Il marketing
del rancore a 5 stelle

Se dietro ci fosse solo una pagliacciata chiamata piattaforma Rousseau (che oltraggio al grande ginevrino!), non ci sarebbe molto da dire. Questo congegno, abituato al tilt su comando e peraltro finanziato a suon di milioni, purtroppo nasconde altre cose, e assai preoccupanti. Esse nulla hanno a che fare con l’immacolata concezione di una democrazia diretta in virtù della rete gestita da un imprenditore. Non è l’agorà elettronica quella che la Casaleggio evoca con il suo prodotto. E’ una realtà ben più sgradevole.
Il M5S è il primo non-partito che conquista il potere in Occidente con la regia accorta di una macchina elettronica che, tramite degli algoritmi, misura il sentimento del pubblico, e produce comportamenti politici di massa calibrandoli come conseguenza di un micidiale marketing del rancore. Le imprese commerciali usano i dati sensibili dei navigatori a fini di vendita e promozione dei prodotti. L’azienda Casaleggio trasferisce nel campo politico il metodo commerciale, ed è capace di adattarsi alle preferenze dei consumatori di cui, tramite le tracce lasciate in rete, conosce pressoché tutto. La scommessa del non-partito dell’algoritmo è di impacchettare prodotti politici su misura di sentimenti ostili, che vengono misurati e al tempo stesso rafforzati nell’intreccio tra rete e società reale.

Un qualcosa di inedito e sfuggente spiega l’opportunismo del movimento. Quando è all’opposizione, l’azienda mette insieme tutte le microfisiche della rivolta. Allorché si trova al governo, il non-partito è in grado di decidere ogni cosa. Non ha un programma, non dispone di una lettura coerente dei processi reali. La storicità, che obbliga le organizzazioni al peso della memoria, e al mestiere ingrato della giustificazione delle condotte, è in quanto tale rimossa. Il non-partito è in certo senso una “resettazione” in atto. Vive sempre nel presente e nulla conserva del proprio passato. E quindi può, con una estrema disinvoltura, unire gli opposti, convertire una posizione in quella contraria.

Non solo in questo di per sé stucchevole camaleontismo populista risiede la sfida alla democrazia portata dal movimento. La maschera della partecipazione on line è utilizzata per colpire i beni democratici essenziali. L’indipendenza del mandato parlamentare, è un principio cardine dell’ordinamento e nelle democrazie è indisponibile. Proprio questa conquista, è oltraggiata dal M5S in nome delle indicazioni di una macchina privata che opera senza controlli, forme, certificazioni, attendibilità del gioco.

La macchina della decisione ha un controllo proprietario e le sue alchimie, gestite nell’ombra e senza alcuna verifica pubblica, rendono possibile la fabbrica del consenso, la manipolazione del quesito. Una vera mostruosità istituzionale.

Affidare al presunto popolo della rete la scelta di determinare in maniera vincolante un voto in aula dei deputati di per sé è una rottura del principio rappresentativo. Imporre un voto secondo l’indicazione del “popolo” ai membri della giunta per le autorizzazioni è una scelta ancora più grave in quanto la giunta segue nei suoi lavori un procedimento quasi giurisdizionale. Il M5S impone la logica di un tribunale del popolo che condiziona un atto che per la sua complessità e serietà presuppone la ponderata lettura e conoscenza delle carte processuali. E questa è una sfida lanciata alla divisione dei poteri. Proprio dove il libero convincimento del deputato dovrebbe essere garantito, il M5S impone un vincolo di mandato imposto da un “popolo” fittizio che non ha letto gli incartamenti, non ha materiale obiettivo per valutare le cose. Una aberrazione che mina le basi dello Stato di diritto. Una parte della cultura di sinistra stenta nel cogliere il tratto tecnicamente eversivo del M5S rispetto alla democrazia costituzionale. In molti si illudono che dinanzi ci sia un non-partito in preda ad uno smarrimento solo contingente, da soccorrere e ricondurre sulla retta via. Un errore d’analisi catastrofico.

Le alternative alla democrazia rappresentativa, perseguite con determinazione estrema dal non-partito grillino, conducono al dispotismo post-moderno. Non è un caso che, in nome del “popolo” della rete, il M5S si senta autorizzato a distruggere la separazione dei poteri, a costruire una zona inaccessibile per cui il governante padano alleato è un novello legibus solutus. Il passaggio dalle esigenze di garanzia nel processo all’affrancamento del politico amico dall’oltraggio di un normale processo, scrive un percorso di chi scambia la funzione reversibile di governo per una autorizzazione ad edificare un regime. Nulla c’entra l’antica frizione tra parlamento e magistratura o conflitto di attribuzione che giustifica la difesa e insindacabilità della funzione politica o potere dell’organo.

Nel caso della nave Diciotti i reati contestati non concernono le prerogative dell’organo di governo rispetto alle invasioni di altri poteri dello Stato e non sono emendabili dal parlamento, dal popolo della rete. Solo il tribunale della repubblica avrebbe avuto la forza di accertare la verità processuale. Anche se Salvini e i suoi sodali, per la sola forza dei numeri, si salvano dal processo, rimane in piedi un saldo principio del costituzionalismo europeo. Esso postula che non esiste un interesse pubblico protetto e legittimato sino alla sospensione dei diritti fondamentali della persona. I reati ipotizzati per la condotta di Salvini e soci sono infatti sequestro di persona etc. cioè comportamenti criminosi maturati nel quadro di un abuso di potere rispetto a vincoli giuridici di valenza non solo costituzionale ma anche europea e internazionale.

E’ triste che a fermare l’abuso di potere sarà solo un pronunciamento della corte di giustizia europea che censurerà l’Italia per aver protetto l’azione politica dall’accertamento di violazioni di diritti umani fondamentali. Dinanzi alla deriva illiberale del populismo di governo, purtroppo, solo il collasso economico è in grado di ridestare una cultura di massa traviata dai maghi dell’algoritmo capaci di dosare rabbia e conformismo, rivolta e obbedienza.