Il ministro della Lega
vuole militarizzare
l’Agenzia Spaziale

La Lega, per l’interposta persona del ministro dell’Istruzione e della Ricerca Marco Bussetti vuole militarizzare l’Agenzia Spaziale Italiana. Questo sarebbe il senso della ventilata nomina alla guida dell’ente del generale Pasquale Preziosa, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, al posto del fisico sperimentale Roberto Battiston brutalmente licenziato martedì.  Il proposito non è stato confermato, ma neppure smentito, dal governo e ha provocato un nuovo scontro all’interno della maggioranza. Il sottosegretario pentastellato Lorenzo Fioramonti, che già aveva polemizzato apertamente con il ministro per il fatto di non essere stato minimamente informato sul licenziamento, ha protestato nuovamente e così il caso è entrato fragorosamente nel già corposo dossier dei contrasti tra le due componenti del governo. L’esponente grillino ha rivendicato la necessità che sui nomi per il vertice dell’Agenzia si riuniscano intorno ad un tavolo “delle persone che riflettono come una squadra su cosa bisogna fare per l’Agenzia spaziale che è importantissima” perché “non stiamo parlando di un club di calcetto di quartiere”. La ricerca italiana – ha aggiunto – “ha bisogno di più scienziati e meno militari. Abbiamo meno scienziati e ricercatori di tutto il resto d’Europa. Abbiamo bisogno che la ricerca venga fatta dai ricercatori che hanno le qualità scientifiche per farlo”.

Anche il PD è insorto contro il colpo di mano. I deputati Alberto Pagani, capogruppo alla commissione Difesa, e Nicola Carè hanno rivolto al premier Conte e alla ministra Trenta un’interrogazione in cui sollevano il possibile conflitto di interessi dell’uomo che avrebbe avuto un ruolo chiave nella vicenda. Si tratta di Stefano Gualandris, che è consigliere in materie giuridico-economiche per il settore aerospaziale del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, al quale viene attribuita l’iniziativa della liquidazione di Battiston. Gualandris, infatti, “è amministratore delegato nonché ‘presidente dell’organo di gestione con firma individuale’, della Tss Innovations Projekte GmbH, società svizzera, anch’essa operativa nel settore aerospaziale, che lui stesso definisce come l’associata elvetica della Technosprings Italia srl. In quest’ultima società Gualandris è consigliere delegato con il possesso del 10% delle quote, mentre il restante delle azioni è posseduto dai fratelli e dal padre”.

Al di là delle polemiche politiche e dei possibili risvolti affaristici, resta da chiedersi quale sia il senso strategico del clamoroso cambio al vertice dell’Agenzia. Una spiegazione può essere forse cercata nel fatto che l’ASI gestisce insieme con il ministero della Difesa lo SKYMED, un sistema molto sofisticato (e molto costoso) di quattro satelliti lanciati a partire dal 2008 che consente un monitoraggio continuo e molto preciso degli eventi sulla superficie del pianeta. Per quanto se ne sa, finora le capacità dei satelliti sono state utilizzate soprattutto a fini civili, per monitorare eventi naturali, come terremoti, alluvioni, inquinamenti o grandi spostamenti di popolazioni. Ma si sa che da molto tempo le autorità militari degli Stati Uniti e della NATO premono per la creazione in Europa di una rete di difesa antimissilistica basata anche su installazioni nello spazio, sul modello degli “scudi stellari” cui hanno dato impulso negli ultimi anni le diverse amministrazioni di Washington, coinvolgendo nei piani diversi paesi europei. L’urgenza di disporre di un sistema di monitoraggio efficiente è aumentata, fra l’altro, dopo il pesante ridimensionamento del sistema di rilevamento terrestre MEADS, progettato da USA, Italia e Germania, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati, lasciandone tutto il peso economico a gravare su Roma e Berlino.

Davvero è in atto un tentativo di trasformare un’agenzia civile con un grandissimo prestigio internazionale nella ricerca scientifica pacifica come l’ASI in una specie di braccio armato dei piani di difesa della NATO?