Il Natale dei licenziati
senza la ripresa

Mettetevi nei panni di una donna o di un uomo scelti a caso tra i 120 “licenziandi” dell’azienda Froneri di Parma (Nestlé), o, peggio ancora, di uno dei 70 lavoratori stagionali usati dalla stessa ditta. Oppure mettetevi nei panni  di una di queste aziende: Mondomarine (Savona), Jabil Italia di Marcianise (Caserta), Aferpi (Piombino), Honeywell (Atessa), Canali (Carate Brianza). Per non parlare dei lavoratori in angosciosa attesa all’Ilva di Taranto. Abbiamo citato solo una parte di un elenco, non affisso da qualche libello estremista, bensì dal sito del governo:   http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/imprese-in-difficolta.

E’ un popolo di operai, impiegati e tecnici che si apprestano a un Natale amaro, difficile. L’invito a mettervi nei loro panni non è per alimentare un pianto comune sul destino cinico e baro. E’ per far capire come tutti costoro possano ascoltare con malcelato disagio i quotidiani annunci attorno ai “successi” delle politiche governative. Ovvero “un milione” di posti in più (lasciando perdere il fatto che per la maggioranza sono posti ballerini). Oppure le percentuali minime che fanno la comprensibile gioia degli economisti circa una possibilità di ripresa. Oppure “la luce che si intravvede in fondo al tunnel”. Tutti elementi che non tranquillizzano quel popolo.

Molti di loro li abbiamo visti sfilare nei cortei Cgil del due dicembre. C’erano ad esempio, nel corteo di Roma, quelli della Froneri. Trattasi di un’antica azienda di Parma. Qui si producono gelati con una loro storia, come quelli col marchio Antica Gelateria del Corso e Motta. Il “padrone” non è un piccolo imprenditore. E’ nata, la Froneri, come joint-venture tra Nestlé e R&R Ice Cream. Il principale azionista industriale di riferimento è proprio la Nestlé. Infatti una delegazione degli operai parmensi è andata a manifestare anche in Svizzera, a Vevey, presso la sede della Nestlé Mondo. Del resto anche in Germania, Grecia e Spagna, si stanno chiudendo stabilimenti. Siamo di fronte, osservano i sindacati, “ad una forte spinta alla concorrenza al ribasso sulla pelle e sui diritti dei lavoratori”. Cosicché questa vertenza diventa “un simbolo contro un’idea delle relazioni sindacali e sociali in Italia e in Europa”.

Tutte le trattative finora non hanno portato a risultati. L’azienda a Parma non ha nemmeno accettato l’uso di ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione. Eppure, hanno osservato gli esponenti della Regione e del Comune di Parma, la stessa azienda solo un anno fa aveva presentato un piano industriale di rilancio.

A poco distanza dalla Froneri, sempre in Emilia, nel Modenese, c’è un altra azienda che lotta contro i licenziamenti. E’ la Castelfrigo di Castelnuovo Rangone, un nucleo produttivo addetto alla macellazione delle carni. Qui la particolarità è data dal fatto che i lavoratori sono 70 lavoratori immigrati. Sono di nazionalità ghanese, albanese e cinese. Ci sono di mezzo due cooperative in appalto che i sindacati giudicano false. E che intendono licenziare 75 persone.

Sono solo due casi di quel panorama esteso a cui abbiamo accennato. Parlano a tutti di una perdita del lavoro, mentre permane un’assenza di una politica capace di incentivare gli investimenti produttivi e quindi le fonti del lavoro. E’ stata adottata, invece, la politica dei “bonus” e delle mance. Come i famosi 80 euro. Che possono far piacere agli interessati ancora in possesso di un posto stabile. Ma che non allieteranno il Natale angosciato dei lavoratori della Froneri e della Castelfrigo. Così come di tutte quelle altre aziende in bilico che potete scovare nell’elenco prodotto dal sito governativo.