Il Palio di Siena è la festa delle feste
una corsa per difendere la memoria

Il corteo storico calca la piazza. I colori di Siena che si sommano: quelli delle dieci contrade che corrono il palio; quelli delle altre che fanno da corollario; quelli dei bianchi buoi chianini che trascinano il carroccio sul quale troneggia il drappelone che è in attesa d’essere innalzato al cielo, tra canti di vittoria o pianti di sconfitta. Su tutto il colore del tufo, cioè il colore della terra di Siena, dove rimbombano gli zoccoli dei cavalli. Vince la Giraffa il Palio del 2 luglio e il magico rito si ripete.

Ho davanti agli occhi lo spettacolo della piazza e sul tavolo il libro Il Palio di Siena. Una festa italiana”, l’ultimo lavoro di Duccio Balestracci pubblicato da Laterza. Un libro importante che corona un lungo percorso di rilettura della festa senese, e più in generale di quelle italiane, compiuto da uno studioso che, dalla città, ha tratto l’ispirazione e, dagli studi, la competenza.

 

palio di sienaMa quale corsa di cavalli

Così i suoni e gli umori profondi del rito che si svolge, s’intrecciano con le parole che tentano di spiegarne l’arcano fascino. Il libro lo ripete in mille modi, mettendo sul chivalà lo spettatore e il lettore: badate bene, non state assistendo a una corsa di cavalli.

Quasi a scacciar definitivamente ogni malinteso che, nonostante tutto, potrebbe insinuarsi tra le pieghe di chi assiste alla festa senza conoscerla, l’autore del libro lo imprime a caratteri indelebili nella prima bianca pagina. Citando Alessandro Falassi, l’antropologo che ha saputo dare del palio una delle letture meno stereotipate: “Il Palio di Siena non è una corsa di cavalli. E’ una festa che è stata molte feste, è il rito di una città e la memoria storica di una civiltà della quale due volte l’anno mette in scena la concezione del mondo”.

Festa che è molte feste e che è stata molte feste: l’affermazione è un altro cardine del libro. L’ordine con il quale i fatti sono narrati prescinde dalla obbligatoria sequenza temporale, dando luogo a un intreccio nel quale le feste, e le storie dei mondi che le producono o le vivono, si dipanano lungo un sentiero complesso: dal suo significato ludico alla mitizzazione della stessa; dalle diverse forme delle feste delle cento italiche città al palio dei cavalli come originario linguaggio dell’aristocrazia urbana, prima, e della borghesia, poi.

In questa parte del libro, quella di Siena è una delle tante feste che ha suoi specifici connotati  la presenza delle contrade, ad esempio, definita, non a caso, come un “incontro fatale”) ma che ricalca modalità e stili di vita tipici quelle società.

 

palio di sienaLa festa nel corso dei secoli

All’intreccio dei temi, tipico dell’impianto sociologico o antropologico, subentra assiduamente, nella narrazione, l’uso della fabula, cioè quella forma di narrazione che è più tipica del mestiere dello storico, costretto a misurarsi con la sequenza degli avvenimenti principali che sono, così, ordinati e raccontanti nel loro effettivo svolgersi.

Perché il Settecento fu così avaro con queste feste, tanto da farne un’ecatombe? Cambiano i gusti e le mentalità delle élites cittadine che sono alla ricerca di passatempi meno plebei e, poi, c’è da tener di conto del lampo dei lumi, ostile a tutto ciò che sapeva d’arcaico. E perché, invece, l’Ottocento le fece rifiorire e le moltiplicò come le passioni che alimentavano la riscossa del popolarismo risorgimentale?

L’Italia che si stava alfine unificando doveva ritrovare i suoi tratti identitari proprio nelle sue origini comunali, nella sua storia patria, ricollegando così le élites al popolo.

Capitolo dopo capitolo, i secoli scorrono, come scorre lentamente il corteo della piazza assolata: le contrade si fanno istituzione e diventano le vere protagoniste, il palio si sdoppia per celebrare nuovi culti di una Madonna che resiste agli schioppi della soldataglia spagnola (il miracolo di Provenzano) e le ataviche pratiche religiose (i censi e i ceri per la Madonna dell’Assunta); nobili e popolani o prelati e sovrani che si contendono la palma di organizzare la festa o comunque di connotarla.

Secolo dopo secolo, palio dopo palio. Bisnonni e nonni che tramandano tradizioni familiari e storie che descrivono la solidarietà nel rione; notizie certe e narrazioni fasulle, o fantastiche, che alimentano le narrazioni scritte e ancor di più quelle orali; cavalli che prendono il posto dei tori e i fantini che prima sono “giovin canaglie” e poi astuti professionisti; le minacce esterne (i media che tentano di impossessarsi del rito) e le paure interne (i conti da fare con regolamenti e regole che sono da rivedere in continuazione, magari adattandole alle esigenze dei tempi che mutano).

“Mi vien fatto di avvertire – ha confessato, giorni fa, Roberto Barzanti presentando questo libro – l’autenticità di questo rito unico in minimi dettagli, che a sprazzi rimandano a persistenti memorie, alla grande storia, e punteggiano la nostra vita breve. Senza questi irragionevoli intrecci il Palio, senza questo sdoppiamento tra passato-presente e presente-futuro, il Palio nostro non esisterebbe”.

 

palio di sienaSì, domani è un altro Palio

Il Palio continua a esistere, nonostante quest’epoca di paure e mentre nuove inquietudini fanno capolino in piazza sotto forma di inimmaginabili minacce di nuovi potenti media nati sotto il segno di internet. Sono paure vaghe che derivano, magari, dalla voracità di questa nostra contemporaneità, capace di trasformare tutto, feste comprese, in enormi bazar per il turismo di massa.

Troppe finte feste di platica stanno invadendo il paese con il rischio che il mercato mangi tutto, il cattivo e il buono.

Il Palio di Siena, però, almeno un’assicurazione solida ce l’ha: è quella che le viene dalla storia e dall’autenticità. E’ una festa di metallo puro. Per questo, mentre gli ottoni e i tamburi scandiscono l’ottocentesca marcia del palio, e i cavalli escono dal Palazzo pubblico, l’unica paura vera che agita i contradaioli è di veder vincere l’avversaria. L’unica speranza è di correre a baciare il Cencio.

Per questo continuano fino all’ultimo a credere nella vittoria, cercando riscontri nei segni della sorte e rimettendosi alla forza del cavallo e alla bravura del fantino. Prima che sia allegria o dannazione. Prima che inizi l’attesa per la prossima. Domani è un altro Palio.