Olanda e kinderpardon, ora c’è l’accordo per salvare mi bambini

Kinderpardon, perdono o grazia per i bambini figli di richiedenti asilo che, vissuti ed educati per anni nei Paesi Bassi, dovrebbero, secondo la legge, essere rimpatriati. Ora c’è l’accordo tra tutti i moderati e liberali della coalizione nell’aderire alla proposta fatta dall’opposizione di sinistra. Nelle prossime settimane i partiti politici decideranno come sostituire le vecchia legge sul kinderpardon (in vigore fino a maggio 2013, poi aggiornata), estendendo nel frattempo, senza condizioni stringenti, il diritto di restare per questi minorenni e le loro famiglie. Parliamo di circa mille e trecento bambini e relativi genitori ancora alle prese con iter burocratici, istanze e appelli legali per ottenere la cittadinanza, ma ormai integrati nella scuola, nel lavoro, nel vicinato. Per il futuro vi saranno nuove regole e tempi più brevi.


Perché questa è una cosa enorme per l’Europa, che brilla come un faro di ascolto politico reciproco, maturità democratica e rispetto della vita dei cittadini? Perché i Verdi di Sinistra di Jesse Klaver e i laburisti, avevano fatto la proposta di cambiare la legge ed estendere la cittadinanza mesi fa. Subito dopo tre dei quattro partiti della coalizione del governo moderato, l’Unione cristiana (ChristenUnie, in buona parte appartenenti a chiese riformate, protestanti), i liberali di Democratici66 (D66, laici, libertari) e i democratici cristiani (CDA, soprattutto cattolici) hanno discusso a lungo. Hanno deciso di unirsi alla proposta dell’opposizione di sinistra e di sostenere una nuova legge, che garantisca ai bambini e alle loro famiglie di non essere sradicati da un Paese che ormai considerano la loro casa sicura. Mancava solo il VVD, il Partito popolare per la libertà e la democrazia del primo ministro Mark Rutte, al suo terzo mandato, che non ha aderito subito, ma evitando toni polemici o liquidatori e infine sciogliendo la riserva. E’ stato deciso subito che il Dipartimento per l’immigrazione e la naturalizzazione avrà 13 milioni in più di euro nel suo budget per dare risposte veloci alle famiglie, evitando ai bambini lo stress dell’incertezza. Altro punto importante, non sarà solo il ministero a poter decidere, ma anche un pubblico ufficiale con la qualifica di senior. Le municipalità, che conoscono bene i cittadini tramite i servizi educativi e di assistenza alla persona, potranno a loro volta avere un forte peso e semplificare situazioni fino ad oggi in sospeso. Il provvedimento riguarda i bambini assieme ai loro genitori in attesa di residenza permanente e, se vorranno unirsi, anche nonni e zii. Già oggi questo era possibile, ma con forti limitazioni, prima fra tutte l’obbligo di dimostrare che si sta facendo ogni possibile sforzo per rientrare nel Paese d’origine se l’asilo fosse stato rifiutato. D’altronde, come ha osservato una recente sentenza europea, non si capisce come possa fare istanza per restare colui che abbia già organizzato e richiesto ufficialmente il rientro nella patria da cui è stato costretto a fuggire.


I Paesi Bassi, e le loro forze politiche, hanno colto il tema centrale, la posta in gioco. Riassumibile in questi termini: l’asilo deve restare una concessione o, data la situazione, deve essere costruito come un istituto che fa parte dell’ordinamento statale bilanciando gli interessi di tutti? A questo sta lavorando da tempo, nei Paesi Bassi, la commissione Van Zwol, che prende il nome da un alto consigliere dello Stato, Richard Van Zwol. E’ stato incaricato, con altri esperti, di dare un parere indipendente. Il primo quesito è perché le procedure per la concessione dell’asilo siano tanto lunghe, la seconda domanda è in che modo si possano rendere più flessibili per i rifugiati, e per i migranti in generale, i criteri per la concessione della residenza e, in seguito, della cittadinanza.
Per ora resteranno nei Paesi Bassi i fratellini armeni per i quali era già stato fissato il volo di rimpatrio. Mark Rutte, capo del governo, e Jesse Klaver, dell’opposizione, hanno certamente la capacità di offrire buone risposte e hanno esercitato la virtù politica di ascoltarsi e collaborare. Klaver, dopo le elezioni, disse che non sarebbe entrato nella coalizione di governo perché c’erano visioni diverse sull’immigrazione, ma aggiunse che su questo argomento eticamente rilevante i Verdi di Sinistra avrebbero lavorato senza riserve, per sollecitare il governo a prendere decisioni innovative. Sotto i governi Rutte i Paesi Bassi hanno accettato un maggior numero di quote di immigrati rispetto a quelle previste. Questo non ha portato ai disastri previsti dal partito xenofobo di Geert Wilders, il leader del PVV (Partito della Libertà). L’economia è cresciuta del 3,1%, i risultati nella scuola e nelle università superano nettamente la media europea, su 17 milioni di abitanti, la popolazione è aumentata di 104.000 cittadini, grazie a 88.000 immigrati e 16.000 nascite. Vedremo come il primo ministro Rutte, che ha dimostrato di sapere come muoversi, affronterà la nuova proposta di legge che supererà il kinderpardon.
I Paesi Bassi sono l’unico Paese che non ha permesso il ritiro del vessillo alla nave umanitaria Sea Watch, che finalmente sbarca il suo carico di persone che cercano una sopravvivenza degna.9Kinderpardon e sostegno alla flotta umanitaria: due decisioni che vanno certamente accreditate ai Paesi Bassi come gesti di giustizia.