neppure se il caldo lo “uccide” o lo “indebolisce”.

Tutta questa incertezza non deve essere ingenerosamente attribuita agli scienziati e ai medici. Il virus è nuovo e astuto, il suo comportamento non è facilmente modellizzabile (questo sì, lo abbiamo capito).

Per quanto riguarda il contrasto al virus, si sta intensamente facendo ricerca sia di farmaci specifici (non li abbiamo ancora) sia di un vaccino capace di prevenzione. Non li abbiamo ancora e non sappiamo quando li avremo. Mentre si stanno via via affinando le capacità dei medici di curare le persone contagiate che manifestano sintomi acuti.

L’OMS sotto attacco

L’assemblea mondiale dell’OMS

Quello che abbiamo appreso con certezza è che il miglior contrasto lo si fa sul territorio, mentre gli ospedali devono entrare in campo solo in occasioni più specifiche e più gravi. Ma questo significa, in Italia, ribaltare di 180° la politica sanitaria degli ultimi lustri, che ha teso a tagliare la spesa per i presidi territoriali e a concentrala in grandi ospedali. Occorre aumentare la spesa e programmare interventi più equilibrati. Perché se non sarà il SARS-CoV-2 a ritornare in forze, prima o poi ci sarà un’altra grande pandemia.

A livello internazionale abbiamo assistito (stiamo assistendo) ad un approccio fondato sul “ciascuno per sé e dio per tutti”. Il caos è totale e molti paesi stanno adottando politiche ben poco fondate sulla conoscenza scientifica. Il centro di coordinamento planetario, l’OMS, è sotto attacco. Donald Trump lo vuole abbandonare o, almeno, ridurlo a poca cosa. Mentre, invece, l’esigenza è quella opposta: abbiamo bisogno di un centro di governo planetario della sanità. Questo significa avere un OMS autorevole e indipendente. Quindi con più finanziamenti pubblici da parte degli stati e, magari, interventi più regolati da parte di fondazioni filantropiche private.

Perché questo sì lo abbiamo appreso in questi cinque mesi: solo la sanità pubblica e un sistema universale possono assicurare sia un contrasto efficiente agli agenti infettivi sia il diritto alla salute per tutti.