Il segno di discontinuità del Pd qualunque sia l’esito della crisi

Nessuno sa se la strada dei cinque punti fissati dal Partito democratico riuscirà agevole, se i due potenziali alleati di governo siano in grado o vogliano davvero percorrerla. Ma non sono gli esiti soltanto che ci devono interessare bensí anche i percorsi – anche il modo di condurre una crisi di governo è importante e può contribuire a determinare la rotta, anche qualora si vada a elezioni anticipate. Alle quali c’è modo e modo per andarci.

I cinque punti che il Pd ha inanellato per cominciare a sondare il terreno dei cinque stelle sono un segno già molto positivo. Per varie ragioni. Prima di tutto perchè sono stati elaborati e discussi in un organismo pubblico: una sede collegiale con regole e procedure, non sedi private come i gigli magici. Il partito è o cerca di essere il protagonista di questa crisi. E’ e cerca di essere l’attore dei cinque punti programmatici, che non sono come il coniglio che un prestigiatore tira fuori dal cilindro. Sono coerenti ai principi e ai valori della forza politica che li propone.

Il pd dimostra di avere idee, non solo leader

Il Pd dichiara con questi cinque punti di avere delle idee, non semplicemente dei leader. Idee sulla giustizia sociale: non basta il

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Nicola Zingaretti.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

reddito di assistenza o cittadinanza (che pure è importante perchè chi è povero ha emergenze da affrontare quotidianamente) ma occorre che una politica della redistribuzione sia messa in atto, la quale impone non la flat tax ma interventi che siano di stimolo alla produzione, al consumo, alla formazione di posti di lavoro.

Lavoro e cittadinanza sono le cooordinate che designano un partito democratico di sinistra. E così pure l’ambiente – se Salvini vorrebbe dare l’Italia alle multinazionali che cercano ed estraggono petrolio, una forza anti-nazionalista e progressista dice, al contrario, che la difesa del territorio e dell’ambiente è e deve sempre più essere il volano di un’econonomia che guardi al futuro, anzi che renda il futuro su questo pianeta possibile. La proposta di Salvini imita quella di Bolsonaro: distruzione del territorio e dell’ambiente per favorire gli interessi delle multinazionali che non sono per nulla identici a quelli di chi lavora e cerca lavoro.

E poi, la democrazia rappresentativa diventa un punto dirimente dei cinque punti. Un fatto di grande rilievo poichè per nulla formalistico e rituale: si gioca in questi giorni e mesi l’identità della nostra democrazia, se ancora centrata sul parlamento e quindi su partiti strutturati e organizzati, oppure se in totale dipendenza di leader dell’audience; infine se di un paese uno e unito oppure di un paese che tiene insieme regioni che si considerano solo in parte obbligate alle altre regioni, come vorrebbe la Lega e anche una parte del Pd.

Questo è un punto decisivo e di discontinuità con la democrazia populista e con la filosofia, purtroppo amata anche a sinistra, che crede che il populismo si batta con un populismo uguale e contario, che il capopopolo di destra debba essere sfidato da un capopopolo di sinistra, infine che il nazionalismo di destra debba essere sfidato da un nazionalismo di sinistra. Dalla direzione del Pd è venuto un messaggio in controtendenza rispetto al credo populista e sovranista, e questo è già di per sé un segno importantissimo, qualche che sia l’esito delle consultaziononi.

La questione migranti nella politica dell’Europa

 

La Open Arms al largo di Lampedusa

Infine, il punto che mette la questione migranti in uno spazio politico europeo, fuori e sopra l’angusto e autoritario trend salviniano, che ha usato il ministero degli Interni per fare dei migranti un permanente spot pubblicitario. L’Europa torna centrale proprio perché la questione migranti non è una questione angustamente nazionale – parlare di Europa significa anche proporre che l’Italia abbia finalmente una voce europea, che lavori a livello continentale affinchè la questione migranti sia e diventi una questione di politica economica internazionale, di politica europea verso l’Africa e le parti più povere o più instabili del mondo da dove i migranti e i profughi provengono.

Non si può mettere un tappo al mare e Salvini va combattuto proprio su questo terreno.

E’ prematuro dire come andrà a finire. Tuttavia anche se si andrà ad elezioni anticipate c’è modo e modo per andarci. E andarci con dignità, con la dignità di un partito che ha messo se stesso in questa impresa difficile, è già una vittoria, un segno di discontinuità che potrà fare da narrativa in campagna elettorale. Un voltare pagina rispetto al populismo e plebiscitarismo che hanno compromesso il PD, con l’improvvida politica dei pop corn che ha fatto da levatrice al peggiore governo e, soprattutto, al leader populista più pericoloso che l’Italia abbia prodotto dal 1945.