Ancora niente governo
Alle urne a fine luglio?

Il governo non c’è. Le elezioni sono all’orizzonte nel mezzo dell’estate. I grillini ci ripensano e rinunciano a mettere sotto accusa il presidente della Repubblica.Aanzi ipotizzano la possibilità di una rinnovata collaborazione con Salvini che si gode il risultato della sua operazione al grido di “o Savona, o niente”. Ma con chiari obbiettivi personali. E intanto invita comunque a far partire le commissioni in Parlamento almeno per avviare la riforma della Fornero. Sull’impeachment si era già capito fin dal primo momento che lui non avrebbe appoggiato l’idea. “Chi insulta e minaccia Mattarella non fa parte del futuro del mio Paese”.

E’ la sintesi di una giornata di colpi di scena. Di un caos che calmo non è, ma solo dannoso come mai. Per la credibilità del Paese, per i conti pubblici, per i risparmi degli italiani, con la Borse in calo e lo spread in rialzo. Una crisi che si nutre dell’incertezza di quanto potrà ancora succedere in questo Paese. Anche se i sondaggi e gli istituti di ricerca testimoniano costantemente che il risultato del futuro voto sarà appannaggio dei leghisti e dei Cinque Stelle. Una pesante prospettiva.

Carlo Cottarelli al Quirinale non si è presentato con la lista definitiva dei ministri. Un colloquio necessario con Mattarella per fare il punto della situazione. Nessuna comunicazione pubblica ma l’impegno a chiudere rapidamente proprio mentre al Senato invece si discute dell’Alitalia si succedevano gli interventi per chiedere le elezioni anticipate. Ipotesi appoggiata anche dal Pd che non si assumerà più l’onere di essere l’unico partito a votare la fiducia al governo neutrale. Elezioni al più presto. Anche il 29 luglio apportando una modifica alla legge elettorale sul voto degli italiani all’estero. Una leggina su cui comunque bisognerà trovare un accordo delle forze politiche perché venga approvata in parlamento. Dalle posizioni in merito forse si comincerà a capire chi ha voluto davvero che il governo giallo-verde non vedesse la luce. E con quali intenti.

Dopo l’accelerata sulla messa in stato di accusa del Capo dello Stato, ora si utilizza il freno. Lo ha premuto Luigi Di Maio, a modo suo anche Matteo Salvini. Molto chiaro il leader grillino che ha accusato il suo alleato di non essere un “cuor di leone” ma ha realizzato che per l’operazione contro Mattarella è necessaria una maggioranza che senza la Lega non c’è. E visto che si trovava ha teso la mano verso il Colle. “Se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo ma una maggioranza c’è in Parlamento. Fatelo ripartire quel governo ma basta mezzucci. Se si vuole risolvere questa crisi e rassicurare i mercati si faccia partire un esecutivo che un programma ce l’ha già”. Torna l’ipotesi del governo Conte. Ma c’è anche a guida Salvini. Non è detto con Savona. Un esecutivo che Giorgia Meloni, pur di uscire dall’angolo, sarebbe disposta ad appoggiare. Berlusconi ha scelto di stare a guardare. Per queste variazioni sul tema, e non per limare l’elenco dei ministri, Carlo Cottarelli non ha chiuso la vicenda nei tempi previsti.

La solitudine del Presidente. Si è trovato a gestire una crisi senza precedenti sotto gli attacchi concentrici di chi ignora le regole, di chi ha bisogno di un nemico per esistere. E ha dovuto affrontare la difficoltà di sostenere un governo, pur di dare agli italiani un esecutivo politico, che vedeva insieme due partiti che in campagna elettorale se le erano date di santa ragione. Avversari messi insieme dall’interesse di entrare nei Palazzi dalla porta principale. Con uno, Di Maio, titolare di un movimento che aveva sempre rifiutato qualunque tipo di percorso comune. E Matteo Salvini che con una tragica disinvoltura ha abbondonato nei corridoi i partiti della coalizione che con i loro voti hanno provveduto a far prendere il 17 per cento alla Lega ed ora, nel delirio di potenza che gli deriva dai sondaggi, di Meloni e Berlusconi pare intenzionato a disfarsene.

L’attacco al Colle sui social è continuato. Sguaiato e allarmante. Altrettanti messaggi sono però arrivati in difesa del Presidente colpevole, agli occhi di chi non l’ha mai letto, di aver difeso la Costituzione. E quindi gli italiani.