Il miglior destino
si chiama Europa

Ci sono esaltati politici e sociali che incitano con focosa eloquenza a sovvertire tutti gli ordinamenti, nella fede che allora si innalzerà subito, per così dire da solo, il più superbo tempio di bella umanità. In questo periodo risuona ancora la superstizione di Rousseau, che crede a una miracolosa, originaria ma per così dire sepolta bontà dell’umana natura, e fa ricadere ogni colpa di quel seppellimento sulle istituzioni della civiltà nel campo della società, dello Stato, dell’educazione. Non la natura moderata di Voltaire, ma le appassionate follie e mezze verità di Rousseau hanno ridestato lo spirito ottimistico della rivoluzione. A lungo esso ha tenuto lontano lo spirito dell’illuminismo e dello sviluppo progressivo: vediamo – ciascuno per conto proprio – se è possibile farlo tornare.

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Una generazione futura vedrà anche lo Stato perdere d’importanza in singole regioni della terra – un’idea alla quale molti uomini del presente non possono pensare senza paura e orrore. Lavorare alla diffusione e alla realizzazione di quest’idea è certo un’altra cosa: si deve nutrire un’opinione assai presuntuosa della propria ragione e capire la storia solo a metà, per porre sin d’ora mano all’aratro – mentre nessuno ancora può mostrare i semi che dovranno poi essere sparsi sulla terra sconvolta. Confidiamo dunque “nell’accortezza e nell’egoismo degli uomini”, perché lo Stato continui ancora a esistere a lungo, e perché vengano respinti i tentativi di distruzione da parte di gente superficiale, troppo zelante e precipitosa. 

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Il commercio e l’industria, lo scambio di libri e di corrispondenza, la comunanza di tutta la cultura superiore, il rapido mutare di luogo e di paese, l’attuale vita nomade di tutti coloro che non possiedono terra – queste circostanze comportano necessariamente un indebolimento e infine la distruzione delle nazioni, almeno di quelle europee: sicché da tutte queste, in seguito ai continui incroci, dovrà nascere una razza mista, quella dell’uomo europeo. Oggi, consapevolmente o inconsapevolmente, opera in senso contrario a questa mèta la separazione delle nazioni dovuta alle ostilità nazionali, ma il processo di commistione continua lentamente a svolgersi, nonostante le temporanee concorrenti: del resto questo nazionalismo artificioso è tanto pericoloso quanto lo è stato il cattolicesimo artificiale, essendo, per sua natura, un violento stato d’emergenza e d’assedio imposto da pochi su molti, il quale per riscuotere credito ha bisogno di astuzia, di menzogna e di violenza.

Non l’interesse dei molti (dei popoli), come si dice, ma soprattutto l’interesse di determinate dinastie regnanti, e poi di determinate classi commerciali e sociali spinge a questo nazionalismo; una volta compreso ciò, bisogna solo dichiararsi senza timore buoni europei, e operare con i fatti alla fusione delle nazioni.

Tra parentesi: l’intero problema degli ebrei si presenta solo all’interno di Stati nazionali, in quanto qui il loro dinamismo, il capitale di spirito e volontà accumulato di generazione in generazione a una lunga scuola di sofferenze son destinati ovunque a prevalere in maniera tale da suscitare invidia e odio, sicché oggi in quasi tutte le nazioni – quanto più esse tornano ad assumere atteggiamenti nazionalistici – va diffondendosi il malcostume letterario di portare al macello gli ebrei come capri espiatori di ogni possibile male pubblico e interno.

(Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, 1878)