Il sonno della sinistra
genera Ostia e Spada

Quando si considera il degrado di Roma, di cui la condizione del municipio di Ostia è una metafora, è opportuno tornare agli anni settanta. Appena eletto sindaco, alla testa della prima giunta rossa della capitale, il grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan pronunciò parole che scolpiscono la cesura tra la sinistra di allora e quella salita al potere negli anni novanta. Sul “Corriere” del 20 agosto del 1976, egli disse con forza: “La vera nemica della città è la speculazione, il vero nemico della speculazione è il socialismo”.

I comunisti avevano posto la battaglia contro la rendita al centro della loro iniziativa. La speculazione urbana era combattuta in nome di una nuova concezione della città. Le idee di pianificazione, le istanze di primato della razionalità pubblica, erano a fondamento di una lunga lotta contro i poteri economici che perseguivano una privatizzazione dello spazio. Storie di ieri. Persino in Emilia Romagna la giunta regionale ha appena approvato una nuova legge urbanistica ispirata al modello della contrattazione pubblico-privato.

Vale a dire: gli interessi dei costruttori condizionano le residue velleità del pubblico di governare gli spazi, di sottrarre il territorio alla (im)pura logica del profitto. Roma divenuta una città infinita, con il mattone che invade ogni lembo di terra disponibile, è il tradimento più evidente dello spirito critico con il quale Argan era salito al Campidoglio: socialismo contro speculazione. I signori del cemento con i loro giornali, con i loro canali di influenza sono in grado di condizionare le carriere amministrative, di orientare la selezione della leadership, di confezionare le politiche.

La contrattazione pubblico-privato ha trasformato Roma in un immenso spazio senza governo. Ai costruttori veniva affidato il potere illimitato di edificare, anche in deroga al piano regolatore, e alla città veniva regalato come contropartita, qualche metro quadro destinato a giardini o impianti sportivi che dopo pochi mesi versavano in un desolante abbandono. Il cemento, nella Roma della seconda repubblica, ha celebrato i suoi fasti. La speculazione ha inghiottito il socialismo.

La condizione di degrado della metropoli chiama in causa le responsabilità di una politica che, in nome della postmodernità liquida, ha ammainato ogni sua autonomia culturale dai poteri solidi del cemento per dedicarsi alla contrattazione delle decisioni con il privato, in un quadro di completa subalternità dell’amministrazione pubblica. Il prolungato sonno della ragione della sinistra genera la Ostia degli Spada e di Casa Pound.