Il partito di Renzi
e l’Ingegnere

Che tra una parte della sinistra e il gruppo editoriale l’Espresso esistesse una grande sintonia era cosa risaputa. E’ una storia assai lunga quella della influenza di Repubblica. Con scaltrezza ha occupato lo spazio tradizionale della stampa di partito e, con la sua penetrazione nel mondo della sinistra, ne ha determinato anche la crisi irreversibile della autonomia culturale. Già con la svolta della Bolognina il nome e il simbolo della cosa nuova furono sottoposti al gradimento di Scalfari.

Il cambiamento dei paradigmi culturali, con l’archiviazione dei classici del comunismo italiano da Gramsci a Togliatti, sostituiti dalle suggestioni buoniste per una sinistra dei valori e dei club, è stato in gran parte sollecitato dalle testate di De Benedetti. E’ risaputo che nel 2001 la candidatura di Rutelli come leader del centro sinistra fu concordata in una villa sarda dell’Ingegnere. Quando a sinistra sono emerse leadership non gradite dal gruppo editoriale amico sono piovute ondate di delegittimazione (clamorose paiono le nove colonne in prima con le “rivelazioni” sulle preferenze dalemiane nel duello Giachetti-Raggi).

Pare che proprio per ottenere una tregua con quell’aggressivo mondo dell’informazione “amica”, Bersani fu indotto a cedere alle pressioni di De Benedetti e a mutare in corsa lo statuto del Pd per regalare l’onore della contesa a un giovane di Rignano che si era distinto per i viaggi della speranza ad Arcore. In lui Repubblica aveva scovato il Berlusconi dei poveri, figura mitica che da anni invocava come un messia necessario. A rileggere oggi gli editoriali di Mauro sul corpo muscoloso del capo, ammirato per la sua giovanile e straripante energia, si leva una certa beffarda ironia.

Nessuno immaginava che però, oltre alle sintonie politiche piuttosto palesi, ci fossero anche altre confidenze private, con occulte parole fuggite a ridosso delle scale, tra il presidente del consiglio e l’Ingegnere giocatore abile nell’altalena delle azioni delle banche in disgrazia. L’abbraccio di politica e affari, la commistione di partito e azienda sono la vera malattia italiana. In un tempo di celere declino del renzismo, è sintomatica anche la disavventura della tessera numero uno. Se cade un PDR (il partito di Renzi) non può non crollare anche l’altro PDR (il partito di Repubblica). Che sia un tonfo liberatore?