Il re delle fake news
rivoluzionerà
le direzioni dei Tg

Che Marcello Foa ce l’ avrebbe fatta a diventare presidente della Rai dopo la bocciatura estiva lo si era capito quando Matteo Salvini è uscito soddisfatto dal vertice di Arcore con un Silvio Berlusconi scalpitante, che non vede l’ora di misurare sul campo la sua pur residua potenza elettorale. Il candidato italiano, ma anche svizzero, sponsorizzato dalla Lega è riuscito a conquistare la prima poltrona di viale Mazzini grazie ad un accordo per interposto partito impensabile solo fino a pochi mesi fa quando Grillo, Di Maio e i loro, parlavano dell’ex cavaliere come il male assoluto.
Non immaginando neanche loro, che pure di fantasiose giravolte hanno l’esclusiva, che trascorsa solo una manciata di giorni, il tempo breve di un’estate, con lui, il nemico, attraverso il capo della Lega, avrebbero stretto un patto senza precedenti all’altezza. Altro che crostate o Nazareno.

Saranno particolarmente distratti gli elettori grillini o, piuttosto, troppo impegnati nell’attesa di vedere concretizzate le promesse della campagna elettorale, reddito di cittadinanza in testa, visto che l’accordo con Berlusconi l’hanno digerito in un batti baleno. E sembrano pronti a non interrogarsi più di tanto davanti alla Lega alleata di governo che alle prossime elezioni non rinuncerà all’alleanza con Forza Italia.
Partito che è stato determinante per l’elezione di Foa. Che ha preso a pontificare su quella che sarà una Rai, la sua, capace di uno straordinario cambiamento (da vedere) e soddisfare innanzitutto i suoi sponsor politici (certo). Da Tele Ticino alla prima azienda culturale italiana “per portare un po’ d’aria fresca anche nei tg” con direzioni nuove e “nessun settarismo” ha dichiarato al Corriere non appena verificato che questa volta non ci sarebbero stati scherzi in Vigilanza. E come poteva essere. L’inciucio di Arcore si è confermato un’assoluta garanzia. Come già lo fu per l’elezione di Maria Elisabetta Casellati al vertice del Senato.
Sovranista, salviniano, no euro, no vax, acceso sostenitore della politica di Putin, frequentatore assiduo di twitter a cui troppo spesso si è affidato per condividere o scrivere giudizi tagliati con l’accetta.

Il quotidiano inglese “The Guardian” ha definito Foa un “fake news journalist” ricordandolo come un cronista “che ha spesso diffuso storie false”. Tra le bufale più clamorose viene ricordata quella sulla partecipazione di Hillary Clinton a “cene sataniche” durante la campagna elettorale. A seguire anche le uscite contro gay e vaccini. “Particolarmente filo-russo, pro-Assad e chiaramente euroscettico” per Le Monde che ha sottolineato le difficoltà di una “nomina controversa alla guida della Rai”. Non mancando di annotare, loro sì che se ne sono accorti, che la nomina rappresenta l’ennesimo “smacco per l’altro partner della maggioranza, il Movimento 5 Stelle, che senza sosta, dalla sua fondazione nel 2009, non ha smesso di denunciare la politicizzazione della Rai” mentre poi ha accettato l’accordo con l’ex avversario Berlusconi per continuare sull’antica strada.
Sarà interessante l’incontro del neo presidente della Rai con il Capo dello Stato. La prassi lo prevede a breve. Ma essendo Foa quello che ha sostenuto su twitter che “per Mattarella Lega e 5 stelle non possono governare perché le loro idee sull’Europa sono inammissibili.

E allora vada fino in fondo: abbia il coraggio di mettere fuorilegge i due partiti, li estrometta dal Parlamento. E proclami la dittatura.
Non sarebbe più semplice?”. O anche “il senso del discorso di Mattarella è io rispondo agli operatori economici e all’Unione europea, non ai cittadini. Ma nella Costituzione non c’è scritto. Disgusto”.
La carica così faticosamente conquistata forse indurrà Foa a moderare i termini e a portare maggior rispetto alle istituzioni. Non è più un giornalista qualunque. Un attacco al presidente della Camera, Roberto Fico forse non potrà più essere condensato in un “non abbiamo bisogno di un’altra Boldrini”. E magari sarà meglio evitare altri incontri con Steve Bannon o annunciare che Trump stava richiamando 150.000 riservisti dell’esercito per dichiarare guerra a qualcuno, a scelta Siria, Corea del Nord, Teheran. Evitando anche di seguire la “patriota salviniana” che si inventò le unghie laccate di Josefa, la sopravvissuta ad un tragico naufragio.

Questo il passato. Non certo confortante. Ora non resta che vedere quali saranno i professionisti che saranno chiamati a cambiare volto alla Rai. Sperando che valga la pena pagare il canone.