Il nuovo governo
sia occasione di rilancio
dell’istruzione tecnica

Una parte non irrilevante del discorso programmatico di Mario Draghi è stato dedicato ai giovani, alla formazione, alla scuola e anche a quell’oggetto, quasi misterioso, che sono gli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Il neo presidente ha una grande esperienza europea e quindi conosce l’importanza e le potenzialità di una formazione superiore per l’industria e il lavoro, che in Italia vive il paradosso di una consistente disoccupazione coniugata alla difficoltà di trovare migliaia di figure professionali qualificate.

Un frammento della soluzione potrebbe essere proprio la diffusione e valorizzazione degli ITS, che garantiscono un lavoro altamente qualificato, in un dialogo costante tra il mondo dell’impresa e della scuola, senza che l’una sia subordinata all’altra. Il risultato può essere un diffuso “buon lavoro”. Lo dimostra l’Accademia Nautica dell’Adriatico di Trieste. E’ un ITS d’eccellenza, nato nel 2015 dalla determinata visione di chi voleva allargare il futuro della città, a partire dal Nautico di Trieste, ma non solo.

L’Istituto Tecnico Nautico è antico. E’ stato fondato, sotto la guida del gesuita Francesco Saverio Orlando, nel 1754, per volontà dell’imperatrice asburgica Maria Teresa, che voleva personale qualificato per lanciare la flotta austriaca alla conquista dell’Adriatico. Dopo oltre due secoli e mezzo, l’Accademia nautica propone un nuovo salto di qualità, perché si dedica all’alta qualificazione professionale necessaria nel terzo millennio. Le materie sono tante ed interessanti ed inseguono vari percorsi professionali dalla “coperta” alla “macchina”, dalla “logistica” alla “progettazione”, ai macchinisti ferroviari, basta che abbiano attinenza al sistema integrato della navigazione. Ma la parte più bella dell’Accademia sono i suoi “cadetti” e cadette”, ragazze e ragazzi, di età e provenienza molto diversa, che hanno scelto di partecipare a questo progetto formativo, molto spesso per passione e quasi sempre nella certezza di trovare un posto di lavoro qualificato e stimolante.

Opportunità

Atri ITS, in Italia, offrono queste opportunità, ma l’Accademia, forse memore di quel gesuita scelto dall’Imperatrice agli albori della sua storia, ha inserito un frammento di quella dimensione “umanistica” alla quale lo stesso Draghi ha fatto riferimento nel suo discorso. Ecco, allora, che questo “super governo” (sottosegretari esclusi) potrebbe superare una storica divisione che –in fondo- permane dai tempi della Riforma Gentile (1923), con una rigida distinzione gerarchica dei saperi, riservando alle classi dirigenti la filosofia e la cultura umanistica (Gentile era hegeliano), e lasciando la “tecnica” alle classi subalterne. Adesso, per fortuna, il mondo è cambiato, ma quella antica “discriminazione” rimane ancora nella nostra “gerarchia” scolastica. Le antiche “classi subalterne”, compresi i “cafoni”, come diceva Di Vittorio, sono diventati cittadini a pieno titolo, anche grazie alla scuola di massa degli anni 60, eppure le presunte “classi dirigenti” continuano ad andare ai licei e chi si sente destinato al lavoro va alle scuole “tecniche” o, peggio, salta la scuola.

Allora, forse, è arrivato il momento di coniugare la dimensione tecnica con quella scientifica e classica, perché fanno parte della stessa “umanità”. Ecco perché le scuole tecniche, anche quelle ad alta qualificazione professionale, potrebbero concedersi un po’ di filosofia, tanto per “sapere di non sapere” e tentare di conoscere se stessi. Ecco perché il rilancio dell’istruzione tecnica superiore potrebbe iniziare, com’è successo all’Accademia nautica dell’Adriatico, dando un po’ di spazio anche alla riflessione su “Cittadinanza e Costituzione”, tanto per ricordarci chi siamo e dove vogliamo andare per essere cittadini un po’ più consapevoli. Forse piacerebbe anche a Mario Draghi.