“Il grande carrello”, il futuro insostenibile sugli scaffali del supermercato

Ci sembra un gesto meccanico quello che compiamo quando, tendendo la mano, afferriamo un prodotto dallo scaffale del supermercato per depositarlo nel carrello. Eppure quel semplice gesto innesca una serie di processi a catena di cui, nella stragrande maggioranza dei casi, non abbiamo alcuna contezza. Non sappiamo che quell’acquisto aiuterà gli esperti di marketing emozionale a incasellarci in una delle tante categorie di clienti che stilano e aggiornano con solerzia: “pragmatici”, “cacciatori”, “brand fan”, “esperti” o “prudenti” che siamo, poco importa. Il supermercato avrà per noi una risposta e una proposta. Ma cosa succede dentro questa complessa macchina del coinvolgimento?

Il sistema della grande distribuzione organizzata (GDO) è infatti il collo di bottiglia di complesse catene produttive sempre più globali. Oggi le grandi insegne dei supermercati hanno un ruolo primario nella vita di tutti noi: il 70 per cento degli acquisti alimentari in Italia avviene in un esercizio GDO. Ma da dove arriva il cibo che troviamo sugli scaffali? Chi ne decide il prezzo e la disposizione? Quali sono gli impatti sull’ambiente e i diritti dei lavoratori agricoli? Dietro un’apparenza banale, quasi anonima, il supermercato è in realtà il terminale ultimo di un intreccio di rapporti produttivi, sociali ed economici di cui l’acquirente finale non sa praticamente nulla.

Ad accendere un faro sul sistema della grande distribuzione è “Il grande carrello”, il nuovo libro di Fabio Ciconte – direttore dell’associazione Terra! – e del giornalista Stefano Liberti, che accompagna i lettori alla scoperta dello sconosciuto mondo dei supermercati. Un pianeta che, come la Luna, mostra al pubblico sempre il suo volto luminoso, ma che sulla faccia nascosta ospita una lunga serie di segreti e contraddizioni.

Dietro gli scaffali, infatti, comincia una realtà tutta da indagare, dai rapporti con i fornitori ai contratti con i lavoratori, dai reali costi delle offerte alle aggressive campagne di marketing. Attraverso le testimonianze dei principali protagonisti del mondo del commercio, Ciconte e Liberti ricostruiscono una realtà che è parte integrante della vita di gran parte di noi e che la influenza molto più di quanto pensiamo.

“Il grande carrello” è la storia dello straordinario inganno dell’insalata in busta, degli agricoltori che subiscono l’impatto degli sconti e del sottocosto, delle vite precarie di braccianti sfruttati e della ossessiva ricerca di strategie capaci di coinvolgere i clienti, accontentarli, fidelizzarli e convincerli a una relazione durevole. Il tutto nel tentativo quasi disperato di reggere una concorrenza feroce e tentare di sconfiggerla, a qualunque costo. E mentre la competizione galoppa senza sosta, il sistema alimentare si adatta agli studi di marketing, che consigliano di vendere prima di tutto beni immateriali, come un’esperienza gratificante e un po’ di tempo libero, a una crescente platea di consumatori in balìa di un sistema sociale e del lavoro sempre più “liquido”.

Così gli scaffali si popolano di contenitori in plastica che contengono frutta già sbucciata, insalata solo da condire, monoporzioni pronte da scaldare. Allo stesso modo, intere zone verdi d’Italia si coprono di serre, la biodiversità del cibo si riduce in favore di una standardizzazione che significa prevedibilità delle forniture. In questo ingranaggio restano stritolati gli ultimi anelli della filiera: i piccoli agricoltori, soli di fronte al potere contrattuale del supermercato, e i braccianti agricoli – spesso migranti – costretti a vivere di stenti nei ghetti pugliesi o calabresi.

Dalle pagine de “Il grande carrello” emerge l’insostenibilità del modello agricolo e alimentare plasmato dalla grande distribuzione organizzata, le sue trappole e i lati oscuri. Questo libro è un percorso di conoscenza e consapevolezza, al termine del quale ciascuno di noi può guardarsi dentro e domandarsi: che genere di pianeta stiamo lasciando a chi verrà dopo di noi? Come cambiare le nostre abitudini o cambiare il sistema? Le risposte vanno trovate, ormai, con una certa urgenza.