Il grande collasso
di Roma capitale

Ormai i fatti scavalcano ampiamente le statistiche. Per descrivere lo stato di abbandono e di collasso dell’intero sistema urbano non servono più i numeri, i dati, i raffronti , basta guardarsi intorno, aspettare un autobus ad una fermata, osservare le strade, l’incuria degli spazi pubblici, le fontanelle di Roma secche e ammalorate, i pochi lavori di manutenzione fermi per mesi, le protezioni posticce e di fortuna delle voragini stradali che restano abbandonate per settimane, il diffondersi incontrollato dei roghi tossici senza alcun intervento pubblico di sicurezza, la rovina di Villa Borghese o del Parco di Centocelle, le luci spente in periferia.

Roma ha 2 milioni e ottocentomila abitanti, cinquecentomila pendolari e quattrocentomila “invisibili”, cittadini immigrati non censiti o cittadini italiani scomparsi dai nuclei familiari che vivono in città ma non esistono per la burocrazia e che compaiono in parte solo davanti alle mense della Caritas. E’ la citta più vecchia d’Italia con oltre la metà della popolazione che supera i 50 anni e solo un quarto di minorenni, con la sola eccezione dei due municipi di estrema periferia ( il litorale ed il VI municipio, quello di Tor Bella Monaca ) dove è maggiore l’incidenza percentuale della popolazione sotto i 30 anni. Roma è la città più sola d’Italia con nuclei familiari che per i due terzi sono composti da due persone o da persone singole che spesso vivono in appartamenti più grandi delle loro necessità.

E la città con la più alta pressione fiscale e dove l’Irpef pesa mediamente il doppio sulle famiglie e le imprese che nel resto del Paese, con un costo della Tari record ( quasi 300 euro annue di media ) e con un reddito medio inferiore di quasi un terzo a quello di Milano. Il comune di Roma ha un bilancio che per la parte investimenti (quella che crea ricchezza, servizi e lavoro e che migliora la città) è pari a 250 milioni di euro all’anno, quasi 10 volte meno che nel 2008 mentre per pagare un debito pregresso, del quale nessuno ha mai preso la briga davvero di distinguere le voci effettivamente importanti da quelle decadute, prescritte o impropriamente inserite nei calcoli, brucia 500 milioni di euro annui di tasse degli italiani e dei romani.

La Giunta Raggi ha varato un piano industriale dell’Ama che non prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti e quindi nuovi impianti per la parte non separabile ma punta ideologicamente al 100% di differenziata entro il 2020 in un ottica lunare di totale post consumo dei rifiuti. Nel frattempo la raccolta differenziata è scesa dal 38 al quasi 30 per   cento ed è di qualità pessima come dimostrano lo stato degli impianti di trattamento di Salario e Rocca Cencia. In bilancio non sono previste le risorse per aumentare la differenziata che prevederebbe, se si punta al 100%, almeno 2000 nuove assunzioni (cosa finanziariamente impossibile). Nel frattempo si pagano milioni di euro per portare i rifiuti all’estero anche perché Brescia non vuole più prenderne da Roma. Presa alle strette la Giunta ha varato un bilancio di assestamento contestato dall’organismo interno di vigilanza ( Oref) che lo ha giudicato falso.

L’emergenza abitativa cresce sulla spinta della crisi economica e dell’immigrazione: nel 2016 oltre 6000 sentenze di sfratto, quasi tutte per morosità incolpevole, quasi 9000 richieste di esecuzione di cui 3500 effettuate per una media di 9 al giorno, con mille famiglie nei residence e 12500 domande per un alloggio erp a fronte di 200 assegnazioni effettuate dal comune e da Ater nel 2016.

Mi fermo qui. Roma è al collasso. Forse solo dopo la guerra si è vissuta una stagione così dura e così apparentemente senza speranza di rapida inversione di tendenza. Questa giunta ha ereditato problemi insorti a seguito della disastrosa avventura di Alemanno sindaco che ha squassato i conti del Comune e aperto la strada a degenerazioni morali e a clientelismi di ogni tipo, riportando le forze di polizia in Campidoglio come non succedeva dal 1992. Forse non è stata mafia, come hanno stabilito le sentenze del processo sul Mondo di mezzo ma certo si è trattato di corruzione grave e pervasiva nella quale anche una parte della sinistra è rimasta coinvolta in una deriva consociativa apparentemente ineluttabile quanto segnalata e avvertita da alcuni per tempo. Ma questa giunta non ha risolto né impostato alcun problema, semmai li ha aggravati.

Le inchieste per corruzione sono proseguite con il caso Marra ( solo per citare il caso più eclatante), lo stile di governo chiuso e da cricca separata dalla società si è rinvigorito con la chat dei quattro amici al bar, passando per i falsi in bilancio e le presunte (vedremo) bugie nei processi aperti, con nomine ad hoc inutili e costose, con un clima interno di dossier, veleni e ricatti. Altro che palazzo di vetro! Una squadra di assessori che ha battuto tutti i record delle sostituzioni nei punti nevralgici: rifuti, urbanistica, bilancio, partecipate, aziende, con porte sbattute e vendette annunciate, con due municipi commissariati e almeno altri tre in crisi di fatto. Con una Sindaca assente, imbambolata, preoccupata che Grillo (un’entità mediatica e prepolitica senza ruoli o responsabilità pubbliche ) dia il suo consenso a questa o a quella decisione. Ma un Sindaco risponde ai romani e non al suo capo politico. Petroselli non si sarebbe mai sognato di chiedere alle Botteghe Oscure il beneplacito per una decisione amministrativa. Con un consiglio comunale paralizzato e che non può riunirsi per mancanza di atti e di delibere da votare e costretto a discutere mozioni e ordini del giorno.

Il Movimento Cinque stelle a Roma è la patologica continuità con la destra storica romana esplosa dopo Alemanno, la segue per cultura, per senso della cosa pubblica, per attitudine eversiva alle regole e alle procedure corrette di un’amministrazione pubblica. D’altra parte Raggi, anche se dice il contrario, viene da un mondo e da un’educazione politica di destra, così come Lombardi, candidata alla Regione Lazio. Il Movimento Cinque Stelle di Roma è il più destro d’Italia come la Dc romana era negli anni 80 la peggiore d’Italia.

E’ maturo il tempo di una riflessione libera delle sinistre e delle forze democratiche romane. Le vicende nazionali non aiutano ma se intanto il PD, libero dai fardelli di un passato recente traumatico, costruisse le condizioni di un vasto moto popolare con l’obiettivo di creare in ogni municipio, su pochi selezionati obiettivi, una opposizione dal basso per portare entro la fine dell’anno migliaia di persone in Campidoglio a chiedere conto dei ritardi, delle inefficienze, delle fughe dalle responsabilità di questa giunta, l’aria potrebbe cambiare. Il Ministro Calenda ha promosso un tavolo per smuovere la situazione stagnante, sbloccare progetti e finanziamenti, la Raggi si è seduta dopo un balletto di settimane e senza un’idea,  una proposta. Speriamo in un successo dell’iniziativa perché ve n’è bisogno ma per pensare ad una azione strategica di rinascita di Roma occorre intervenire sulla riforma della governance metropolitana, allineare Roma alle prerogative e ai poteri delle altre capitali europee che godono di poteri statali o regionali e finalmente disboscare con saggezza la materia del debito pregresso che sta bruciando miliardi e sul quale non c’è mai stata un’approfondita verifica di merito ma che è stata frutto di una manovra politica dei tempi di Alemanno, Bossi e Berlusconi.

Una storia che ha finito per pesare moralmente su Roma, descritta oltre ogni giusto limite come terra dello spreco (uno spreco poi perpetrato largamente dopo il 2008) e per depauperare risorse ed economia con fuga di imprese e capitali.
Tocca alla sinistra e al Pd tentare di far rinascere questa città e per farlo bisogna aprire tutto, ritrovare il gusto di affrontare le critiche per riannodare dei fili spezzati. In questo telaio servono anche voci come Strisciarossa, voci scomode , critiche ma di qualità e di sincera passione democratica e di amore per questa cittá.