Pubblico è bello, anche
nella rivoluzione tecnologica

Sull’ultima pagina di Limes di qualche mese fa l’Eni annunciava che nel Green Data Center di Ferrera Erbagnone è entrato in funzione l’HPC4, uno dei SuperComputer più potenti al mondo, capace di svolgere fino a 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo, capace inoltre, con lo sviluppo della matematica algoritmica-dice sempre l’Eni- di rendere le attività più veloci, efficienti e sicure.

Ogni realtà è Numero, diceva Pitagora, e mai come oggi tutto si concentra nella Potenza di Calcolo. L’Eni, la più grande impresa pubblica italiana, si è dotata di uno dei Supercomputer più potenti del mondo.

Quali effetti ha tale balzo tecnologico nella vita complessiva dell’impresa, a partire dalla organizzazione interna, agli effetti sociali, sindacali ecc? A quando (tra parentesi) una Ricerca degli Uffici Studi del Sindacato sulle conseguenze di tale balzo?

In un’interessante intervista De Scalzi, presidente dell’Eni, illustra a grandi linee il grande balzo: 1500 ingegneri e ricercatori, che servono e costruiscono gli algoritmi per i suoi obiettivi di calcolo, riduzione drastica del costo per la ricerca di idrocarburi, enorme vantaggio competitivo, con conseguente strategica dei suoi algoritmi: segretezza militare.

L’Eni rappresenta il caso più concreto,per affrontare questioni di fondo,questioni che vanno dal modello di organizzazione produttiva al modello di organizzazione sociale.

Sorgono alcune inevitabili domande su diversi temi: a)la potenza di calcolo e la potenza produttiva; b)la potenza di calcolo e la proprietà della potenza di calcolo; c)i calcolanti ed i calcolati.

A partire da una considerazione di fondo: La rivoluzione tecnologica in corso,dentro l’involucro della diffusione tende naturaliter alla concentrazione del potere e del comando.

Chi è in grado di sedersi di fronte all’Eni per discutere, contrattare gli algoritmi?

L’Eni è una delle poche aziende pubbliche che si è salvata negli anni novanta dalla furia dei privatizzatori (a  sinistra avemmo persino la teorizzazione delle privatizzazioni come occasione e strumento per creare il capitalismo “popolare” e relativi capitani coraggiosi).

Ma vediamo le risposte alle domande poste su:

a) Risulta evidente il nesso ormai assolutamente determinante tra scienza-tecnologia-produzione e la direzione che deve prendere una politica di investimenti concentrata sulla ricerca e sua organizzazione;

b)Risalta in tutta evidenza la questione della proprietà, della proprietà pubblica delle macchine in cui è concentrata la potenza di calcolo: se tale potenza di calcolo si esercita sui miliardi di dati inerenti alla vita quotidiana di milioni di cittadini (pensioni,salute,istruzione ecc), chi se non il pubblico può essere garante della privacy, della stessa vita democratica dei cittadini? Non ha senso alcuno, quindi, la proliferazione di società private (fondi integrativi, studi privati, medicina privata ecc). Già oggi l’INPS ha la potenza di gestire le pensioni dell’intera Europa.Per non parlare della Sanità in cui l’attività quotidiana è regolata da protocolli elaborati dal processare miliardi di dati.

c)Calcolanti/calcolati: un tema centrale,specie per la sinistra.Di sinistre ne esistono tante ma alla fin fine le sinistre possono ridursi a due: quella dei privatizzatori e quella del ruolo del pubblico.

La potenza di calcolo rafforza ogni giorno sempre più il discorso nella necessità della direzione da parte del Pubblico, del ruolo che il Pubblico è chiamato a svolgere: non un ruolo residuale  di fronte ai fallimenti del Mercato, come gli orfani di Blair ancora sostengono, ma un Pubblico stratega dello Sviluppo economico e sociale.

La potenza di calcolo è troppo potente per lasciarne il governo -lo scettro-nelle stanze chiuse, private, di un Consiglio di Amministrazione.

La rivoluzione informatica che sembrava marciare all’unisono con il capitalismo liberista, potenzialmente apre la via al suo superamento. Sta ad un Nuovo Socialismo cogliere l’occasione e la sfida.

Un vecchio detto recita che i popoli imparano la geografia con le guerre e l’economia con le crisi. Le crisi, come le guerre, tra i tanti effetti tragici hanno anche un effetto di igiene mentale.

La grande crisi del 2007,se non altro dimostra la funzione insostituibile dello Stato come ombrello protettivo. Stato nazionale e Stato europeo (se riusciremo a costruirlo).

La strutturazione,la manutenzione, la innovazione dello Stato, non può che rappresentare la questione primaria di una comunità e quindi della politica. Una considerazione generale ed una specifica: tutto ormai dimostra che la riforma continua dei grandi apparati avviene soprattutto per via tecnologica.

Ha ottenuto, per questa via, più Billia ultimo grande manager pubblico all’INPS e all’Inail, che tutte le perorazioni e minacce ripetute contro il lassismo dei pubblici dipendenti.

Ma allora viene spontanea la domanda:perché il supercomputer all’Eni e non anche nelle principali branche dello Stato (sanità, scuola ecc)?

Osservazione specifica: Asor Rosa nel suo splendido ritratto di Machiavelli, torna sulla principale tendenza negativa italiana:il Particolarismo, il Particulare. Particolarismo che si traveste in una infinità di modi. Modi che sarebbe lungo elencare ma che hanno in comune un unico effetto: una Comunità sempre più disarticolata; un comun denominatore:indebolire lo Stato per servirsene per scopi particolari.

Negli anni novanta tutto questo ha portato ad un marginalizzazione sempre più spinta del Paese

La grande crisi del 2007,con la grande domanda di Protezione, ha portato ad evidenza il fallimento della stagione della Privatizzazione.

Quanto questo processo di indebolimento -invece che di riforma dello Stato – abbia contribuito la privatizzazione del rapporto di lavoro nello Stato dovrebbe diventare materia di riflessione di tutte le forze, a partire dalle forze sindacali.

Il tempo e l’esperienza per una valutazione ragionata della privatizzazione del rapporto di lavoro, avviata negli anni novanta, cioè di una via contrattuale alla Riforma dello Stato, è davanti a tutti. D’altra parte non sarebbe la prima volta che la Caravella parte per le Indie e si ritrova sulle spiagge delle Americhe.