Il nostro futuro?
Troppe incertezze:
sarà senza stabilità

Come sarà il futuro prossimo che ci stanno raccontando? Il futuro, per definizione, giace nel grembo degli dei, ma non abbiamo più la pazienza di fare “sacrifici” per cercare di indovinarlo ed attenuare la nostra ansia. Eppure il futuro è dietro l’angolo e ci manda forti segnali per farsi riconoscere. Sappiamo con certezza, così ci hanno detto àuguri e scienziati, che Covid-19 ritornerà nel prossimo autunno, anche perché non se n’è mai andato.
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La politica del farsi del male

A settembre, con le doverose precauzioni, riapriranno le scuole, anche se cassandre e sindacalisti sono sicuri del contrario, in attesa di milioni di inutili e costosi banchi singoli con le rotelle, aule da moltiplicare e supplenti da cercare.
Di certo, a settembre ci sarà una raffica di elezioni regionali e comunali e molti stanno giocando il risultato sulla ruota della politica, anche se il destino è tutto nelle mani di uomini (e poche donne) che sembrano determinati a farsi del male, almeno dalle parti della pasticciata maggioranza, che ci governa quasi controvoglia.
Il più determinato di tutti, a far più male possibile al suo ex partito, che prima ha sedotto e poi ha abbandonato, è Matteo Renzi. Il suo neo partitino, che si aggira sul 3%, da solo può fare poco o nulla, ma la sua assenza può far perdere gli incerti candidati del centrosinistra e soprattutto gli improbabili candidati di una eventuale alleanza, anche questa fatta controvoglia, tra Pd e M5S.

L’incertezza pesa sul governo

Il futuro più confuso di tutti è quello del M5S, che raccontava di non essere né di destra né di sinistra, ma poi si è affezionato a Salvini e adesso soffre nel tentativo di governare con il “Partito di Bibbiano” (ricordate?). Doveva aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ma poi ha scoperto che quelle poltroncine sono abbastanza comode, basta ridurle di numero, per salvarsi la faccia. Adesso, nonostante il parere dell’ “elevato” fondatore del movimento, che spinge per una diffusa alleanza anche su territorio con il Pd, si affollano nomi da bruciare nel giro di una notte, tra tentazioni e rifiuti, che descrivono un futuro di probabile sconfitta.
Il futuro prossimo diventerà palese con le elezioni di metà settembre e subito dopo sapremo se il governo attuale continuerà a vivacchiare o getterà la spugna, rinunciando a garantire che il futuro Presidente della Repubblica sia più europeista che sovranista. Così, entreremo in un altro futuro, dentro il quale ci sarà – solidamente incastonato, ma non si sa dove – anche l’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il “re tentenna”, che chiedeva il permesso di parlare, è diventato il trionfatore della politica europea, che ha difeso strenuamente la dignità e i soldi dell’Italia, contro l’ostilità dei “frugali”.
Eppure, forse, non ha tutti i torti chi ci rinfaccia l’enorme debito pubblico a fronte di una spaventosa evasione fiscale e una montagna di risparmi privati, l’incapacità di utilizzare –a parte l’efficientissima mafia- al meglio i fondi europei, senza dimenticare le costose regalie elettorali, come “quota 100”, dedicata a una ridotta minoranza, ma che pesa sulle generazioni future.

Il rebus della legge elettorale

Il futuro è cieco, invece, sulla prossima legge elettorale. Il centrodestra non vede l’ora di andare a votare, ma c’è il problema del referendum, che potrebbe ridurre in modo sensibile il numero dei parlamentari e che imporrebbe una ennesima riforma del sistema elettorale. Ma quale? Fino a poco tempo fa sembrava prevalere il maggioritario, con qualche correttivo, ma adesso Pd e M5S si sono accordati per un proporzionale, fonte di inevitabile instabilità e trattive infinite, ma Matteo Renzi si è sfilato dall’accordo e così siamo ritornati in alto mare. Ci sarebbe il sistema a doppio turno, che -come in Francia e per l’elezione dei sindaci in Italia- garantisce stabilità e rappresentanza, ma di questo nessuno parla. Il nostro futuro prossimo, quindi, non prevede alcuna stabilità e semplificazione.