Il ricordo del Pci
chiuso
in un baule

Aprii il vecchio baule dove, in occasione del trasloco, avevo ammucchiato cianfrusaglie del passato. Ritrovai la spilla con la scritta “La Costituzione non si tocca” e, accanto, la mia prima tessera del PCI, del 1968. Fissai la spilla al risvolto della giacca e rilessi il primo paragrafo sul retro della tessera: Il Partito Comunista Italiano è l’organizzazione politica d’avanguardia della classe operaia e di tutti i lavoratori i quali, nello spirito della Resistenza e dell’internazionalismo proletario e nella realtà della lotta di classe, lottano per l’indipendenza e la libertà, per la valorizzazione della personalità umana, per la pace tra i popoli, per il socialismo”.

Il linguaggio di questo brano – ricco di incisi e di termini oggi obsoleti – mi ricordò che da allora erano passati più di cinquant’anni.

Mi chiesi dove erano finiti la classe operaia, l’internazionalismo proletario, la lotta di classe. Eppure rivissi tutto il brivido dell’iscrizione a un partito che mi impegnava a lottare per l’indipendenza e la libertà, per la valorizzazione della personalità umana, per la pace tra i popoli, per il socialismo.