Grillo, Marx
e il capitalismo

Sul sito di Grillo è apparso un post che è interessante perché sembra scavalcare a sinistra, per così dire, il vecchio Carlo Marx. La Critica del programma di Gotha, dove si discerne su capacità e bisogni in una futura società senza più classi, appare una variante riformistica, persino moderata, rispetto alla sfida che viene lanciata dal blog: qui ed ora una liberazione dal lavoro è già possibile.


La base tecnologica altamente complessa, questo è l’assunto, rende perseguibile un immediato affrancamento dalla condizione del lavoro. La società senza lavoro, che Marx proiettava solo nelle fasi più avanzate del post-socialismo, per Grillo diventa invece una opzione attuale, grazie al conferimento del reddito per “diritto di nascita”. Il postulato del post è che “una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita”.
Insomma una società di liberi e eguali in cui il reddito permane ma sganciato dal lavoro. Il punto è però che questa “società senza lavoro” si fa strada senza neppure un arduo conflitto per il superamento del capitalismo. Il sistema economico resta l’attuale ma in esso viene inserita una logica diversa. A garantire la liberazione dal lavoro legato alla produzione è infatti la pura capacità della tecnica che sforna una “sovrabbondanza di merci e servizi”, libera tempo e spezza la gabbia del lavoro retribuito, non più richiesto nella vigente società che si è proiettata oltre il regno della necessità.


Il mondo resta tutto com’è (cioè rimane la merce, il reddito, il denaro, il capitale) e però, solo grazie alla macchina che garantisce una immane proliferazione di merci, scompare il lavoro produttivo. E’ possibile? Marx ammoniva che “l’economia politica non è tecnologia”. Di per sé non è la tecnica a liberare tempo, occorre trasformare i rapporti sociali che bloccano con le forme giuridiche, con il principio organizzativo della proprietà lo sviluppo di capacità, la disponibilità di quel tempo di vita che in astratto le macchine rende fruibile.
Senza una lotta per superare quella contraddizione vivente che è il capitalismo, la tecnologia e “l’intelligenza generale”, chiariva Marx, che pure rendono “indipendente (relativamente) la creazione della ricchezza dal tempo di lavoro”, si risolvono in meccanismi sociali di esclusione. Il tempo per l’ozio creativo (come diceva Marx “il tempo è lo spazio per lo sviluppo delle capacità”), richiede la “riduzione a un minimo del lavoro necessario”, ed è impensabile senza il superamento della proprietà dei mezzi di produzione, un graduale oltrepassamento della legge del valore, una liberazione preventiva del lavoro nell’ordine mondiale del mercato e l’oltrepassamento della mediazione del denaro.
Ma questo progetto di società, nella quale nell’ottica dei Grundrisse è possibile perseguire nelle relazioni economiche un tempo “minimo decrescente” e quindi “rendere il tempo di tutti libero per lo sviluppo personale”, esige un movimento politico e sociale di critica radicale del capitalismo che risolve in precarietà la “creazione di tempo di non-lavoro”, serve cioè un partito del socialismo che combatte i differenziali di potere prodotti in ogni ciclo storico dal mercato. Il sonno del socialismo europeo affida a un blog di una micro-impresa la rivisitazione delle sue categorie costitutive.