Messina: il ponte,
il tunnel
e la fata Morgana

Il 24 dicembre 2009 si posava la “prima pietra” dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Dieci anni fa. A Cannitello (Reggio Calabria) grande effervescenza del governo Berlusconi. Un fatto storico, passato presto a fatto comico. Finì tutto nella posa di quattro transenne e delle foto di una ruspa nei pressi di una rotaia.

Noi oggi siamo messi di fronte al prossimo “capolavoro di ingegneria”: un tunnel. Parola di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio che ha parlato da Ceglie Messapico, che sta in Puglia. Tutto confermato da Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e da Giancarlo Cancelleri suo vice, in dichiarazioni e interviste all’uopo. Non solo. Abbiamo anche i soldi: “ce li dà l’Europa”. E abbiamo, in tal modo, il nuovo (vecchissimo) tormentone. Che mette in ombra tutti gli altri piani del Recovery Fund (occhio! Vanno presentati con celerità e secondo criteri precisi) che ci assegna un gruzzolo di 200 miliardi e spiccioli. Che vuoi che sia fare un tunnel (scartato il Ponte)? Se ne parla e scrive da alcuni decenni. Tiriamo fuori le carte, please. Aggiorniamo la tecnologia e chiediamo il bonifico a Ursula Von der Leyen.

La lunga storia dei Ponti elettorali

Sino a qualche anno fa a Messina (sono persona informata dei fatti), all’estremo lembo di nord-est, Capo Peloro, il punto più corto dello Stretto, c’era una specie di trivella che faceva, così si disse, dei carotaggi nel terreno. Tonf…tonf…tonf. Passarono dei mesi. Cadde tutto nell’oblio. Ci sono tanti aspetti divertenti nelle cose serie. Come nei funerali dove prima o poi si finisce con il ridere. A Messina, nello scorso secolo, si svolgeva, con qualche successo, la Fiera Campionaria Internazionale. C’era esposto già allora – siamo, grosso modo, nel 1960 – un modellino del Ponte. Chiaro di cosa stiamo discutendo e da quanto tempo? Sinora, salvo smentite, si è sempre discusso piuttosto di “Ponti elettorali”. Buoni per gli allocchi. Che, per molto tempo, ci hanno sempre creduto. Poi si chiudevano le urne e addio Ponte. Posso pensare che oggi, caro Peppe Provenzano, tu quoque creda al tunnel (o Ponte) quando in Sicilia c’è, dove c’è, il binario unico e le strade sono trazzere per la transumanza? Spero proprio di no e che tu sia pronto a sdraiarti per protesta insieme a tanti.

Sta di fatto che in una notte d’estate pugliese è apparso il tunnel. Opera che dovrà “meravigliare”. Uno squarcio in un Mezzogiorno che aspetta la stella e i Re Magi. Circolano già le foto, come fosse già costruito e in funzione. Meraviglia delle meraviglie: da Torino a Palermo in Alta Velocità. Mangi la bagna cauda e, all’arrivo, le panelle. Non ti accorgi nemmeno di Reggio Calabria e Messina. Non le vedrai mai. E non alzerai lo sguardo sullo spettacolo vero, da buco nello stomaco degli innamorati giovani, dello Stretto che apparve al re barbaro così bello ma invalicabile. Sin quando non giunse la fata Morgana che con una magia avvicinò l’immagine della Sicilia dando l’impressione che si potesse raggiungere facilmente. Il re si tuffò e annegò. Sia chiaro: lunga vita a Conte, De Micheli e Cancelleri. Meglio imparino a nuotare, almeno Beppe Grillo lo fece nel 2012 ma non servì quell’impresa allo stesso Cancelleri per portarlo alla guida della Regione.

Il tunnel e il Recovery Fund

La questione del tunnel si può affrontare in mille modi. Vedremo di sicuro, d’ora in avanti, l’impegno intenso che sarà profuso nel dibattito pubblico, nel confronto politico. Ma ci credi stavolta? Perché mai si debba essere ottimisti? Tutto mi dice il contrario. Al di là di essere, per principio ideologico – si dice sempre così, vero? – favorevole o contrario al cosiddetto “attraversamento stabile dello Stretto di Messina”. Perché c’è il fondato sospetto – De Micheli pare lo abbia già detto – che alla presidente Von der Leyen, al momento di presentarci con le carte dei progetti, si chiederà qualche milioncino per fare solo un progetto di fattibilità. Hai capito a me, direbbe Di Pietro. Cioè, mettiamo il tunnel nel Recovery Fund ma come fumo negli occhi. Guarda che bella idea ci è venuta: riapriamo il “corridoio” Berlino-Palermo delle Grandi Reti Europee, pre nuovo Millennio, e vediamo se si può fare questo scavo sotto le acque dello Stretto, nelle sabbie dei fondali più azzurri, dove il mitico Colapesce regge una colonna precaria su cui si basa la città di Messina. Tutto ecosostenibile, garantito.

Il film è già visto. Cambiano i registi. Ora mi accingo a “scendere” da Roma a Messina (avrò fatto questo percorso in auto non meno di 300 volte). La Salerno-Reggio Calabria, rinnovata, fu inaugurata, dopo anni e anni di peripezie e cantieri in mano alle mafie, da un viaggio di Matteo Renzi, quando era al governo. Ma arrivò sino a Cosenza. Perché da lì in poi c’è tuttora molto da aggiustare. A Villa San Giovanni, non vedrò né Ponte né tunnel. Se mi apparirà Morgana, invece di tuffarmi, aspetterò il traghetto.
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