Il dibattito cialtrone
sulla Tav
e le altre grandi opere

Per cominciare: la (o il) Tav Torino–Lione non è una linea ferroviaria ad alta velocità ma è in realtà un lunghissimo tunnel, ed è un’infrastruttura molto costosa e assai meno utile.

Detto questo, lo scontro politico sul mega-tunnel che dovrebbe attraversare la Val di Susa è soprattutto una metafora perfetta del livello infimo cui è ridotto, non da oggi, il dibattito politico e mediatico sulle grandi opere: guerra di parole, di slogan, di urla da stadio tra opposte tifoserie. Rissa tra due opposti “a priori”: sì oppure no a prescindere alle grandi opere in quanto tali. Che siano autostrade o ferrovie, impianti per incenerire i rifiuti o per riciclarli, centrali elettriche a carbone o parchi eolici. Totem per gli uni, tabù per gli altri. 

Nel caso in questione, lo schema generale fa registrare un passo indietro ulteriore: con Lega e Cinquestelle che si combattono sul tema Tav come se fossero maggioranza e opposizione e non i due contraenti di uno stesso accordo di governo, e introducendo nella discussione dosi sempre più venefiche di superficialità e approssimazione. Con sullo sfondo un “non detto” che è ormai il segreto di Pulcinella: la possibilità concreta di un bel compromesso tra i grillini che salvano Salvini dal processo e i leghisti che ingoiano il no alla Tav.

Insomma, la politica sulle infrastrutture del Paese ridotta a merce di scambio, ignorando del tutto la sostanza vera del problema: come fare in modo che l’Italia abbia finalmente un sistema dei trasporti, di merci e passeggeri, efficiente e sostenibile.

Ed eccoci, allora, tornati “a bomba” al tunnel della Val di Susa: un buco nella montagna di 57 km e da svariati miliardi, lungo una direttrice di traffico sempre meno frequentata perché in particolare le merci, per ragioni economiche strutturali, in Europa viaggiano sempre di meno tra est e ovest e sempre di più tra nord e sud. Il tutto con un paradosso in più: mentre con una mano si vorrebbero spendere miliardi per il tunnel ferroviario sostenendo che la nuova infrastruttura consentirebbe di spostare auto e Tir dalla strada con grandi vantaggi ambientali, con l’altra si sta raddoppiando il tunnel autostradale del Fréjus che corre a pochi chilometri dal suddetto tunnel e dunque si incentiva ulteriormente il trasporto su gomma. 

Se davvero si vuole trasferire una bella fetta di merci e passeggeri dalla strada alla rotaia, obiettivo quanto mai virtuoso sul piano dell’impatto sull’ambiente e sulla salute e del risparmio energetico, non serve scavare 57 chilometri di tunnel ferroviario lungo una direttrice sempre meno frequentata. Serve piuttosto investire nel trasporto urbano e metropolitano su ferro e nei treni dei pendolari – basti pensare allo stato drammaticamente fatiscente di linee ferroviarie in sé strategiche come la Roma-Lido, la Circumvesuviana o la Reggio Calabria-Taranto -, e smetterla di sovvenzionare a pioggia l’autotrasporto come fanno da decenni tutti i governi compreso l’attuale.

A oggi è impossibile prevedere come finirà la disfida tra Cinquestelle e Lega sulla Tav. E’ certo invece che fino a quando durerà questo dibattito cialtrone sulle grandi opere, fatto di “Sì Tav” e “No Tav” totalmente slegati dal merito, l’Italia resterà in fatto di trasporti un Paese europeo di serie C.