Tissone, Silp Cgil: “Meno libertà, più repressione nel decreto sicurezza bis”

Indossa la polo della polizia pure quando fa jogging. Anche se preferisce sfoggiarla nelle dirette Facebook o per aizzare la folla ansimante durante i suoi comizi. Il ministro Salvini non resiste proprio al fascino della divisa. La ostenta come fa il tifoso con la maglia della squadra del cuore.

I poliziotti, quelli veri, insieme ai carabinieri, finanzieri, penitenziari e militari vorrebbero però ben altro. Meno pubblicità gratuità e più tutele. Magari pure un contratto, visto che l’ultimo è scaduto da oltre sei mesi. Non solo, vorrebbero anche non essere costantemente strumentalizzati, fatti passare per i “cattivi” che difendono i confini dall’invasione immaginaria. “Scelte che incidono pesantemente sui diritti di libertà”.

È perentorio il giudizio di Daniele Tissone, segretario generale del Silp, il sindacato di polizia della Cgil. Pochi giorni fa lo ha ribadito durante l’audizione alla Camera.
Cosa la preoccupa di più di questo provvedimento?
“Diciamo che la rotta che viene tracciata attraverso queste norme, prima nei riguardi dell’immigrazione poi verso le manifestazioni sportive nonché per pubbliche riunioni, induce a temere conseguenze sempre più restrittive della libertà dei cittadini. Accentuando l’utilizzo delle forze di polizia esclusivamente come funzione repressiva”.
Nella bozza del decreto sicurezza bis c’è la volontà del governo di alzare fino a un milione di euro la multa a chi presta soccorso in mare. Ma gli effetti del decreto li abbiamo appena visti con il sequestro del veliero Alex. Un cavillo giuridico che di fatto uccide la solidarietà…
“Il decreto sicurezza bis contiene una specifica disposizione che io ho definito “contra naves”. Introduce una mirata fattispecie che sanziona amministrativamente in caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali. Da quello che si è appreso dalla stampa il cavillo potrebbe essere rappresentato dall’applicazione forzata della recidiva, istituto appositamente modificato solo per tale violazione, così da portare a sequestro cautelare con una conseguente confisca amministrativa”.
Norme sbagliate e che congestioneranno ulteriormente la macchina giuridico-amministrativa…
“Certo. Senza dimenticare che il proliferare di nuovi istituti sanzionatori e la dilatazione smisurata di quelli esistenti, comporterà un indubbio aggravio di adempimenti per le forze di polizia, notoriamente gravate da carenze di organici che si sommano alla problematica dell’età anagrafica avanzata”.
Non trova che un decreto così giuridicamente discutibile, avrebbe dovuto essere discusso in maniera più approfondita e non essere approvato a colpi di maggioranza?
“Questo è il rischio al quale si va incontro con le attuali dinamiche parlamentari. Il decreto è stato discusso e poi approvato solo in consiglio dei ministri. Al Parlamento è stato impedito di affrontare tematiche così delicate attraverso la dialettica democratica del procedimento legislativo. Ma confido che ci possa ancora essere il tempo per un passaggio in aula così da eliminare i tanti profili di legittimità costituzionale contenuti nel testo”.

sea watch, il salvataggio
Non sarebbe il caso che il ministro dell’Interno facesse meno propaganda politica anche sulla pelle degli agenti? Sul sito del Silp c’è un contatore dove appare una cifra: 190. Se non sbaglio, sono i giorni passati senza contratto di lavoro per le donne e gli uomini in divisa…
“Esatto. Chi oggi ha la responsabilità politica di governare questo Paese promette, a parole, maggiore dignità e tutele per i poliziotti dimenticandosi però di convocare i tavoli per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto a dicembre. E, soprattutto, non stanzia risorse adeguate nella legge di stabilita né, tantomeno, nuove indispensabili risorse per i correttivi del riordino delle carriere”.

Siete stati costretti perfino a scendere in piazza…
“Ad aprile, per protestare contro questa inerzia del governo al quale non sembrano interessare neppure la coda contrattuale e la parte normativa relative al vecchio accordo di lavoro, risalenti a più di un anno fa e mai chiuse. Un’inerzia che diventa un paradosso inaccettabile per un esecutivo che dice di stare dalla parte dei poliziotti e poi mortifica ogni giorno le lavoratrici e i lavoratori del comparto sicurezza i quali svolgono un’opera preziosa a tutela della comunità e delle istituzioni”.

Stefano Milani, RadioArticolo1

Qui l’intervista su RadioArticolo1:
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/07/09/41282/sicurezza-male-peggio-bis